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In cattività

I maiali sono tutti uguali, coreani o italiani che siano

Da novembre la Corea del Sud è alle prese con una epidemia di afta epizootica. Le autorità sudcoreane autorizzano la sepoltura dei maiali vivi, ignorando le richieste internazionali di vaccinare gli animali o almeno di abbatterli in modo meno cruento. Partendo da un fatto di cronaca internazionale, una riflessione sulle ipocrisie della cultura occidentale.

di Tamara Mastroiaco - 17 Gennaio 2011

maiali corea del sud
La notizia che in Corea del Sud i maiali malati vengono sepolti vivi fa rabbrividire l'opinione pubblica internazionale

Il primo caso di malattia riscontrato nei maiali nella Corea del Sud risale al mese di novembre e da quel momento è iniziato un vero e proprio sterminio. Da quanto riportato dalla Sky News inglese gli interramenti sarebbero iniziati nel periodo natalizio. Si scava una fossa comune nella quale gli animali vengono gettati per poi essere seppelliti da una ruspa che li ricopre di terra.

Il governo della Corea del Sud è fortemente criticato per la scelta poco etica effettuata. Secondo la World Organisation for Animal Health (OIE), in data 4 gennaio, solamente nell'area di Gangwon-Do sono stati uccisi circa 33.900 suini. La Compassion in World Farming (CIWF) sottolinea che le autorità sudcoreane stanno agendo in contrasto con le linee guida internazionali. Michele Danan, referente dell'organizzazione, dichiara che la strada più opportuna da intraprendere in caso di un'epidemia dovuta a questo virus è quella della vaccinazione; ma il governo sudcoreano non sembra voglia condividere o ascoltare i pareri internazionali.

La strada intrapresa dalla Corea del Sud è l'uccisione e, dunque, sarebbe opportuno - dichiara la Danan - almeno abbatterli umanamente.

Questo tipo di malattia raramente colpisce l'uomo anche se dovesse trovarsi a contatto con animali infetti. L'afta epizootica è una malattia acuta, fortemente contagiosa, causata da un virus che colpisce gli ungolati artiodattili domestici (bovini, ovini, suini, caprini) e selvatici (giraffe, elefanti, cervi) ed è caratterizzata da uno stato febbrile e dalla comparsa di lesioni ulcerose a carico delle mucose o della cute.


Si scava una fossa comune nella quale gli animali vengono gettati per poi essere seppelliti da una ruspa che li ricopre di terra

Il virus può essere contenuto nelle secrezioni respiratorie, nelle escrezioni o nelle vescicole degli animali infetti (saliva, spruzzi di latte, scolo nasale) e, essendo molto resistente e in grado di persistere a lungo nell'ambiente, può essere trasportato per via aerea, attraverso il commercio di alimenti contaminati, per contatto diretto tra animali portatori, per contatto con materiali contaminati come ad esempio le stalle, i recinti, gli autocarri, tramite contagio indiretto in seguito a contatto con organi, carcasse, mangimi contaminati, escrezioni di animali.

Anche l'uomo che manipola materiale o accudisce animali infetti può essere il veicolo perfetto per la trasmissione del virus. La mortalità degli animali è particolarmente bassa e quelli che riescono a superare la malattia sono fortemente debilitati quindi con una campagna di vaccinazione probabilmente non sarebbe stato necessario questo sterminio di massa. Tutto il mondo punta giustamente il dito verso il governo sudcoreano anche e soprattutto per il modo in cui ha deciso di liberarsi dei maiali infetti.

Nello stesso istante in cui scrivo e mi concentro su quest'articolo che era nato per documentare quanto sta accadendo agli animali in un posto del mondo che non sia l'Italia, vengo presa d'assalto da un pensiero fisso; cerco di soffocarlo e di concentrarmi nuovamente sul problema dei maiali coreani, pensando che sto scrivendo un articolo d'informazione e forse è meglio lasciare da parte le mie emozioni. Non ci riesco. Di nuovo la domanda mi assale e il mio articolo prende una strada diversa! Decido di liberarla, inutile continuare a reprimerla. Dovrò cambiare anche il titolo da Corea del Sud: maiali sepolti vivi per epidemia di afta epizootica a... ci penserò alla fine!


Perché non ci si indigna per le condizioni dei maiali negli allevamenti intensivi e nei macelli del mondo occidentale?

La domanda è: perché la notizia dei maiali coreani seppelliti vivi fa notizia e perché invece non solo non fa notizia, ma difficilmente si parla dei maiali che muoiono nei macelli? La risposta è altrettanto immediata e banale: siamo culturalmente abituati e mentre avvertiamo sdegno per i poveri maiali sepolti vivi, non pensiamo affatto che senza andare troppo lontano, nelle nostre città, nelle nostre campagne, milioni di maiali muoiono giornalmente solo per il piacere di soddisfare il nostro palato.

La morte per asfissia è indubbiamente più lenta e crudele, ma credo non sia meno aberrante di una morte per dissanguamento. Qual è la differenza? Nessuna. In ogni caso muoiono per morte violenta e per volontà degli uomini. I maiali portati al macello vengono trascinati per le orecchie e se non vogliono camminare vengono presi a calci. Storditi con il gas o con le scariche elettriche, vengono appesi a testa in giù, sgozzati e lasciati dissanguare.

Anche questa è informazione e alla fine i due argomenti non sono poi così distanti tra loro anzi trovo che ci sia una forte connessione; non mi sto pentendo se il mio articolo sta cambiando forma e dai maiali coreani passo ai maiali italiani. Non siamo certo uomini migliori noi occidentali e non facciamo scelte meno discutibili dei nostri simili coreani quando pubblicizziamo i nostri prodotti di suino, con il maialino che scorrazza felice nel prato o quando inventiamo quelle pubblicità ingannevoli nelle quali i maiali sembrano quasi felici e orgogliosi di offrirsi a noi uomini per essere trasformati in meravigliosi prosciutti.

Sappiamo in molti cosa sia un allevamento intensivo o un macello. Il primo è un luogo nel quale gli animali diventano oggetto di consumo e vengono trasformati in macchine produttive utilizzati per trarre cospicui profitti. Il secondo è il luogo nel quale questi ultimi trovano la morte che se legale è meno indolore.

maiale festa
Durante fiere e feste i maiali vengono venduti, mangiati, barattati

Proviamo a immaginare quanta frustrazione, quanta disperazione possa provare un maiale costretto a vivere per tutta la sua breve vita in una minuscola gabbia di ferro, costretto a un'immobilità permanente e scaldato solamente da luce artificiale. Mai un raggio di sole, mai terra e fango. I maiali amano rotolarsi nel fango, ma non perché sono animali sporchi! È il loro naturale modo per rinfrescarsi ed eliminare i parassiti. Sono animali estremamente puliti, non fanno mai i bisogni dove mangiano e dormono.

Noi, con i nostri allevamenti fatti di spazi angusti, li costringiamo a fare quello che non farebbero mai in natura: defecare, urinare, mangiare, dormire, allattare (le rare volte che gli viene concesso) nello stesso luogo. Non è crudele e frustrante tutto questo? Aggiungiamo agli allevamenti, ai macelli, le innumerevoli fiere e feste sparse su tutto il territorio nazionale dove questi animali vengono venduti, mangiati, barattati.

Proprio in questi giorni gli appuntamenti sono numerosi: la lunga e celebre festa - siamo alla diciassettesima edizione - che inizia a fine novembre e dura fino a tutto il mese di febbraio nelle colline del parmense che porta in trionfo 'Sua Maestà il Maiale - re incontrastato dei piatti tipici e delle ghiottornerie più irresistibili'. E ancora nel Veneto, dove, tra dicembre e gennaio, secondo la tradizione popolare si macella il maiale e il giorno 17 gennaio si festeggia S. Antonio Abate, conosciuto anche come S. Antonio 'del porcello' (nelle immagini religiose questo santo è stato sempre raffigurato con un maiale sottomesso ai piedi perché secondo la credenza popolare era venerato e conosciuto per scacciare via i demoni che si incarnavano nei maiali).

Ho sentito di condividere con voi, anche rischiando di essere impopolare, una mia personale riflessione: i maiali sono tutti uguali!

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Se niente importa. Perchè mangiamo gli animali?
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11 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
1 Aprile 2011 15:59, Francesca Fugazzi ha scritto:
Così come inorridiamo all'idea di qualsiasi tipo di allevamento umano così similmente dovremmo inorridire davanti a qualsiasi forma di allevamento animale. Solo quando sentiremo gli animali come pari allora davvero avremo raggiunto il Cambiamento. Finché parleremo di modi etici con cui allevare gli animali rimarremo, cambiandone la forma ma non la sostanza.
1 Aprile 2011 10:27, Antonio ha scritto:
Mangiare carne è omicidio premeditato a scopo di libidine. E digerire un animale è un altro reato: occultamento di cadavere.
14 Marzo 2011 10:26, Jacopo Goracci ha scritto:
Cara Sara,
le tue sono opinioni valide e rispettabilissime, in quanto tali. Ed è bene che chiunque abbia la libertà di scelta, sempre.
Io non volevo prendere in giro nessuno, solamente dire che ci può essere etica, anche una forte etica dietro alla gestione di un allevamento. Il Mondo non è sempre bianco o nero.
Non parlo di "bio macellai", ma di produttori competenti e attenti al benessere animale che fanno vendita diretta dei loro prodotti, esponendo la propria faccia direttamente, senza intermediari. Molto probabilmente proprio come quegli allevatori dai quali dici di acquistare le uova. Come vedi anche per te il Mondo non è sempre bianco o nero. E la scelta del "grigio" molte volte è la migliore.
Un saluto,
Jacopo Goracci
12 Marzo 2011 10:06, sara ha scritto:
Io penso che non di debbano mangiare animali. Punto e basta. Ucciderli dopo che hanno vissuto bene tra pascoli e boschi??? Ma non tiriamoci per il culo!!! Mucche, maiali etc sono animali che in natura potrebbero vivere anni e quanto vivono in realtà? Boschi o non boschi?? E'semplicemente ridicolo e notare che i bio macellai non hanno alcun interesse per come vive l'animale o altro semplicemente pensano alla salute dell'uomo(animale senza antibiotici e "Felice nei boschi"Haahaha" quindi carne più sana quindi gente che compra quindi più soldi stop!!!Tutta qua la grande politica biocampodiconcentramento, interessi economici e ipocrisia di massa. Io sono vegetariana da 3 anni e a parte le uova saltuariamente e cmq nn da supermercato, sono praticamente vegana ed è bellissimo. Mio marito senza essere obbligato ha iniziato a assaggiare i miei manicaretti e da quasi un anno non mangia più carne e sapete una cosa? Lo disgusta!!! VIVA GLI HAMBURGER DI CECI, L'AMATRICIANA CON IL TOFU AFFUMICATO,L'ARROSTO DI SEITAN, IL LATTE DI RISO ALLA NOCCIOLA, IL SALAMINO PICCANTE DI GRANO, IL GELATO ALLA SOIA,VIVA IL LIEVITO A SCAGLIE! Essere vegetariani è bellissimo, non ci perdi nulla...anzi!La verità è che è come se ti si allargassero orizzonti prima inesplorati perchè la maggior parte dell'umanita ha sempre speso risorse e intelligenza nell'inventare nuovi modi per cucinare la carne e quindi non ha mai pensato a tutte le alternative esistenti e a come cucinarle!!! Amici vegi e non se capitate a Zurigo mi raccomando venite all'hiltl perchè scoprirete cosa vuol dire ristorante vegetariano, io ci porto sempre amici carnivori e tanti dicono:Se avessi un posto così ogni giorno che la vorrebbe la carne! Con l'augurio che la curiosità svegli le menti! ...e i cuori... saretta
20 Gennaio 2011 06:43, Tiziano ha scritto:
Grazie per l'articolo scritto col cuore.
18 Gennaio 2011 20:23, pati lucaroni-broomer ha scritto:
Caro Jacopo, leggo con piacere il tuo rinvio alla mia di ieri sera. Sebbene io sia diventata vegetariana non mi aspetto che il resto del mondo mi segua. Sono da poco rientrata a vivere in Italia dopo più di vent'anni in Gran Bretagna: là gli animali sono allevati a terra e vivono bene fino al momento di essere macellati (come dici tu, quelli che mangiano formaggio non si illudano di causare meno dolore agli animali. Il messaggio va anche a tutte le donne che hanno bisogno di terapia sostitutiva degli ormoni per far fronte alla menopausa, sappiano che quegli ormoni vengono da cavalle rese incinte artificialmente: non avete idea di ciò che succede a quelle cavalle e ai loro puledri... così come dovremmo tutti essere più informati sulla sperimentazione su animali per tutto ciò che ci serve, dai medicinali ai bagnoschiuma (!!); non voglio "scocciare", ma la lista degli orrori è lunga. C'è un movimento, si chiama Compassion in World Farming", che da anni sostiene come sia possibile adottare politiche di allevamento più empatiche, che garantiscano un'esistenza decente fino all'ultimo momento di vita. Se proprio pensiamo di DOVER mangiare carne, almeno mangiamo carne di un animale che abbia vissuto bene (questo da una che amava la sua fiorentina al sangue, non scherzo). Un abbraccio a tutti
18 Gennaio 2011 10:10, Jacopo Goracci ha scritto:
Amici,
lucaroni-broomer dice praticamente la stessa cosa che ho scritto: anch'io sono orripilato da come gli animali vengano trattati oggi durante le operazioni di carico, trasporto, scarico, sosta e macellazione! Non nascondo niente, né parteggio per gli allevamenti intensivi...non sono mica matto!
Pensate che comunque anche la fase di allevamento ha delle carenze enormi dal punto di vista del benessere animale: pensate che in Italia è ammessa ancora oggi la stabulazione fissa per gli animali. E con ciò intendo la possibilità di far vivere per tutta la vita un animale legato per il collo ad una struttura fissa, con la sola possibilità di alzarsi e sdraiarsi.
Deve cambiare la mentalità dei consumatori: finché godiamo nel fare economia sul cibo e investiamo il risparmio in vestiti firmati e "fuoristrada cittadini" non aspettiamoci che le cose cambino!
Poi, Sig. Presta, ognuno ha le proprie idee e convinzioni sulle quali certamente io non entro in merito, ma se mangiassimo molta meno carne, selezionando la sua provenienza, nel Mondo vi sarebbe spazio sufficiente per una zootecnia basata sulla libertà e, quindi, su alimenti migliori sia qualitativamente che eticamente. Stesso discorso deve essere fatto necessariamente per latte e formaggi: pochi sanno che dietro alla produzione del latte sta inevitabilmente la produzione di carne e che proprio tale allevamento rappresenta uno dei sistemi più fragili in termini di impatto sull'ecosistema e benessere animale. Quindi, chi è vegetariano - e non vegano - alimenta comunque la produzione di carne!
Infine, credimi, fare il produttore animale non è pazzesco, caro Noel. Dipende sempre tutto da come lo si fa: io lavoro esclusivamente in allevamenti biologici dove l'animale passa la sua vita tra pascoli e boschi e certo di ciò non mi vergogno, anzi!
Ringrazio tutti e vi saluto,
Jacopo Goracci
17 Gennaio 2011 21:04, Noel ha scritto:
...il produttore animale... pazzesco.
17 Gennaio 2011 20:52, stefania presta ha scritto:
Salve mi chiam Stefania Presta, ho 32 anni e vivo in Piemonte, non mangio animali da 10 anni e non mangio prodotti di derivazione animale da circa un anno e mezzo! ho 2 figli vegetariani dalla nascita che godono di ottima salute, dal momento che in elevati picchi di influenza non si sono ammalati neanche per un giorno. Mi permetto di commentare ciò che ha scritto il Sig. Goracci. Il problema non è in che modo vengono uccisi sti poveri maiali, il problema è perchè vengono uccisi! un maiale ha diritto di vivere come ne ha diritto un cane o un gatto. Se non ci fossero tutti sti allevamenti intensivi il tasso di virus nocivi per gli stessi animali e soprattutto per l'uomo sarebbe di gran lunga minore! E poi sulle nostre terre non c'è più spazio per gli allevamenti intensivi. La terra stessa si sta ribellando abbiamo un tasso di inquinamento che va oltre a quello che pensiamo e poi la cosa più importante è la vita di questi animali! Io ho detto basta per una questione etica! Le persone stesse che mangiano animali nn si rendono conto di quanta sofferenza c'è dentro un macello, delle urla che si sentono e delle emozioni di terrore che gli animali provano prima di essere privati della loro vita! UN FILM DELL'ORRORE!!! La vita è un diritto per ogni essere vivente uomo o animale che sia! SALUTI Stefania Presta
17 Gennaio 2011 20:49, pati lucaroni-broomer ha scritto:
Sono vegetariana da più di trent'anni, e lo sono perché, come parte del mio corso di perito agrario, sono stata portata in visita al macello comunale: un'esperienza che è stata poi la mia epifania. Dopo aver visto cosa devono passare gli animali prima di morire ho deciso che mai più sarei stata complice di un odo di trattare gli animali che non può essere tollerato. Il sig. Goracci dice che dopo lo stordimento gli animali non sentono più niente: quello che non dice è il terrore che provano nel percorso verso lo stordimento, procurato spesso maldestramente e comunque dopo che hanno visto e sentito i loro colleghi subire lo stesso trattamento. Aggiungo che 4 anni fa ho vinto "la porchetta della sagra" : è viva e vegeta, si chiama Bella, è intelligentissima e affezionatissima. Immaginarla al macello è semplicemente troppo doloroso!
17 Gennaio 2011 18:20, Jacopo Goracci ha scritto:
Gent. Tamara Mastroiaco,
mi presento, sono Jacopo Goracci, produttore animale che lavora fortunatamente per aziende per le quali il benessere animale è importante.
Ho letto con piacere il suo articolo che mi ha molto incuriosito e rattristato.
Da parte mia, penso che vi sia una sostanziale differenza tra l'uccisione per soffocamento, come è stato permesso in Corea del Sud, e la morte per dissanguamento, come avviene nei nostri macelli: lo stordimento. Quello che lei descrive come "storditi con il gas o con le scariche elettriche" è proprio quello che permette ai maiali di non soffrire più da quel momento in poi. Lo stato di incoscienza che l'animale ha dopo lo stordimento, che si provochi con CO2, elettricità o proiettile captivo, è irreversibile e normato dalla Legge italiana (Regolamento CE n. 1099/2009 del Consiglio, del 24 settembre 2009, relativo alla protezione degli animali durante l'abbattimento). Ciò permette di far morire l'animale per dissanguamento: il cuore continua a battere, facendo defluire la maggior parte del sangue dalle carni, abbassando quindi la possibilità di proliferazioni batteriche da ristagno.
Quando scrive %u2013 giustamente %u2013 che i "maiali portati al macello vengono trascinati per le orecchie e se non vogliono camminare vengono presi a calci", allo stesso modo la legge italiana norma strettamente sia il trasporto (Regolamento CE n. 1/2005) che le fasi pre-stordimento (Decreto Legislativo n. 333 del 1 settembre 1998).
Il problema è un altro: vengono oggi applicate rigidamente tali norme?
Viene curata una formazione verso una maggiore sensibilità per il benessere animale durante tutte le fasi di allevamento?
Vengono gli operatori dei mattatoi selezionati accuratamente, soprattutto quelli che gestiscono la movimentazione e lo stordimento degli animali?
Anche per me la risposta è no.
Con questo, sono completamente d'accordo con lei quando si schiera contro la gestione animale negli allevamenti intensivi, attenzione però a non fare l'errore di condannare una pratica legittima solo perché questa non viene ben applicata.
Cordiali saluti,
Jacopo Goracci
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PAROLE CHIAVE
maiali  carne  allevamenti intensivi  macelli 
IN VETRINA
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Autore: Francesca Sassoli
Casa editrice: Morellini Editore
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