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SPECIALE » Durban discute sul clima mentre il mondo si scioglie

Durban. L'appello di Ban Ki-moon: "Soluzioni urgenti"

7 Dicembre 2011

ban ki moon
"Sono in gioco il futuro del nostro pianeta, la vita della gente, la salute dell'economia globale e la pura sopravvivenza di alcune nazioni"

“È in gioco il futuro del nostro pianeta”. A tre giorni dalla chiusura della 17/a Conferenza mondiale Onu sui cambiamenti climatici, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha fatto appello ai partecipanti al summit di Durban per lavorare a soluzioni urgenti. Secondo Ban Ki-moon, una base indispensabile da cui partire è costituita dal Protocollo di Kyoto che, comunque, non è sufficiente.

“Senza esagerazioni possiamo dire che sono in gioco il futuro del nostro pianeta, la vita della gente, la salute dell'economia globale e la pura sopravvivenza di alcune nazioni”.

Nelle ultime ore a Durban gli occhi sono stati puntati sulla Cina, uno dei maggiori emettitori mondiali di gas serra insieme agli Usa. La Cina ha infatti dichiarato, in ambito non ufficiale, che sarebbe disposta a obblighi vincolanti. Il ministro cinese Xie Zhenhua ha affermato che “dopo il 2020” si potrà pensare “anche a negoziare un documento giuridicamente vincolante”. Una posizione che però non convince gli Stati Uniti, che non sono mai entrati in Kyoto e che non vedono “cambiamenti” sul fronte cinese, come ha riferito a Durban il rappresentante americano per il clima Todd Stern.

Il Giappone, la Russia e il Canada non sono favorevoli a nuovi vincoli. Soltanto l'Unione europea si è mostrata disponibile all'idea di impegnarsi per un secondo periodo.

A Durban è stata presentata la nuova edizione del Climate change performance index (CcpiI) realizzato da Germanwatch e Can-Europe. Il rapporto stila la classifica dei 58 Paesi che emettono più gas serra al mondo.

I primi tre posti della classifica delle performance climatiche non sono stati assegnati, mentre le tre postazioni successive sono occupate da Paesi europei: Svezia (68,1 punti), Gran Bretagna (67,4) e Germania (67,2). I Paesi più inquinanti e meno virtuosi del pianeta sono: Arabia Saudita (24,5), Iran (36,0) e Kazakistan (38,1). Rispetto ai 27 paesi dell'Ue l'Italia è in retroguardia.

“La posizione di Svezia, Regno Unito e Germania – ha affermato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - conferma la leadership europea nella lotta ai cambiamenti climatici e il ruolo importante che questi Paesi dovranno giocare a Durban in questi giorni. Ci auguriamo che l'Italia s'impegni al loro fianco, nonostante i passi avanti compiuti dal nostro paese nell'ultimo anno, rimane ancora molta strada da fare”.

Intanto ieri, in concomitanza con la partenza del Ministro dell'Ambiente Corrado Clini per Durban, all'alba gli attivisti di Greenpeace sono entrati in azione a Roma, davanti a Palazzo Chigi, e hanno aperto in Piazza Colonna un grande striscione con una foto della tragica alluvione di Genova dello scorso 4 novembre e il messaggio: “Il clima cambia. La politica deve cambiare”.

Davanti al palazzo sede del Governo altri attivisti hanno scalato due lampioni portando il messaggio: “A Durban salviamo il clima”.

Due attori, poi, hanno messo in scena la rappresentazione della politica che si rifiuta di cambiare: vestiti e truccati come se fossero in un film in bianco e nero, hanno risposto alle domande dei giornalisti come se il problema del caos climatico non li riguardasse.

“Quest'autunno la nostra penisola è stata martoriata, da Nord a Sud, da una serie di tragiche alluvioni che hanno causato la morte di decine di persone e miliardi di euro di danni”, ha dichiarato Salvatore Barbera, responsabile della campagna Clima e Energia di Greenpeace Italia. “Questi – ha concluso Barbera - sono chiari segnali che i cambiamenti climatici stanno avendo un effetto sempre più grave alle nostre latitudini e sul nostro Paese. Questi sono i segnali che la politica deve ascoltare”.

A.P.

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Un lettore ha commentato questo articolo commenta commenta
15 Gennaio 2012 11:29, mogol_gr ha scritto:
E' venuto in cerca di qualche pezzetto di Berlusconi rimasto.
 

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