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Crisi

"Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta"

"A chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all’altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l’Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la 'pagano' ai loro figli". Una rete di giovani lancia l'appello per scendere in piazza il 9 aprile.

di Giovani precari - 24 Marzo 2011

futuro
"Non c’è più tempo per l’attesa. È il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce"

Non c’è più tempo per l’attesa. È il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo. Soprattutto nelle mani di chi lo umilia quotidianamente.

Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. Senza di noi decine di migliaia di imprese ed enti pubblici, università e studi professionali non saprebbero più a chi chiedere braccia e cervello e su chi scaricare i costi della crisi. Così il nostro paese ci spreme e ci spreca allo stesso tempo.

Siamo una generazione precaria: senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita.

Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. Lo spettacolo delle nostre vite inutilmente faticose, delle aspettative tradite, delle fughe all’estero per cercare opportunità e garanzie che in Italia non esistono, non è più tollerabile. Come non sono più tollerabili i privilegi e le disuguaglianze che rendono impossibile la liberazione delle tante potenzialità represse.

Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli.

Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele.

Pretendiamo un paese che permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare. Che investa sulla ricerca, che valorizzi i nostri talenti e la nostra motivazione, che sostenga economicamente chi perde il lavoro, chi lo cerca e chi non lo trova, chi vuole scommettere su idee nuove e ambiziose, chi vuole formarsi in autonomia. Vogliamo un paese che entri davvero in Europa.

Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare.

Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all’altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l’Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la “pagano” ai loro figli. Lo chiediamo a tutti quelli che hanno intenzione di riprendersi questo tempo, di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro, e che hanno intenzione di farlo adesso.

Tutti in piazza il 9 Aprile.

Promotori

Salvo Barrano, archeologo freelance, Associazione nazionale archeologi

Eleonora Voltolina, giornalista, Repubblica degli Stagisti

Pierpaolo Pirisi, portuale interinale, Comitato precari portuali di Civitavecchia

Luca Schiaffino, ricercatore precario, Coordinamento precari università

Ilaria Lani, sindacalista, Giovani NON+ disposti a tutto-Cgil

Marco Palladino, imprenditore, fondatore del progetto Mashape

Alessandro Pillitu, praticante legale, Associazione praticanti 6° piano

Claudia Cucchiarato, giornalista, autrice del libro Vivo altrove

Raffaella Ferrè, scrittrice, Coordinamento giornalisti precari Campania

Ilaria Di Stefano, operatrice precaria dello spettacolo, Duncan 3.0

Francesco Vitucci, assegnista di ricerca, ADI Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani

Teresa Di Martino, giornalista precaria, Diversamente occupate

Francesco Brugnone, operatore call center, 4U di Palermo

Per firmare l'appello 'Il nostro tempo è adesso'

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3 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
28 Marzo 2011 12:33, RisorseDisumane ha scritto:
Noi ci siamo http://www.risorsedisumane.com/1519/il-nostro-tempo-e-adesso/
24 Marzo 2011 22:53, Teresa ha scritto:
Sono d'accordo con voi precari; solo che tutti/e gli/le Italiani/e dovremmo avere la forza si stare in piazza in modo permanente, a rotazione, gridando in faccia ai politici la vergogna che li ricopre, costringendoli con fischi, campanacci ecc..ad uscire da porte secondarie, così come è accaduto di recente al "benemerito" Presidente del Consiglio, e a non avere più il craggio di uscire
24 Marzo 2011 17:18, Il nostro tempo è adesso ha scritto:
Ci trovate sul sito www.ilnostrotempoeadesso.it

e sulla pagina facebook:
http://www.facebook.com/pages/il-nostro-tempo-%C3%A8-adesso/201822493179015

:)
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Autore: Paul Connect
Casa editrice: Dissensi
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