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Andare oltre il Pil, l'Istat misurerà il benessere degli italiani

Il Prodotto Interno Lordo non è sufficiente per descrivere il benessere di un Paese, né la sua economia reale. In un comunicato di fine anno Cnel e Istat hanno annunciato una novità per il 2011: esperti e non esperti coopereranno per la definizione di un nuovo set di indicatori capaci di misurare il benessere "equo e sostenibile" dell'Italia.

4 Gennaio 2011

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In un comunicato di fine anno Cnel e Istat hanno annunciato che a partire dal 2011 lavoreranno per misurare un benessere che vada oltre il Pil

Per misurare la ricchezza di un Paese il Pil non basta. A dirlo non è più soltanto il Movimento della Decrescita Felice, ma l'Istituto italiano di Statistica che in un comunicato di fine anno firmato a quattro mani con il Consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro (Cnel) ci informa di una importante novità. A partire dal 2011 Istat e Cnel vogliono affiancare al Prodotto Interno Lordo una serie di altri indicatori in grado di misurare il Bes, "benessere equo e sostenibile".

Entro la fine dell'anno saranno individuati questi indicatori utili a misurare il benessere del Paese, che sarà considerato per la prima volta come un valore incentrato sulle persone e capace di tener conto anche delle diseguaglianze, non esclusivamente di reddito, e della sostenibilità, non soltanto ambientale ma anche economica e sociale, spiega l'Istat.

Non saranno più solo la produzione e la crescita economica, insomma, a indicare lo stato di salute dell'Italia. I nuovi indicatori dovranno infatti tener conto dello stato psicofisico delle persone, della conoscenza e della capacità di comprendere il mondo che queste hanno, del lavoro, del benessere materiale, dell’ambiente, dei rapporti interpersonali, della partecipazione alla vita della società. E poi ancora si dovrà tener conto dell’insicurezza e della distribuzione di tutte le dimensioni del benessere, non solo quelle monetarie.

Un approccio già auspicato a livello internazionale da Ocse e Commissione Stiglitz (la commissione istituita dal Presidente francese Sarkozy, e guidata dai premi Nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen e dal noto economista Jean-Paul Fitoussi.

Questo lavoro in Italia sarà condotto da un 'Gruppo di Indirizzo' istituito appositamente proprio da Cnel e Istat e che procederà per fasi nei prossimi 18 mesi. In particolare, nella prima parte del 2011 sarà condotto un confronto per una ridefinizione congiunta del concetto di benessere e delle sue dimensioni. Un confronto che coinvolgerà addetti ai lavori (statisti, economisti, ecc.) e non (politici, parti sociali, società civile). Negli ultimi mesi del 2011, invece, sarà l'Istat a proporre - in base all'analisi precedente - un set di indicatori per una misurazione più esaustiva del benessere, che verrà sottoposto poi anche al parere di varie Commissioni tecniche e all'Assemblea del Cnel.

L'obiettivo ultimo, spiega l'Istat, è quello di diffondere entro la metà del 2012, un rapporto Cnel-Istat che informi i cittadini sugli esiti.

"L'iniziativa - spiega l'Istat nella nota - pone l’Italia nel gruppo dei paesi (Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Irlanda, Messico, Svizzera, Olanda) che hanno recentemente deciso di misurare il benessere della società attraverso un insieme selezionato di indicatori statistici di qualità, alla cui selezione partecipano rappresentanti delle parti sociali e della società civile".

L'unico neo di tutta l'operazione, emerge ancora una volta dal linguaggio utilizzato per spiegare la transizione auspicata. Troppe volte nel documento che annuncia e spiega il progetto la parola 'benessere' e la parola 'progresso' diventano sinonimi (il nome completo dello stesso Gruppo che condurrà i lavori è proprio 'Gruppo di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana'). Ma il progresso che conosciamo non è stato che la meta ultima e il percorso unidirezionale della civiltà del consumo e della cultura della crescita illimitata. C'è da chiedersi allora: come può questa parola oggi orientare la ricerca di un benessere che voglia misurare una ricchezza oltre la produzione, senza diventare l'ennesimo veicolo di un pensiero economico unico?

C.B.

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