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Culture per il Cambiamento

2020, il vero discorso del Premier inviato alle televisioni

Venerdì è stato trasmesso a reti unificate un videomessaggio del Premier Silvio Berlusconi che è comparso in diverse trasmissioni televisive con interventi e interviste. Un fatto che viola la legge sulla par condicio e segna l'ennesima pagina nera per la nostra democrazia. Sull'onda dei videomessaggi e con uno sforzo di fantasia, proviamo a immaginare il discorso che vorremmo che il premier in carica nel 2020 leggesse al Paese.

di Francesco Maria Ermani - 23 Maggio 2011

parlamento
“Che ogni azione del Parlamento si prefigga di lasciare ai nostri figli una Nazione migliore di quella che abbiamo trovato”.

Visto che vanno di moda i videomessaggi mi sono dato un po’ da fare ed ora ho uno scoop di quelli che non possono rimanere nel cassetto, posso condividere con voi il testo che il presidente del consiglio in carica nel 2020 leggerà alla Nazione la sera di capodanno, ispirandosi a quanto fatto e detto negli ultimi quindici anni dalla nostra gerontocrazia.

Carissimi concittadini,

da quando ci siamo insediati, circa undici mesi fa, molte cose sono già cambiate, ma il percorso è ancora lungo e, purtroppo, in salita.

Come sapevamo tutti non basta aver rinnovato in toto il Parlamento, perché ricchezza e privilegi avevano finito per rendere del tutto incoscienti i politici sullo stato della nazione, non basta puntare solo ed esclusivamente sulle competenze reali e verificate per uscire dai problemi, serve anche evitare di ricadere negli errori del passato.

Per questo uno dei primi atti del nuovo parlamento è stato affiggere nelle aule della Camera e Senato l’iscrizione “Che ogni azione del Parlamento si prefigga di lasciare ai nostri figli una Nazione migliore di quella che abbiamo trovato”.

Non basta aver chiesto al potere giudiziario di aiutarci nel ricostruire il giusto rapporto di causa effetto tra reato e pena, quasi perso dalle nuove generazioni abituate a credere che il legislatore, in qualche modo, può costruirsi l’impunità. L’Italia è stata la Patria del Diritto: è ora che si riappropri di questo ruolo dopo anni di derisione.

Non basta aver ratificato la definitiva archiviazione del PIL in favore degli indicatori di benessere reale per giudicare l’operato del governo e delle amministrazioni locali.

Non basta aver varato un piano energetico nazionale, benché in ritardo di vent’anni rispetto ai partner dell’Unione Europea, basato sulla eliminazione degli sprechi e l’impiego delle fonti rinnovabili che, addirittura, ci metteranno in condizione di vendere energia ad altri paesi nell’arco di un decennio. La nostra Penisola è stracolma oltre che di brava gente e di opere d’arte anche di sole, vento ed imprenditori in grado di raccogliere sfide serie ed importanti.

Non basta aver rilanciato la ricerca scientifica e restituito la massima dignità all’istruzione pubblica ed alle università rendendole il luogo elettivo per evitare gli errori del passato e scrivere pagine indimenticabili in futuro.

Non basta aver rilanciato il più grande piano di riqualificazione edilizia mai realizzato che, come accadde in Germania dal 2009 al 2015, ha creato e mantenuto milioni di posti di lavoro qualificato e all’avanguardia, azzerando di fatto (di concerto con il Piano Energetico) la dipendenza energetica da altre nazioni.

Non basta aver deciso di svuotare le autostrade dai TIR nell’arco di dieci anni, per affidarci quasi esclusivamente al trasporto su rotaia o via mare, con tutte le opportunità per le imprese e per l’ambiente che ne derivano.

Non basta aver imposto come legge dello stato l’inserimento dei costi ambientali nella produzione di ogni bene ed aver obbligato i produttori a prevedere lo smaltimento o il riuso nel ciclo di vita di ogni prodotto e, quindi, nella definizione del suo prezzo.

Tutto questo non basta né basterà se nei prossimi anni del nostro governo non elimineremo le disuguaglianze dalla nostra società. L’immenso lavoro avviato in ogni settore del paese potrebbe essere vanificato se non dedicassimo parte delle nostre forze a rimuovere le barriere oggettive e culturali che impediscono ad intere categorie di cittadini o distretti geografici di esprimere compiutamente le loro potenzialità nel percorso dello sviluppo integrale.

Per noi non esiste un’Italia a due velocità, ma una nazione che, magari nel tempo, impara a rallentare per mettere tutte le famiglie indistintamente nella migliore condizione di godere della bellezza della vita, senza rincorrere obiettivi di crescita ad ogni costo, ma contemperando nelle giuste dosi la praticità nordica con la creatività del sud condite dalla raffinatezza dei pensatori delle isole.

In questo compito arduo saremo aiutati dalla determinazione che da sempre contraddistingue il nostro popolo, dalla sua capacità di interpretare le sfide con la giusta dose di autoironia ed autocritica e, non ultimo, dal fatto che, proprio col mio governo è stato varato l’obbligo di abbandono della vita politica entro dieci anni dal primo mandato, per garantire alle famiglie e agli imprenditori del nostro paese di disporre sempre di politici giovani, preparati ed in grado di immaginare il futuro e non esserne travolti o risucchiati.

Non me ne vorrete se ho da dirvi così poche cose, ma uno dei motivi per cui ora sono al capo del governo è la mia capacità di sintesi e l’efficacia nel guidare chi mi accompagna in questa meravigliosa avventura che, con l’amore per l’ascolto attento del prossimo, sono i doni più qualificanti che ho ricevuto.

Buon 2021 carissimi concittadini.

Il Cambiamento è come un bel veliero, ogni giorno cerchiamo di migliorarlo, renderlo più bello e completo, per affrontare qualsiasi tempesta, ed arrivare ovunque, ma se Voi non ci aiutate a farlo galleggiare per fronteggiare il futuro, questo Veliero finirà in disarmo, non importa quanto sia bello e fin dove possa arrivare.
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