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SPECIALE » Il 6 maggio e il senso del lavoro

Ha ancora senso parlare di “green jobs”?

"Ognuno può convertire la propria attività lavorativa in una professione eco-sostenibile, qualsiasi lavoro faccia o scelga di fare: basta che decida di produrre o lavorare in modo da ridurre i rifiuti e l’inquinamento, e generare benefici concreti all’ambiente che lo circonda".

di Laura Pavesi - 6 Maggio 2011

La crisi non può e non deve farci smettere di ripensare e progettare il nostro futuro. Anzi, è proprio in momenti come questo che bisogna ripartire, dopo aver fatto un’analisi di ciò che non ha funzionato nel vecchio paradigma e cercando di crearne uno nuovo.

Tutti ormai sappiamo che le energie rinnovabili e le professioni “verdi”, cioè tutti quelle attività lavorative compatibili col rispetto ambientale, sono un investimento per il nostro futuro, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico, sociale e lavorativo. Bioedilizia, bioagricoltura, biotecnologie, raccolta differenziata, riuso e riciclo dei materiali, veicoli non inquinanti, ecc. creano nuovi posti di lavoro e un indotto che ruotano attorno ad un paradigma economico nuovo, che tenga conto della scarsità di combustibili fossili e dell’abbondanza insita nelle energie rinnovabili.

Da una recente ricerca, ad esempio, emerge un dato molto positivo: dal settore delle energie rinnovabili al termodinamico, dalla geotermia alla bioedilizia, si registra un boom di presenze femminili. La presenza femminile nei “green jobs” è passata dal 12,7% del 2003 al 25,5% del 2008 e cresce di anno in anno.

Ma, nel 2011, ha ancora senso parlare di “green jobs”’ o “eco jobs”? Forse no: la maggior parte delle professioni “verdi” non è una novità assoluta. Molto spesso si tratta di lavori già esistenti, che hanno assunto caratteristiche eco-sostenibili, completamente assenti in passato (compreso l'utilizzo di nuove tecnologie sia in fase di produzione che in fase di condivisione di informazioni e comportamenti virtuosi). Oggi possiamo affermare di essere andati oltre la semplice definizione di “professione verde”.

Nel 2011 ognuno può convertire la propria attività lavorativa in una professione eco-sostenibile, qualsiasi lavoro faccia o scelga di fare: basta che decida di produrre o lavorare in modo da ridurre i rifiuti e l’inquinamento, e generare benefici concreti all’ambiente che lo circonda.

Il ventaglio delle professioni cosiddette “verdi” è molto più ampio di quanto si sia ritenuto fino ad oggi. Qualsiasi lavoro “tradizionale” può essere riconvertito - se esiste la volontà individuale, imprenditoriale e politica - in un lavoro “verde”. Non è sempre e comunque inevitabile chiudere una produzione, generando disoccupazione: in molti casi, la produzione di merci altamente impattanti potrebbe essere riconvertita in una produzione eco-compatibile, incentivando eventuali modifiche sui macchinari esistenti, sugli imballaggi o sulle fasi produttive.

La crescita a tutti i costi si sta rivelando una strategia sbagliata per uscire dalla crisi, poiché si basa su un paradigma obsoleto. Se i concetti di produzione e mercato del lavoro saranno ridefiniti in base a principi di eco-sostenibilità, tutela della salute pubblica, decrescita e riduzione dei rifiuti, tutte le professioni diventeranno potenzialmente “verdi”. In questo modo, il cambiamento di paradigma non sarà più un’idea astratta di futuro, ma sarà la quotidianità.

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