
La rivoluzione industriale ha tolto le persone dai loro luoghi di vita per metterli al servizio del capitale per il profitto di pochi e questo processo continua oggi in tutto il mondo. Togliendo le persone dai loro luoghi, si rimuovono anche i loro saperi, spesso pratiche millenarie che hanno reso possibile per interi popoli una vita sostenibile. Con questo inganno sempre più persone vengono rese semplici clienti del mercato globale e quindi vulnerabili ai giochi finanziari dei pochi.
L’inganno della industrializzazione è una ruota che gira sempre più veloce: In Inghilterra la storia è durata 200 anni prima di produrre l’attuale società disperata e frammentata, in Italia dura dagli anni del dopoguerra ma ormai siamo nella stessa situazione: il lavoro manca, i diritti sono erosi, la disoccupazione sale, la differenza fra ricchi e poveri è sempre più visibile.
In Cina ci sono zone dove è approdata l’industria, togliendo le persone alla loro vita pre-industriale, facendole lavorare in condizioni molto difficili per poi spostare le fabbriche in zone lontane dopo solo quattro anni, sputando in faccia agli operai che non servono più.
Ci sono però voci fuori dal coro in tutto il mondo.
C’è l’amico Otto che gira i sentieri della Germania con le sue 6 pecore che mangiano l’erba lungo le strade mentre Otto fila la lana e fa la maglia.
C’è il ragazzo su YouTube (Un uomo e la sua scelta di vita) che vive in una roulotte nelle Marche, coltiva il suo orto e invita gli amici durante la stagione buona e poi si fa ospitare da questi stessi amici durante l’inverno.
C’era Luca che faceva l’addetto alla stazione di sci d’inverno, la transumanza nelle montagne del Trentino d’estate e d’autunno faceva il succo di mele con il suo amico.
Ci sono migliaia di persone in Italia che in sordina fanno una divertente vita di decrescita facendo l’orto, mungendo le pecore, raccogliendo la cicoria, cucinando con la legna e facendo cultura senza l’aiuto di Mediaset. L’Appennino italiano è pieno di queste persone e ogni giorno che passa c’è qualcuno che scende dalla macchina, telefona in ufficio per dire che non torna neanche a prendere le sue cose, e prende il sentiero che porta via da questo mondo ingannevole e verso l’indipendenza.
Volete aspettare la cassa integrazione? Il prossimo contratto a termine? Bisogna avere il coraggio, guardare in faccia la realtà, lasciar perdere il padre, lo Stato, e prendere delle decisioni radicali.
C’è tanto lavoro da fare, ma non è quello offerto dalle multinazionali che chiedono l’anima e poi la schiacciano.
C’è da piantare alberi, raccogliere le olive che rimangono sugli alberi, seccare la frutta che nessuno usa, seminare l’orto, cucinare, rammendare i vestiti, riparare biciclette e mobili vecchi, aiutare chi ha problemi, insegnare a chi ha voglia di imparare (ma non nel campo di concentramento della scuola!), curare il vicinato, leggere, scrivere, danzare, dipingere, suonare, viaggiare a piedi, divertirsi e fare l’amore con il resto del cosmo!
Etain Addey, Pratale 1° maggio 2011
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