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Referendum, l'alba del giorno dopo: non abbassiamo la guardia

Smaltita l’euforia dei festeggiamenti corre l’obbligo di provare a rivisitare e decodificare la volontà popolare. Il voto referendario del 12 e 13 giugno rappresenta un atto di consapevolezza da parte dei cittadini italiani che va oltre le appartenenze politiche e lancia un segnale chiaro del Paese. Più che un voto politico, si è trattato di un voto alla politica.

di Dario Lo Scalzo - 15 Giugno 2011

schede referendum 2011
"Non si è trattato di un voto politico, ma di un voto alla politica"

Dopo le elezioni amministrative di inizio Giugno, la primavera italiana si ravviva di nuovi colori e nuova linfa energetica con l’istituto referendario. L’affluenza alle urne, il loro responso e la conseguente vittoria dei quesiti referendari lasciano increduli pure i più ottimisti, generano eccitazione e lasciano senza alcun dubbio strascichi emotivi non irrilevanti.

Smaltita l’euforia dei festeggiamenti corre l’obbligo di provare a rivisitare e decodificare la volontà popolare per andare oltre. Si perché, forse, oggi più che mai, il segnale dal Paese è quello di andare oltre.

Con il suo agire e la sua scelta, il popolo italiano è già andato oltre dimostrando una grande capacità di capire e sentire il momento storico che vive: oltre la censura mediatica, oltre l’invito a disertare le urne, oltre gli inni alla banalità dei quesiti referendari sponsorizzati da chi, gridando da un lato la loro inutilità e sminuendone il loro valore ha cercato dall’altro in tutti i modi di non ritrovarseli sulle schede elettorali (ma non erano inutili?).

Al di là di questi elementi di contorno, oggi l’Italia è andata molto oltre e la strada dell’oltre inizia proprio con l’esercizio della democrazia diretta.

In questi giorni si spendono fiumi di parole sul carattere politico o meno del referendum. Ebbene in questa sede, senza scendere volutamente in complessi approfondimenti, in strumentalizzazioni né in eccessive ‘masturbazioni mentali’, ci piace pensare, molto più semplicemente, che non si sia trattato di un voto politico, ma di un voto alla politica.

Un grido forte da parte di cittadini stanchi che hanno voglia di cambiare passo e ruolo in questa nazione. Cittadini che hanno capito che è il momento di essere parte attiva e che, se necessario, occorre porsi fuori da sistemi politicizzati e fuori dagli schieramenti politici per portare avanti lotte di interesse comune.

rinascita
"Con un enorme lavoro informativo, i partigiani del referendum hanno sconfitto la potenza e la censura della TV seguendo cammini nuovi ed alternativi"

È da elogiare il senso di responsabilità dei ‘disobbedienti’, quei cittadini dell’elettorato di centro-destra (si stima rappresentino il 45%), che di fronte a problematiche collettive hanno mostrato maturità nel cambiare idea e nel mettere in discussione l’operato e le indicazioni di chi avevano preferito in passato. Così come è lodevole la partecipazione, il coinvolgimento e l’enorme lavoro informativo dei partigiani del referendum che hanno sconfitto la potenza e la censura della TV seguendo cammini nuovi ed alternativi attraverso il network, la musica, gli appelli, i video ma anche attraverso i più tradizionali ma efficaci incontri e sit in per le strade e nelle piazze.

Tutto ciò ha costituito il vero andare oltre che si è tramutato infine nel responso delle urne referendarie e nell’evidente crescita e maturità dei cittadini italiani.

Occorre fare tesoro di questa nuova forma partecipativa, occorre mettere da parte le ideologie, a volte esasperate a volte obsolete e cieche e proseguire per il cammino tracciato da questa nuova entità del paese, la società civile attiva, che si è creata spontaneamente da esigenze e bisogni comuni ed insoddisfatti e dalla necessità-diritto di un vivere migliore.

Impariamo a scendere in piazza ed uniamoci anche al di là degli schieramenti politici e delle alleanze quando ci si trova a decidere e scegliere del bene collettivo o di tematiche universali.

Alimentiamo questa nuova forza che trasversalmente desidera risoluzioni concrete ai problemi quotidiani, che chiede fatti, innovazione, che inneggia alla legalità e alla meritocrazia, che grida veementemente al ridimensionamento del mondo politico e ad un suo approssimarsi alla strada piuttosto che ai varietà, ai talk show ed ai lustrini. Accorciamo le distanze, lo ‘Stato’ siamo noi.

Il popolo italiano si è mostrato maturo ma adesso tocca alla politica di oggi e a quella del domani prossimo dare dimostrazione di avere capito bene il cittadino, senza fraintendimenti né sporchi giochi di magia.

Focalizzandoci per un attimo ancora sui quesiti referendari, attenzione ai raggiri dei politici e della politica. Non consentiamo la presa in giro, vigiliamo. Non dimentichiamo in fretta, rispolveriamo il passato recente e ricordiamoci che già in altre occasioni la volontà popolare è stata archiviata senza alcun pudore; non dimentichiamo che la democrazia diretta è stata più volte calpestata ed oscurata dai raggiri del politico furbetto.

Nel 1993, il 90% degli italiani votò l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Eppure ci siamo ritrovati di fronte al gioco delle tre carte ed il finanziamento nello stesso anno del referendum abrogativo si è trasformato in “contributo per le spese elettorali” per poi divenire, nel ’99, rimborso elettorale reintroducendo in pratica il finanziamento ai partiti; non dimentichiamo neppure ciò che fu del volere degli italiani nell’93 di fronte al quesito in merito all’abolizione del Ministero dell’agricoltura e delle Foreste, i sì furono pari al 70%; ad oggi, esiste il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Rimaniamo coesi, non disperdiamo la nostra forza, la nostra creatività e la genuinità allegra ed intelligente dimostrate. Riprendiamoci il paese. Edifichiamo tutti insieme un nuovo rinascimento italiano; e che la classe politica assolva al ruolo per cui è nata in origine e possa trasformarsi in semplice canale e strumento per questa costruzione.

spegni tv
"Pretendiamo che la classe politica non viva in un mondo parallelo, distante e distaccato dalla realtà e dalla quotidianità"

Il grido del popolo italiano giunge forte e chiaro. Pretendiamo che tutti gli schieramenti politici si mettano sempre e davvero al servizio della società civile. Pretendiamo che la classe politica non viva in un mondo parallelo, distante e distaccato dalla realtà e dalla quotidianità. Che cominci ad agire responsabilmente e che capisca e risponda alle esigenze reali del paese. Non defiliamoci ma aspettiamola sempre al varco, pronti ad erigerci a giudici del loro operato indipendentemente dal loro colore politico ed in nome del bene collettivo.

Non ritorniamo al vecchio pensare “tanto sono tutti uguali” o “tanto fanno solo e sempre i loro interessi”. Non lasciamo loro lo Stato. Non disgreghiamoci e, al contrario, continuiamo a sentirci parte attiva di un tutt’uno; siamo e dobbiamo essere artefici del nostro destino perché non si debba ancora una volta riprovare la rabbia dell’impotenza e la frustrazione del rammarico e del rimorso legati all’avere affidato ad altri il nostro futuro.

Non abbassiamo la guardia, dopo esserci risvegliati dalle inaccettabili brutture degli ultimi decenni; continuiamo a mostrarci svegli ed attivi.

Abbiamo fatto un tuffo nel mare della consapevolezza e della maturità. Questo mare può portarci tutti quanti lontano verso un maggiore benessere, ma può anche ricondurci a riva. Non abbassiamo la guardia. Che si tratti di rappresentanti di sinistra o di destra, poco importa, vigiliamo, teniamo alta l’attenzione, pretendiamo il nostro rispetto, pretendiamo che non si calpestino i nostri diritti; pretendiamo che l’ordinaria amministrazione di un paese non ci sia rivenduta come concessione o favoritismo.

Teniamo alta la guardia, riprendiamo in mano le sorti del bel paese, non lasciamolo in balìa delle correnti e delle onde del mare dell’affarismo, del clientelismo e del tornaconto di certe oligarchie.

Non abbassiamo la guardia dunque, facciamo giorno per giorno il nostro dovere onestamente e responsabilizziamoci e pretendiamo che gli altri, dal nostro vicino di casa a chi ci rappresenta, faccia lo stesso. Non abbassiamo la guardia, non rientriamo nella grotta buia della passività apatica e rassegnata degli anni precedenti.

Pretendiamo, riflettiamo e continuiamo ad “andare oltre” uniti, e, nel frattempo, per questo oggi, godiamoci la nuova primavera italiana e lasciamoci condurre dal nuovo vento che muove la speranza; rivendichiamo, per una volta positivamente, la nostra italianità… chapeau al popolo italiano

Il coraggio di immaginare alternative è la nostra più grande risorsa, capace di aggiungere colore e suspense a tutta la nostra vita. (Daniel J. Boorstin)

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15 Giugno 2011 18:47, Dario ha scritto:
Grazie tante per il tuo interessante commento Franco. Hai ragione e adesso la tua domanda è quella alla quale la politica deve poter dare risposta in tempi relativamente celeri e di certo non biblici perchè adesso la società civile sembrerebbe essere attenta e più sveglia .. siamo e dobbiamo essere noi il termometro... vedremo se ce la farà ... grazie ancora del tuo contributo. Un caro saluto ;-)
15 Giugno 2011 16:56, Franco ha scritto:
L'Italia stava diventando un paese di democrazia ingessata, tanto ingessata che financo dei rudi scalpellatori apparivano dei riformisti. Il voto di Pentecoste ha sciolto il gesso e le parole e le volontà sono tornate vere e vere, se non addirittura crude,dovranno continuare ad essere senza fermarsi ad attendere decodificazioni imbriglianti della cd "politica". La "casta" politica c'era e c'è ancora, sia pur un po' bastonata e ammaccata, e se finora non aveva interpretato e decodificato vuol dire che non voleva e non le conveniva farlo. Sarà ora quella "casta" a dover attendere gli sviluppi e le decisioni nei suoi confronti da parte della società civile.
Se le è rimasto un po' di senno e di pudore deve approfittare del tempo a disposozione per risarcire e autopurificarsi il più possibile, convincendo in quella direzione i potentati economici di appoggio.Ce la farà? Alla società civile ia sentenza.




opnon questa .


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ARà


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