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Culture per il Cambiamento

Educare al cambiamento, la Rete di Educazione Libertaria

Tra le tante forme che il cambiamento sta prendendo c’è anche quella che ha a che fare direttamente con l’educazione dei più piccoli. Partire da qui significa piantare nuovi semi e permettere ai bambini di crescere in armonia con se stessi e con il mondo che li circonda.

di (*) - 16 Febbraio 2011

gioco bimbi kishanu 2010
Consuete scene di gioco. Foto della scuola di Verona "Kiskanu"

Sempre più frequentemente gruppi di genitori si interrogano sullo stato dell’offerta statale nei confronti dell’esigenza all’educazione e all’istruzione. Si iniziano a contare le prime scuole familiari che nascono dalla necessità di offrire ai bambini e ai ragazzi una situazione di apprendimento basata: sull’espressione dei bisogni e degli interessi di ognuno, piuttosto che sulla coercizione e la massificazione; sulle scelte condivise alla pari bambini e adulti, piuttosto che regole imposte e non comprese; sull’apprendimento incidentale, piuttosto che su quello così strutturato da risultare avulso da qualsiasi contesto e privo di significato; sulle esperienze vissute piuttosto che raccontate.

Una situazione insomma che non cerca di formare degli uomini per un particolare fine, ma che tenta di dare gli strumenti perché ogni bambino cresca essendo capace di scegliere ascoltando se stesso.

Essere capace di ascoltarsi è condizione necessaria per poter essere in grado di ascoltare anche gli altri, compresa la Terra. È anche la premessa per poter avere una coscienza sveglia che sappia agire e stare dietro alle proprie scelte con determinazione e responsabilità.

Di stimolo è sicuramente insegnare a “fare del bene” a “rispettare l’ambiente”, ma non porta ad un vero cambiamento radicato se questo rimane uno scimmiottare un’esigenza di qualcun altro senza sentirla propria, un seguire una moda, un accontentare le aspettative della società.

Questo modo di immaginare e pensare la scuola non è una nuova pedagogia, un nuovo metodo o un nuovo luminare da seguire. L’aspetto più interessante di questa realtà è che nasce dal basso, dai diretti interessati: le famiglie. Le scuole e i progetti che sono nate o stanno per farlo, pur essendo ognuno frutto di sinergie peculiari, si sono unite nella Rete per l’educazione libertaria per confrontarsi e crescere insieme.

I punti in comune sono quelli elencati sopra e in concreto scompare la necessità di utilizzare i voti per verificare l’apprendimento, sfuma l’aspetto competitivo per lasciare spazio al mutuo aiuto, c’è una assemblea di tutti, insegnanti e bambini/ragazzi, in cui si discutono le regole della scuola o si risolvono conflitti e in cui ognuno ha diritto ad un voto indipendentemente dal ruolo svolto nella scuola e infine si lasciano liberi, con diverse sfumature, i bambini di aderire o meno alle attività proposte.

Un altro aspetto impressionante è che numerosi pedagogisti, liberi pensatori e menti illuminate dalle più disparate parti del mondo ripetono lo stesso messaggio che Sri Aurobindo riassume in maniera concisa in “niente può essere insegnato”.

In tutto ciò la figura del maestro o dell’insegnante è contemporaneamente marginale e fondamentale. Marginale perché ogni “bambino è competente”, come sostiene Jesper Juul, e quindi ha in sé tutto ciò che gli serve per fiorire. Fondamentale perché deve saper lasciare spazio dato che una eccessiva intromissione spezzerebbe la magia della curiosità, della spontaneità e del profondo ascolto di se stessi nei bambini. Per dirla con le parole di Maria Montessori un educatore deve rispondere alla richiesta: “aiutami a fare da solo”.

Il cambiamento, come sottolinea Alves in La scuola che ho sempre sognato, sta quindi nella “sovversione di un insieme di meccanismi e rituali che noi siamo stati abituati ad associare all’organizzazione e al funzionamento di una scuola”. Sta nell’essere pronti a lasciarsi indietro le ansie da prestazione che noi adulti trasmettiamo ai bambini, sta nell’essere aperti ad accettare che un bambino sia felice percorrendo un suo percorso piuttosto che seguendo le orme di qualcun altro, sta nell’avere completa fiducia che il miglior cambiamento è quello di lasciare che ogni persona trovi la propria strada.

(*) Irene Stella - referente del progetto Mukti, officina del crescere (mukti.it), membro di EUDEC (European democratic education eudec.org), insegnante

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