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Tradizioni sotto l'albero: il Natale e le sue origini

Un breve viaggio attraverso la simbologia dell’albero di Natale, fra religione, paganesimo e antiche tradizioni alla ricerca delle orgini di una delle feste più celebrate e meno comprese al mondo.

di Rachele Malavasi - 24 Dicembre 2010

Tradizioni Natale

Canta una antica e bellissima canzone natalizia, di origini tedesche: “Oh albero, oh albero, il simbol di Natale”.

Ma quanto sappiamo della simbologia dell’albero di Natale? La tradizione vuole che, a partire dall’8 dicembre, in ogni casa si addobbi un grandioso (ed ovviamente artificiale) Abete di Natale.

Perché proprio un Abete? E perché, se vogliamo dirla tutta, proprio un albero?

La maggioranza delle tradizioni legate all’albero di Natale non ha radici cristiane, anzi la Chiesa appoggia ovviamente con molta più veemenza la simbologia del presepio, sebbene successiva in termini di tempo. Il presepio arriva infatti solo nel XIII secolo con S. Francesco, mentre ufficialmente secondo la tradizione cristiana il primo albero fu addobbato nell’VIII secolo dal missionario inglese Bonifacio (sebbene vedremo che la tradizione dell’albero di Natale è ancora più antica).

L’albero è considerato un simbolo di vita da tutte le culture. Questa tradizione vige soprattutto fra i popoli tradizionalmente più legati alle forze della natura. Per i Celti l’albero diventa un mezzo per celebrare il “culto della luce” nel giorno del solstizio d’inverno, la nostra Notte di S.Lucia, la notte più lunga dell’anno. L’albero è la speranza della rinascita nel periodo buio e quindi l’invocazione della luce tramite la nascita del Sole Bambino.

Le palle colorate di oggi erano i frutti e i dolci di un tempo, legati ai rami dell’albero per simboleggiare la nascita della vita nella primavera dopo l’inverno, che si perpetua attraverso un albero che non muore (l’Abete sempreverde).

Il termine “luce” viene sostituito in celtico da ur, per cui “culto di Ur” genera la parola cultura.

Cultura e Albero della Conoscenza, meglio noto come Albero del Bene e del Male del Giardino dell’Eden, sono strettamente legati. Diventa chiaro allora che questa figura della Sacra Bibbia origina dalla tradizione celtica.

All’Abete in particolare è stato affidato il compito di simboleggiare il Natale in tutto il mondo. Questo ruolo risiede nelle radici stesse del suo nome (in latino Abies alba): A-bete è la composizione di alfa e beta secondo l’alfabeto greco, o di alef e bet, prime due lettere dell’alfabeto ebraico e caldaico. Quindi Abete significa l’ “Inizio di tutte le Cose”. Quale Albero migliore potrebbe simboleggiare il Natale, da Natalis dies “Giorno della Nascita”?

La forma dell’Abete è considerata una tendenza dell’albero a raggiungere il divino, per cui esso diventa un tramite posto da Dio stesso sulla Terra per ricongiungere divino e terreno. Per questo i popoli germanici chiamavano l’Abete e l’Uomo con lo stesso nome, Firaha.

Per unire di nuovo il filo con la tradizione cristiana, sembra che Adamo, cacciato per sempre dall’Eden, portò via con sé un ramo dell’Albero del bene e del male, lo stesso usato per costruire la croce di Cristo, fatta appunto di legno di Abete. Dopo la morte di Adamo, un Abete gli spuntò dalla bocca.

Altre leggende legate all’Albero di Natale sono meno “positive”: si narra che Nimrod, nipote di Cam, figlio di Noè, edificò la torre di Babele e fu così perverso da sposare la propria madre. Alla sua morte, questa volle preservare la memoria del figlio convincendo il popolo babilonese che ogni anno, il 25 dicembre, Nimrod appariva sotto forma di albero sempreverde (l’Abete) e doveva essere onorato con molti doni. Col passare dei secoli, la tradizione trasformò Nimrod in un falso Messia, e l’immagine sua e di sua madre furono venerate. Ovviamente non stiamo parlando della sacra famiglia, ma di una coppia di fattezze simili il cui nome varia nelle diverse culture: Iside ed Osiride in Egitto, Cibele e Attis in Asia, Forturla e Giove fanciullo nella Roma pagana.

Altre tradizioni ancora non sono legate ad alcuna religione o culto in particolare: secondo una tradizione celtica, dal solstizio d’inverno fino al 6 gennaio veniva fatto bruciare un ceppo di Quercia (simbolo dell’anno passato) che avrebbe dato vita ai giorni luminosi (le scintille) del nuovo anno, mentre la cenere veniva sparsa sui campi per propiziare il raccolto.

La Quercia si è tramutata in Abete: una storia racconta che un bambino si fosse perso nel bosco in cerca del ceppo di Quercia. Disperato, vide un albero ancora verde e vi si rifugiò sotto per passare la notte. L’Abete, intenerito, lo cinse con i suoi rami e lo protesse dal freddo. La mattina dopo, i genitori del bambino lo cercarono nel bosco e, quando uscì dal suo nascondiglio sano e salvo, videro l’abete tutto coperto di festoni di neve e ghiaccioli, e decisero che ne avrebbero conservato memoria nella presente e nelle future generazioni. Da quel giorno, gli Abeti delle foreste hanno rami pendenti verso il basso.

Le tradizioni legate all’Albero di Natale sono dunque molto diverse. Comunque sia, a parte la storia babilonese di Nimrod e poche altre, esso simboleggia sempre qualcosa di positivo, una speranza fattasi sostanza reale.

Che siate credenti o meno, tutte queste tradizioni affondano le proprie radici in un albero sempreverde, che non muore. Nessuna celebra il taglio dell’albero per poi poterlo abbellire. Solo ciò che è già morto viene distrutto (il ceppo). Non si può celebrare la vita provocando una lenta morte. Quindi, festeggiate con il vostro magnifico Albero di Natale, ma date un senso alla tradizione, usando un albero sintetico o una pianta che avete in terrazzo e riempiendolo con decorazioni "autoprodotte"!

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Un lettore ha commentato questo articolo commenta commenta
25 Dicembre 2010 22:18, Giovanni ha scritto:
Bravi. Una piccola luce in un mare di buio.
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