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Decrescita

10 consigli per liberarci dal consumismo e muoverci verso la decrescita

Dalla televisione al telefonino, dall'automobile ai voli aerei, dalla grande distribuzione al consumo di carne. Bruno Clémentine e Vincent Cheynet hanno provato a stilare una lista (aperta) di consigli per liberarci dai condizionamenti che ci costringono ancora nella società dei consumi.

di Redazione - 12 Agosto 2011

televisioni
Il primo portatore di condizionamenti è la televisione. La nostra prima scelta sarà di liberarcene

1. Liberarsi dalla televisione

Per entrare nella decrescita, la prima tappa è prendere coscienza dei propri condizionamenti. Il primo portatore di condizionamenti è la televisione. La nostra prima scelta sarà di liberarcene. Così come la società dei consumi riduce l’uomo alla sua dimensione economica – consumatore -, la televisione riduce l’informazione alla superficie, l’immagine.

Media della passività, quindi della sottomissione, non smette di far regredire gli individui. Per sua natura, la televisione richiede la rapidità, non tollera i discorsi approfonditi. La televisione inquina al momento della sua produzione, durante l’utilizzo e poi come rifiuto.

Noi le preferiamo la nostra vita interiore, la creatività, imparare a fare musica, fare ed assistere a spettacoli viventi... Per tenerci informati abbiamo delle scelte: la radio, la lettura, il teatro, il cinema, incontrare gente, ecc.

2. Liberarsi dall’automobile

Più che un oggetto, l’automobile è il simbolo della società dei consumi. Riservata al 20% degli abitanti della terra, i più ricchi, porta inesorabilmente al suicidio ecologico per la distruzione delle risorse naturali (necessarie per la sua produzione) o per i diversi tipi di inquinamento tra cui l’aumento dell’effetto serra. L’automobile provoca guerre per il petrolio di cui l’ultima per data è il conflitto iracheno. L’automobile porta anche come conseguenza una guerra sociale che provoca un morto ogni ora solamente in Francia. L’automobile è uno dei flagelli ecologici e sociali del nostro tempo.

Noi le preferiamo: il rifiuto dell’ipermobilità. La volontà di abitare vicino al luogo di lavoro. Camminare a piedi, andare in bicicletta, prendere il treno, utilizzare i trasporti collettivi.

cellulari
Il telefonino è un falso bisogno creato apposta dalla pubblicità

3. Liberarsi dal telefonino

Il sistema genera dei bisogni che diventano delle dipendenze. Ciò che è artificiale diventa naturale. Come numero di oggetti della società dei consumi, il telefonino è un falso bisogno creato apposta dalla pubblicità. “Con la telefonia mobile, siete mobilitabili in un istante”. Assieme al telefonino butteremo via i forni a micro-onde, le falciatrici a motore, e tutti gli oggetti inutili della società dei consumi.

Noi preferiamo al telefonino la posta, la parola, ma soprattutto cercheremo di vivere per noi stessi invece di cercare di riempire il vuoto esistenziale con degli oggetti.

4. Rifiutare l’aereo

Rifiutare di prendere l’aereo, è prima di tutto rompere con l’ideologia dominante che considera un diritto inalienabile l’utilizzo di questo mezzo di trasporto. Però, meno del 10% degli esseri umani hanno già preso l’aereo. Meno dell’1% lo utilizza tutti gli anni. Questo 1%, la classe dominante, sono i ricchi dei paesi ricchi. Sono loro che detengono i media e fissano le regole della società. L’aereo è il mezzo di trasporto più inquinante per passeggero trasportato. A causa dell’alta velocità, sballa la nostra percezione delle distanze.

Noi preferiamo andare meno lontano, ma meglio, a piedi, sul carretto a cavallo, in bicicletta o in treno, in barca a vela, con ogni veicolo senza motore.

5. Boicottare la grande distribuzione

La grande distribuzione è inscindibile dall’automobile. Disumanizza il lavoro, inquina e sfigura le periferie, uccide i centri delle città, favorisce l’agricoltura intensiva, centralizza il capitale, ecc. La lista dei flagelli che rappresenta è troppo lunga per essere elencata qui.

Noi le preferiamo: prima di tutto consumare meno, l’autoproduzione alimentare (l’orto), poi le botteghe di quartiere, le cooperative, l’artigianato. Questo ci porterà anche a consumare meno e a rifiutare i prodotti industriali.

carne
L’alimentazione carnea è anche un grosso problema ecologico

6. Mangiare poca carne

O meglio, mangiare vegetariano. Le condizioni di vita riservate agli animali di allevamento rivela la barbarie tecno-scientifica della nostra civiltà. L’alimentazione carnea è anche un grosso problema ecologico. È meglio nutrirsi direttamente dei cereali che utilizzare il terreno agricolo per nutrire animali destinati al macello. Mangiare vegetariano, o comunque mangiare meno carne, ci porta anche una miglior igiene alimentare, meno ricca in calorie.

7. Consumare prodotti locali

Quando si compra una banana delle Antille, si consuma anche il petrolio necessario al suo trasporto verso i nostri paesi ricchi. Produrre e consumare localmente è una delle condizioni migliori per entrare nel movimento di decrescita, non in senso egoistico, chiaramente, ma al contrario perché ogni popolazione ritrovi la sua capacità di autosufficienza. Per esempio, quando un contadino africano coltiva delle noci di cacao per arricchire qualche dirigente corrotto, non coltiva di che nutrirsi e nutrire la sua comunità

8. Politicizzarsi

La società dei consumi ci lascia la scelta: tra Pepsi-Cola e Coca-Cola o tra caffè Lavazza e caffè “equo” di Max Havelaar. Ci lascia delle scelte da consumatori. Il mercato non è né di destra, né di centro né di sinistra: lui impone la sua dittatura finanziaria avendo come obiettivo di rifiutare qualunque contraddittorio o conflitto di idee. La realtà sarà l’economia: gli umani si sottomettano. Questo totalitarismo è paradossalmente imposto in nome della libertà, di consumare. Lo status di consumatore è addirittura superiore a quello di essere umano...

Noi preferiamo politicizzarci, come persone, nelle associazioni, nei partiti, per combattere la dittatura delle fabbriche. La democrazia esige una conquista permanente. Muore quando viene abbandonata dai cittadini. È ora di propagare l’idea della decrescita.

relazioni
Privilegiare la qualità della relazione con se stessi e con gli altri

9. Sviluppo della persona

La società dei consumi ha bisogno di consumatori servili e sottomessi che non desiderino più essere degli umani a tutto tondo. Questi non possono più esistere che grazie all’abbrutimento, per esempio davanti alla televisione, ai 'divertimenti' o al consumo di psicofarmaci (Prozac…)

Al contrario, la decrescita economica ha come condizione uno sviluppo sociale ed umano. Arricchirsi sviluppando la propria vita interiore. Privilegiare la qualità della relazione con se stessi e con gli altri a detrimento della volontà di possedere degli oggetti che a loro volta vi possiederanno. Cercare di vivere in pace, in armonia con la natura, non cedere alla propria violenza, ecco la vera forza.

10. Coerenza

Le idee sono fatte per essere vissute. Se non siamo capaci di metterle in pratica, serviranno solo a far vibrare il nostro ego. Siamo tutti a bagno nel compromesso, ma cercheremo di tendere alla maggior coerenza. È la scommessa della credibilità dei nostri discorsi. Cambiamo ed il mondo cambierà.

Questa lista sicuramente non è esaustiva. A voi completarla. Ma se non ci impegniamo a tendere verso la ricerca della coerenza, ci ridurremo a lamentarci ipocritamente sulle conseguenze del nostro stile di vita. Evidentemente non c’è un modo per vivere 'immacolati' sulla Terra. Siamo tutti a bagno nel compromesso, e va bene così.

Articolo di Bruno Clémentine e Vincent Cheynet, tratto da La decrescita

Fonte originale: Casseurs de pub

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13 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
10 Febbraio 2012 13:09, Paolo ha scritto:
Non amo le posizioni così estreme, non siamo tutti asceti e ci deve essere un po' di elasticità per consentire che idee di per sè buone si possano diffondere. http://sarmaivero.blogspot.com/2012/02/resistenza-passiva-consumismo-e.html Qui la mia opinione in proposito. Paolo.
11 Dicembre 2011 20:05, vale ha scritto:
1) fatto 2) fatto 3) la vedo dura 4) mmmmmh 5) fatto 6) fatto 7) fatto 8) fatto 9) quasi fatto 10) fatto! =D
11 Novembre 2011 14:52, Pietro ha scritto:
Sono d'accordo con Marco B. e soprattutto Danilo. E personalmente sono anche stanco di trovare i soliti 10 comandamenti ... mai una volta che siano 7 o 12 :)) Perchè questi più che consigli, sembrano proprio dei comandamenti. L'unico vero punto, a mio avviso, è il nove e da lì discendono tutti gli altri.
16 Agosto 2011 18:54, Marco B. ha scritto:
Abbastanza d'accordo con Danilo: fosse stato scritto nel 2021, quando sicuramente anche Internet avrà la sua bella quota di intrattenimento dozzinale (o forse ce l'ha già adesso) avrebbe scritto "liberarsi del computer", che è sicuramente anch'esso usabile in modo molto, ma molto confacente alla società del capitalismo e della flessibilità/alienazione esasperata. Si pensi alla velocità d'esecuzione,al culto della performance e del dettaglio minimo, ai compiti in tempo reale e al multitasking:non sono forse modalità stressanti che, però, sono spesso passate dai requisiti per un computer ai requisiti per un uomo? Il computer può renderci delle macchine ed è estremamente time-consuming e ipnotizzante, almeno quanto la TV (anche se non ugualmente passivo). Peccato sia anche il medium col quale è veicolato l'articolo stesso che inneggia a baite di montagna e cose fatte a mano. Siamo figli del nostro tempo, negarlo è controproducente.
15 Agosto 2011 21:09, Franco ha scritto:
Coloro che bollano come utopie quelle che invece sono legittime aspirazioni umane non si accorgono che i loro progenitori sono stati ripetutamente sconfessati fino ai giorni nostri. E allora non possono respingere l'accusa di inedia che è giusto rivolgere loro.
Quindi non dobbiamo stancarci di chiedere eguaglianza, fratellanza, rispetto di noi e degli altri, rispetto e studio della natura, del mondo animale, vegetale e minerale, del mondo spirituale, commerciale, etc. Così facendo passeremo sotto un crogiuolo di verità ogni falso progresso ci venga ammannito vdai soliti furbi come pure apriremo subito la nostra adesione a progetti che rispecchino quella utopia.
Buon Ferragosto.
15 Agosto 2011 10:22, GIOVANNI GREGORETTI ha scritto:
Con piacere ho letto il commento di Danilo perchè solleva una voce critica all'articolo in argomento. E le sane critiche sono il giusto condimento per una sana crescita..... mentale. Oggigiorno abbiamo strumenti che ci consentirebbero di sviluppare a bassissimo costo le nostre conoscenze e la nostra cultura e, conseguentemente, migliorare la nostra vita. Si perchè a mio modo di vedere la "decrescita"(io non la chiamerei così!) necessariamente deve passare attraverso una elevazione generale del livello culturale che abbatta gli stereotipi del cosidetto "progresso". Io mi sentirò realmente progredito quando nel mondo non ci saranno più le insulse guerre, gli insulsi personaggi politici e qualsiasi altra forma di potere che ci imponga modelli di vita.... insulsi! A mio modo di vedere saremo realmente progrediti quando avremo come regola fondamentale IL PIENO RISPETTO di noi stessi e delle altre persone che abitano la nostra stessa casa: il mondo! Non devono più regnare la sopraffazione, l'inganno, l'egoismo, ma la fratellanza fra le genti e il RISPETTO! Qualcuno mi dice che sono utopie, qualcun altro mi dice che sono un anarchico (come se fosse un insulto!) infine mi dicono anche che sono un presuntuoso. Io ritengo che sia ora di comprendere che la natura ci stritolerà se non cominciamo a rispettare il mondo dove TUTTI viviamo. Grazie.
13 Agosto 2011 18:52, Danilo ha scritto:
Non sono poi tanto convinto che la ricetta giusta per una reale decrescita sia questa. In molti punti a me sembra di leggere una certa nostalgia per l'isolazionismo. Siamo davvero certi che la televisione, per esempio, sia di per se "il male". La televisione è uno strumento. Non è né buono né cattivo. Non è di destra o di sinistra. Dipende dall'uso che ne facciamo. Preferire gli spettacoli dal vivo? Forse questo potrebbe essere valido per i tanti che vivono in località dove questo è possibile. Ma molti vivono in località dove questo è decisamente impossibile. Piacerebbe anche a me vedere dal vivo uno spettacolo di Dario Fo, per esempio, ma, per un'infinità di motivi, non lo posso fare. Mi si vuole privare della possibilità di guardarlo in quella scatola demonizzata che è la televisione? Gli amish, negli Stati Uniti, hanno già adottato stili di vita simili a quello proposto nei dieci consigli. Ma non mi pare davvero che la loro comunità viva una vita paradisiaca. Informarsi per credere.
11 Giugno 2011 09:47, Fabrizio ha scritto:
La socializzazione dei mezzi di produzione ... Mi sembra di averla già letta da qualche parte!
Anche se negli effetti sono concorde sulla necessità di invertire la logica attuale del capitalismo e del consumismo, credo che la comunicazione del come e del cosa andrebbe fatto, sia un tema molto delicato. Come poter dire alle persone che le esigenze e le scelte future passeranno per i gruppi di acquisto, senza essere "tacciati" di comunismo?
La mia non vuole essere una battuta "post-berlusconimo" ma piuttosto una considerazione seria sulla necessità di proporre i temi della decrescita evitando che si cada inevitabilmente nell'incomprensione di voler proporre vecchie ricette che, alla prova dei fatti e della storia, non hanno prodotto un buon esempio di governo locale e mondiale.
Occorre testimoniare e comunicare in modo nuovo, con una rottura del passato.
Forse avremo la chance di poter coinvolgere altre persone ed avvicinarle alle nostre posizioni.
11 Giugno 2011 00:17, Franco ha scritto:
Consapevole che il primo mio commento introduce un criterio di sistema antitetico a quello capitalista di profitto attualmente in atto, aggiungerei un'altra considerazione a quella principale della necessità di predeterminare il fabbisogno energetico secondo priorità il più democraticamente e internazionalmente stabilite.
Passando cioè da una linea di macro-economia a quella del consumo individuale in un mercato libero, diventa determinante agli effetti di impedire una sovrapproduzione la maggior possibile socializzazione dell'uso dei mezzi e strumenti di lavoro(agricoltura,edilizia, informatizzazione, trasporti, etc.)il che porterebbe a crescite o decrescite pienamente controllate nei vari effetti collegati e dipendenti. Essendo cioè costante e continuo l'utilizzo e lo sfruttamento comune dei mezzi si avrebbe una percezione più immediata e non speculatrice dell'andamento dei bisogni, ma soprattutto si depotenzierebbero quelle leve di competività e di produttività che, essendo altrimenti lasciate in balia della speculazione e della rendita, non potrebbero invece giustamente rapportarsi con gli eventi e con i fatti naturali dello sviluppo umano.
8 Giugno 2011 13:53, Juan Carlos ha scritto:
Aggiungerei alla lista dei consigli per allontanarsi dal consumismo... 11) Spogliarsi dei vestiti quando fa caldo! Aderisco ad un'associazione naturista che mi ha insegnato molti aspetti sconosciuti ai movimenti della decrescita felice. Vivo in un villaggio eco-naturista dove i vestiti hanno assunto la loro funzione principale, ossia proteggere dal freddo e dalle abrasioni. Se così fosse per tutti, quanta energia potremmo ulteriormente risparmiare? Vediamo... Meno cicli di lavatrici dalla primavera all'autunno, in conseguenza del minor utilizzo di vestiario da cambiare ogni giorno a causa del sudore e degli odori. Da noi si risolve con una doccia d'acqua, breve e quotidiana. Meno condizionatori/climatizzatori accesi nei locali/uffici, installati per indossare camicia, giacca e cravatta pure d'estate. Da noi si sta bene anche nudi. Meno vestiti in tintorie che utilizzano prodotti chimici smacchianti. Da noi si usano anche vestiti logori ma ancora funzionali al loro scopo. Meno prodotti farmaceutici/estetici da acquistare per nascondere gli effetti del sudore/odore sulla pelle e sui vestiti. Da noi ci si toglie il capo vestiario al primo accenno di sudore. Meno stress per seguire i dettami della moda. Da noi le marche d'abbigliamento lasciano indifferenti. Rapporti umani paritari basati sul reciproco rispetto e non in conformità di status-symbol della divisa indossata. Prima di giudicare bisognerebbe provare. Magari iniziate in casa se avete pudore!
7 Giugno 2011 15:07, Fabrizio ha scritto:
Ritengo l'articolo un buono spunto per iniziare una riflessione personale sui temi trattati.
Sono importanti la curiosità e l'iniziativa personale come elementi fondamentali per una conversione della persona dalla completa passività alla consapevolezza e dunque alla cittadinanza attiva.
Sono d'accordo sull'importanza del fattore "energetico", consapevole del fatto che un comportamento critico non è poi così difficilmente realizzabile con pratiche alternative tipo fotovoltaico, piuttosto che solare termico o micro eolico.
Penso a semplici accorgimenti tecnici come le resistenze degli elettrodomestici più comuni (lavatrici e lavastoviglie) che facilmente potrebbero essere sostituiti (e con loro gli alti consumi di energia elettrica) con il circuito dell'acqua calda riscaldata dalla caldaia (magari alimentata con il solare termico). O tutto il tema degli apparecchi in stand-by.
Ad ogni modo quello che noto nella finta dialettica televisiva (pur non vedendola) è che il tema sottostante ai quesiti referendari sul nucleare e sull'acqua pubblica, il cd consumo critico, non è minimamente affrontato. Come si può pensare di argomentare la posizione contro il nucleare senza mettere in campo una riflessione più generale sullo stile di vita consumistico, sul consumo critico, sulla decrescita dei consumi, sul picco del petrolio? La risposta dell'opposizione al referendum, corretta da quel punto di vista, è che se non è nucleare è gas/petrolio con impatti ecologici e sanitari devastanti.
La nostra risposta deve partire da una semplice costatazione: dobbiamo ridurre i consumi, magari caricando di una tassazione maggiore quei consumi definibili come lussiosi.
Eppoi questa è sola la prima battaglia. Tra qualche anno dovremo fare i conti con l'evidenza dei fatti, il picco del petrolio e la curva discendente della produzione mondiale, l'aumento della richiesta di paesi come Cina, India, Brasile e l'aumento costante dei prezzi.
Manca completamente un piano strategico di medio lungo periodo e di politiche energetiche alternative credibili come sta a dimostrare il caso di Monaco di Baviera.
3 Giugno 2011 01:21, Franco ha scritto:
D'ACCORDO CON L'ARTICOLO, MA VORREI CHE LA DISCUSSIONE VERTESSE ANCHE SUL CD FABBISOGNO ENERGETICO. E' QUELLO INFATTI UNO DEGLI ARGOMENTI PRINCIPE PER I SOSTENITORI DELLE CENTRALI TERMONUCLEARI IN ITALIA, CHE FANNO LEVA SULLA DIFFERENZA DI COSTO, SOTTACENDO COMUNQUE IL PROBLEMA DELLO SMALTIMENTO DELLE SCORIE DI PER SE STESSO, A MIO PARERE, CAMPALE.
SONO D'ACCORDO CIOE' CHE SI CONSUMA MALE MA E' ANCHE VERO, A MIO PARERE, CHE SI PRODUCE TROPPO DI...INUTILE E CHE PER PRODURRE QUELLE INUTILITA' OCCORRE ENERGIA.
IL FABBISOGNO ENERGETICO DOVREBBE ESSERE INDIRIZZATO E CALIBRATO ALLA PRODUZIONE UTILE ED ESSENZIALE SECONDO GLI...ANTICHI PIANI ECONOMICI E LE POTENZIALITA' NATURALI DEI SINGOLI STATI DELL'UNIONE EUROPEA, PER QUANTO CI RIGUARDA COME ITALIA.GLI ALTRI PRODOTTI DOVREBBERO PERTANTO ESSERE FRENATI DA MAGGIORI TARIFFE DI UTENZA.
2 Giugno 2011 19:18, GIOVANNI GREGORETTI ha scritto:
Molto vi sarebbe da dire in rifermento a questo articolo. Premesso che sono vegetariano dal 1981 e che cerco in genere di consumare il meno possibile ritengo che questo genere di articoli generi nella massa delle persone un gravissimo senso di rifiuto verso queste bellissime teorie. A me piace vedere la televisione specialmente quando vi sono documentari che riguardano la storia, la scienza o altre informazioni che possono far meglio comprendere le complesse problematiche della vita e i condizionamenti a cui veniamo, a nostra insaputa (forse) sottoposti. Mi piacciono i programmi cosiddetti politici che ci mostrano quante di queste persone (nostri dipendenti) meriterebbero di essere mandati a quel paese tanto sono ignoranti, arroganti e strafottenti. Ma noi povero popolo bue dobbiamo chiamarli onorevoli... Come ho già detto in altri commenti su "il Cambiamento" ho 59 anni e lavoro come geometra lp prediligendo la bioedilizia. Molti anni fa non c'erano la televisione, il computer, il telefono e le persone amavano il re e il papa. Oggi che possediamo innumerevoli mezzi di comunicazione e di informazione siamo (forse) più incolti di prima. Come mai? A mio modo di vedere oggi avremmo la possibilità di ben conoscere le nefandezze (di ogni genere) che i nostri potenti comandanti (odio questo termine) commettono perchè non è vero che il problema vero risiede nella televisione nel telefonino o nel computer MA nell'uso che se ne fa di questi strumenti. Se non ci fosse il computer non avrei conosciuto "il Cambiamento". Comunque, giorni addietro ragionavo con Laura circa l'eccessivo consumismo imperante che ci porterà sicuramente al disastro. Bisognerebbe consumare meno, ma così il sistema fallirebbe. Ergo? il sistema è sbagliato.
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Autore: Serge Latouche
Casa editrice: Bollati Boringhieri
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