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Ogm, una ricerca canadese conferma: "La sicurezza alimentare è a rischio"

29 Aprile 2011

ogm
Gli studi in materia di ogm e sicurezza per la salute umana continuano a mettere in evidenza importanti criticità

Mentre l'Alto Adige è ufficialmente OGM-free, grazie alle norme contenute nella legge ‘omnibus’ approvata nell’ultima seduta della Giunta Provinciale di Bolzano e l’uso di sementi OGM in Alto Adige è stato definitivamente messo al bando, gli studi in materia di ogm e sicurezza per la salute umana continuano a mettere in evidenza importanti criticità. Ultimo, ma soltanto in ordine di tempo, è l’interessantissimo studio condotto dagli scienziati dell’Università di Sherbrooke in Canada.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Reproductive Toxicology, è stata condotta su 69 donne, 30 delle quali incinte, di cui sono stati misurati i livelli ematici degli erbicidi a base di glifosato e glufosinato, e della proteina insetticida Cry1Ab prodotta dai geni del batterio del suolo Bacillus thuringiensis (Bt).

L’indagine ha messo in evidenza la presenza di tracce di pesticidi ed erbicidi associati alla coltivazione di OGM. Poiché gli individui selezionati non sono mai entrati in contatto diretto con gli erbicidi, la loro presenza nel corpo umano è stata attribuita all'alimentazione, lasciando ipotizzare un identico rischio di esposizione per la maggioranza della popolazione a causa della forte presenza nella dieta canadese di cibo Ogm.

“La valutazione dei rischi sanitari connessi agli erbicidi e agli insetticidi è da tempo al centro del dibattito nel mondo scientifico – commenta Fabrizio Fabbri, direttore scientifico della Fondazione Diritti Genetici - e gli autori dello studio canadese hanno fatto appello a tossicologi, nutrizionisti ed esperti della riproduzione affinché, utilizzando i loro dati, approfondiscano ulteriormente il fattore di rischio sanitario eventualmente attribuibile all’esposizione a queste molecole, soprattutto nella fase prenatale.

Questo dato – continua Fabbri - è di estrema importanza, visto che la maggior parte delle colture GM commercializzate in Nord America presenta caratteristiche di resistenza agli erbicidi e/o la produzione di una proteina insetticida”.

D.S.

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10 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
14 Maggio 2011 12:22, Stefano ha scritto:
PER LA REDAZIONE: Perchè i capoversi a me scompaiono mentre per altri utenti li mantenete?
13 Maggio 2011 23:08, Stefano ha scritto:
Ciao Scusa il ritardo ma ho avuto un mare di cose da fare. Comunque anche per me è un piaere poter discutere civilmente. Tornando a noi l'informazione sul costo della paglia non so dove tu l'abbia presa ma queste sono le quotazioni attuali: http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/231. circa 130 %u20AC/ton per la paglia contro i 250-330 %u20AC/ton del frumento Per quanto riguarda la "varietà perfetta" non esiste e non esisterà mai, semplicemente perchè non esiste la perfezione: tutti gli organismi mutano ed evolvono alcuni avranno dei vantaggi che gli permetteranno di surclassare altre specie concorrenti e di sopravvivere. Nelle scienze inoltre le conoscenze aumentano e si possono ottenere varietà sempre più adatte alle esigenze di agricoltori e consumatori (è bene ricordare che si produce/ciò che si può e si riesce a vendere). Inoltre ogni terreno è diverso ed avrà varietà che meglio si adattano alle sue caratteristiche (esposizione, composizione chimica, altitudine, caratteristiche climatiche etc...) per fare un esempio in Argentina esistono circa 600 varietà di soia gm che sono il frutto di pochi "eventi ogm" ma inseriti in piante adattate ai molteplici climi di quello stato (questo esempio fa anche capire come gli ogm non diminuiscano affatto la biodiversità agraria). Comunque voglio provare ad immaginare un'agricoltura come la pensi tu. Iniziamo eliminando tutti i pesticidi: ingenti perdite di raccolto (in annate sfortunate anche tutto o quasi) produzioni contaminate da tossine di vario tipo spesso cancerogne vedi:http://it.wikipedia.org/wiki/Aflatossine o anche le fumonisine responsabili, tra le altre di malformazioni come la spina bifida). tra l'altro tutte le cose di cui parlavi prima come i "capannoni ipertecnologici" servono anche a tutelare il consumatore da tutte queste contaminazioni garantendo un prodotto sano controllato non marcio o acerbo. Persino l'agricoltura biologica fa uso di certi insetticidi e nonostante tutto ha raccolti sensibilmente più scarsi. Togliendo gli erbicidi il risultato sarebbe (oltre ad un ulteriore calo di resa) il ritorno alle mondine che fino agli anni '50 si spaccavano la schiena come schiave sotto il sole a strappare l'erbacce. quanto costerebbe il raccolto alla fine per pagare tutta questa forza lavoro? E non ho ancora abolito i mezzi meccanici... Se dall'oggi al domani si imponesse di tornare al'agricoltura degli anni '50 (60 anni fa non 2000) le persone che muoino di fame non sarebbero più 1 miliardo ma 3 o 4 per l'improvvisa impennata dei prezzi che decuplicherebbero (e forse è poco) sia per gli aumentati costi di produzione che per i raccolti molto più scarsi. Basti pensare che due mesi fa è bastato un rialzo delle quotazioni per scatenare putiferi in mezza africa. La felicità è un concetto che lascio volentieri ai filosofi, mi limito a constatare che che oggi l'uomo vive sempre più a lungo è debellato molte malattie mortali (anche grazie alla cosìdetta rivoluzione verde) oggi in Italia a 60 anni sei ancora una persona di "mezzaetà" mentre nel secondo dopoguerra un settantenne si considerava già fortunato di essere scampato così a lungo. Certo tuuto ciò ha originato anche dei problemi ma questi si combattono con lo studio ed il progresso non con l'arretramento imposto. Stefano PS: Di bovini non ne so molto ma mi risultano molte altre razze (reminescenze universitarie) ad esempio la jersey e la bruna da latte e da carne ci sono anche le varie piemontesi, marchigiane, chianine, maremmane. Cercando su google ne ho trovate molte altre italiane e straniere. Se poi una razza non è più competitiva non ha senso continuare ad allevarla, chi ripaga l'allevatore dei suoi sforzi? tu compreresti carne o latte con un prezzo fuori mercato solo perchè viene da una razza "antica"? specie se poi questa non dovesse avere peculiarità che ne giustifichino il sovrapprezzo. L'unico peccato è che degli animali, al contrario delle piante, non si possono conservare i semi per eventuali futuri incroci. Stefano
5 Maggio 2011 11:20, Jacopo Goracci ha scritto:
Caro Stefano,
innanzitutto grazie per il bello scambio che stiamo avendo! E' raro oggi!
Comunque, io penso (e chiaramente non solamente io) che la fame non la si elimini certo massimizzando la produzione: questa è una sfida già persa, con i risultati chiari e lampanti davanti agli occhi, no? Abbiamo macchine guidate con GPS che seminano, concimano e diserbano automaticamente, mietitrebbie che eseguono il lavoro teleguidate, varietà ogni anno nuove (proprio perchè nessuna in realtà è ancora giusta e adatta??), capannoni ipertecnologici con atmosfera modificata...e poi il grano costa un Euro al quintale meno della paglia (a causa della mancanza di zootecnia e della taglia bassa dei cereali), un miliardo di persone hanno un alto grado di malnutrizione, opure muoiono a causa della fame, il resto della popolazione mondiale è sovrappeso, malato di cancro e stressato...non mi sembra che questa sia la strada che porti alla felicità? Oppure sbaglio?
Ciò non vuol certo dire di tornare ad essere popolo nomade di raccoglitori, ma nemmeno essere così ottusi da perseguire in una strada così errata com'è quella imboccata dall'uomo ormai da troppi anni.
Poi, francamente non penso proprio che la biodiversità sia aumentata. Si pensi alla zootecnia: oggi viene allevata una sola razza per il latte (la Frisona, con vita brevissima a causa del troppo sfruttamento: solamente 2 lattazioni!) e poche per la carne (Limousine, Charollaise e meticci con Frisone scaturiti da inseminazione artificiale)...e la Pontremoloese, la Cabannina, la Garfagnina??!!
Ripeto, non lasciamo che il danaro guidi le scelte, mettiamo sempre la ragione e la lungimiranza sopra ad ogni cosa.
Ne va del nostro futuro, se ancora ne abbiamo!
Jacopo Goracci
4 Maggio 2011 17:21, Stefano ha scritto:
Jacopo, Infatti non si crea nulla dal nulla si trova qualcosa che si sa se e come funziona (ad es. la tossina cry usata dal B.t.) e lo si copia e traferisce nella varietà d'interesse. Se la caratteristica è in una pianta poco prduttiva o non alimentare come fai? puoi investire anni e milioni per cercare di spostare quella caratteristica con incroci et simila facendo in modo che non si passino anche caratteri sgraditi. Anche se un ipotetico contadino africano avesse una varietà di mais resistente alla siccità (che non farebbe schifo neanche a noi!) ma con spighe di un decimo rispetto alle varietà convenzionali, non si ripagherebbe neanche il sudore della fronte, figurarsi attrezzature e quant'altro. Fino a 60/70 anni l'agricoltura era come la immagini tu, si applicavano solo tecniche agronomiche di base, non esisteva la chimica, l'industria sementiera etc.. Ma si moriva di fame, anche noi italiani fino ai primi del '900 emigravamo per fame, la pianura padana era quell' descritta ne "l'albero degli zoccoli"; alla fine dell'800 una malattia che colpì la coltivazione di patate in Irlanda provocò la carestia e conseguente migrazione di milioni di persone. Oggi l'alto costo delle materie prime alimentari sta facendo scoppiare rivoluzioni, e le scorte mondiali hanno ripreso a calare. Sulla diversità oggi esistono molte ma molte più varietà che in passato, grazie alle innovazioni della selezione varietale (il ciliegino di Pachino è israeliano: hazera genetics, 1989) ogni anno si approvano decine di nuove varietà di ogni specie. Come ho letto di recente si può dire che la biodiversità in un sistema agrario è limitata alla specie coltivata ma la biodiversità agraria, intesa come numero di specie e cultivar disponibili è in costante aumento. certo un campo coltivato non avrà mai la biodiversità di un ecosistema non antropizzato, ma non possiamo vivere di frutti selvatici. Inoltre usare metodi che hanno rese inferiori significherebbe, per mantenere una produzione sufficiente per sfamare 6 miliardi di umani, traformare aree naturali in campi per colmare il calo produttivo.
3 Maggio 2011 18:11, Jacopo Goracci ha scritto:
Stefano,
non mi riferivo in particolare al Creso per quanto riguarda la celiachia: era solamente un esempio, ma se vuoi capire meglio a cosa alludessi, puoi dare un'occhiata a questo articolo: http://www.semirurali.net/modules/news/article.php?storyid=82.
Riguardo agli OGM, mi chiedo: perchè spendere miliardi di dollari, come giustamente sostieni, per creare un qualcosa che in natura c'è già?
Esistono già antiche sementi resistenti alla salinità, esistono già varietà adatte ad ogni tipologia di ambiente e terreno, solamente sono state dimenticate e cancellate. Cancellate dalla smania di uniformare tutta la terra, eilminare la biodiversità dei terreni e ricreare, con il falso ausilio della chimica, un "terreno perfetto" in ogni ambiente. Tali sementi, poi, provengono da millenni di co-evoluzione con (e senza) l'uomo, quindi direi già ampiamente sperimentati nel lungo termine.
La diversità è sinonimo di vita stabile, l'omogeneità è invece instabile e precaria.
Jacopo Goracci
2 Maggio 2011 21:32, Stefano ha scritto:
Sulla relazione celiachia-Creso (che non è un ibrido, ma frutto dell'esposizione ad agenti mutageni) non sono molto convinto ma preferisco non addentrarmi perchè non ne so molto ed esula un po' dal discorso. Sulla "naturalezza" maggiore delle varietà convenzionali invece non sono proprio d'accordo: posto che le basi della vita sono uguali per qualunque essere vivente, e che il trasferimento genico inter-specifico in natura avviene: perfino noi nelle nostre cellule abbiamo ancestralmente integrato dei batteri (vedi origine mitocondri), il trasferimento genico orizzontale è frequente nei batteri; il mandarancio e il triticale sono frutto di incroci interspecifici... E comunque pensi che se qualcuno creasse ogm cis-genici, cioè con geni che arrivano da organismi della stessa specie (è già stato fatto), non se ne direbbe comunque peste e corna? Il problema è che per seleionare varietà migliori, convenzionali o gm che siano (le seconde hanno costi di sviluppo mediamente inferiori), ci vogliono anni e milioni di investimenti, è naturale che chi investe voglia dei guadagni. Se non vuoi riconoscerglieli sei libero di coltivare varietà vecchie non tutelate. Se invece pensiamo ad ogm "etici" con fini umanitari, nei laboratori di tutto il mondo se ne sono sfornati di ogni: resistenti alla salinità del terreno, alla siccità, con valori nutrizionali migliorati... Ma non si è trovato un governo o fondazione che abbia investito in questo. Quando si è trovato (caso del Golden Rice) la burocrazia e le fisime di certi ambientalisti sono riusciti a bloccare il progetto.
2 Maggio 2011 18:09, Jacopo Goracci ha scritto:
Caro Stefano,
concordo con te, davvero. E proprio per questo è necessario sperimentare e fare ricerche serie super-partes sugli effetti delle nuove colture immesse in masa sul mercato.
Anche se per me un nuovo ibrido di grano non può essere paragonato ad una soia ingegnerizzata (pensiamo alla modificazione intra-specifica, ben diversa dalla inter-specifica ed alle ripercussioni sui consumi di disseccanti), mi rendo conto degli effetti devastanti che le nuove varietà ibride hanno portato nella popolazione umana: una per tutte la celiachia. O sbaglio?
Continuare a farsi e fare domande intelligenti penso sia l'unico modo per "riattivare" le menti pigre e stanche (da cosa, poi?!?) di chi pensa che con un gene si possa risolvere la fame nel Mondo, mentre in realtà è solamente a caccia di danaro, sempre più scollegato da qualsiasi fattore produttivo reale e concreto.
Jacopo Goracci
2 Maggio 2011 16:40, Stefano ha scritto:
Benissimo Jacopo, allora iniziamo a testare tutte le nuove sementi convenzionali che creiamo ogni anno come e più delle varietà gm. In quanti anni lo quantifichiamo questo "lungo termine" (considerato ceh una varietà dopo vent'anni è già vecchia e superata)? Il mio commento precedente voleva mettere in luce proprio questo aspetto: i problemi denunciati da questo studio sono applicabili benissimo a tutte le principali colture tradizionali e anche biologiche, ma nell'articolo si parla solo di ogm. Oltretutto sia sul Glyphosate che su le tossine Cry (quelle del B.t.)sono già stati eseguiti test per la loro tossicità e il fatto che se ne rilevino tracce nel corpo non significa necessariamente che siano dannosi.
30 Aprile 2011 09:05, Jacopo Goracci ha scritto:
Personalmente penso che chi esprime riserve sugli OGM lo faccia con in testa il sacrosanto "principio di precauzione" secondo il quale se non si conoscono gli esiti A LUNGO TERMINE di una nuova scoperta, non la si introduce mascherandola da panacea per tutti i mali.
Dobbiamo dire che l'Uomo non lo ha mai rispettato questo principio (cfr la situazione giapponese con il nucleare), ma dovrà pur iniziare a capire qualcosa dai suoi errori?!?
Jacopo Goracci
29 Aprile 2011 19:07, Stefano ha scritto:
Se quanto portato alla luce da questo studio risultasse vero (io mantengo delle riserve visto che con quelle stesse piante ci nutriamo praticamente tutti i nostri capi di bestiame) non sarebbe cmunque un problema solo per quegli ogm (solo quelli hr e bt, è vero sono la mggior parte) ma per tutta l'agricoltura: anche per i prodotti biologici (il batterio B.t. è ampiamente usato come insetticida su queste colture)e per tutte quelle colture convenzionali che usano (anche in Italia) il Glyphosate in presemina, senza contare che esistono varietà convenzionali (non gm) resistenti,come gli ogm di tipo hr, a questo erbicida (vedasi diverse varietà di riso,mais,soia,segale,avena,orzo e molte altre). Tra l'altro di queste varietà nessuno ne parla, a riprova del fatto che chi attacca gli ogm (come se fossero tutti uguali) non giudica i prodotti del singolo evento gm ma pretende di condannare tutta una tecnologia a prescindere. Che differenza c'è tra una soia hr gm e una con le stesse caratteristiche ma convenzionale? A parte i tempi maggiori necessari per selezionare la seconda che, è sempre bene ricordarselo, non se la fa in casa il contadino ed è tutelata quanto una varietà gm (vedi proteione varietale, upov)
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Autore: Centro Nuovo Modello di Sviluppo
Casa editrice: Ponte alle Grazie
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