Il custode del faro di Augusta

Vogliamo ospitare l'appello di Antonio Coria, da anni custode del faro di Augusta, simbolo della cittadina. Augusto è disabile,conserva e custodisce gratuitamente il vecchio faro dove prima tra l'altro c'era un centro di ricerca poi chiuso per mancanza di fondi.E ora rischia di essere cacciato.Gli ha dato voce il quotidiano Siracusa Oggi;lo fa anche Il Cambiamento.

Il custode del faro di Augusta

Da 14 anni è il custode del Faro Santa Croce, ma la sua vita è ben diversa da quella del “Guardiano del faro” di cui lo scrittore Sergio Bambarèn raccontava nel 2002. Per Antonio Coria la vita è tutt’altro che poesia. Da 5 anni si occupa di uno dei luoghi simbolo di Augusta e, per una serie di ragioni, legate anche a vicissitudini personali, lo fa volontariamente, gratis. Coria, che si autodefinisce “l’uomo del faro”, chiede aiuto da tempo, chiede che i diritti che ritiene di avere gli vengano riconosciuti e che gli venga retribuito il lavoro svolto “di fatto” da quando, dopo la chiusura del centro di ricerca per cui lavorava, proprio al Faro Santa Croce,  è rimasto senza un’occupazione. “Nello stesso periodo- racconta a SiracusaOggi- mi sono separato da mia moglie. Ho perso tutto, ma con devozione continuo, ancora oggi, a prendermi cura di uno dei simboli di questa città”. Antonio Coria si sente abbandonato. “Mi sono rivolto a patronati, avvocati, alle istituzioni- prosegue- ma nessuno sembra interessato a darmi una mano. Il mio è un problema di sopravvivenza. Sono disabile, non possiedo alcun bene e la legge sarebbe dalla mia parte”. Cita il Codice civile, la Costituzione italiana e quella europea, le leggi che si occupano di disabilità gravi, di “lavoro di fatto”, di discriminazioni, di cui si sente vittima. Il faro Santa Croce è di proprietà della Regione. “Le persone che ho consultato- lamenta Coria – mi hanno consigliato di lasciare perdere, sostenendo che si tratta di una battaglia inutile e che nessuno mi darebbe ragione. Al contrario, mi è stata prospettata, invece,  la possibilità di perdere anche il diritto di vivere nelle due camere che da anni sono casa mia. Potrebbero arrivare a chiedermi di pagare l’affitto. Intollerabile”. Coria crede di essere stato ingannato, di avere “ricevuto solo calci, come un cane randagio, libero, senza padrone. Spero- conclude il custode del faro- che qualcuno riconoscerà il mio coraggio, la mia moralità. Io, aspetto, spero e intanto continuo a proteggere il Bene Faro”.

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