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Donne per il cambiamento

Ci lascia Wangari Maathai, la "madre degli alberi"

È morta lunedì 26 settembre, Wangari Maathai, "la madre degli alberi", figura cardine dell'ecofemminismo, prima donna africana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace, nel 2004, attivista fondatrice del movimento del Green Belt per l'ambiente e per i diritti delle donne, che ha saputo tenere insieme giustizia sociale e salvaguardia della biodiversità.

di Claudia Bruno - 28 Settembre 2011

maathai
Wangari Maathai, considerata una delle figure cardine dell'ecofemminismo (Foto: Flickr)

Negli anni ho imparato che bisogna avere pazienza, persistenza, impegno. Quando piantiamo gli alberi, a volte ci dicono: "Questo non voglio piantarlo, perché impiega troppo tempo a crescere". Allora devo ricordare loro che gli alberi che stanno tagliando oggi non sono stati messi lì da loro, ma dai loro antenati. Perciò devono piantare alberi che saranno di beneficio per le comunità del futuro. Li porto a pensare che come un arboscello, con il sole, un buon suolo e pioggia abbondante, le radici del nostro futuro sprofonderanno nella terra e un manto di speranza raggiungerà il cielo.
Wangari Maathai

È morta lunedì 26 settembre, Wangari Maathai, ambientalista e biologa keniota, considerata una delle figure cardine dell'ecofemminismo, prima donna africana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace, nel 2004, per "il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace", prima donna keniota ad ottenere una cattedra nel dipartimento di veterinaria all'Università di Nairobi. Maathai è morta in ospedale dove si trovava per ricevere una cura per il cancro, a renderlo noto è il Green Belt Movement, di cui è stata la fondatrice nel 1977.

Presidentessa del Consiglio nazionale delle donne del Kenia dall'1981 al 1987, Maathai condusse il 'movimento della cintura verde', un grosso contributo per fermare la deforestazione (sono stati piantati oltre 40 milioni di alberi nelle foreste del continente africano) e migliorare la qualità della vita delle donne (alla fine degli anni '80 erano coinvolte nel movimento circa tremila donne), che negli anni ha tenuto insieme le battaglie per i diritti civili e delle donne a quelle ambientali, la salvaguardia della biodiversità e la richiesta di nuovi posti di lavoro che vedessero le donne in posizione di leadership nei contesti rurali. Battaglie, queste, che hanno permesso alle iniziative del movimento di essere adottate anche in altri paesi africani (Tanzania, Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia e Zimbawe).

Nata a Nyeri, in Kenia, il primo aprile del 1940, Maathai - conosciuta come "la madre degli alberi" - aveva 71 anni: una vita dedicata alla ricerca e all'attivismo insieme a molte donne delle comunità locali africane che oggi continuano a difendere i territori che abitano facendo tesoro dell'insegnamento di Wangari. Un impegno, il suo, che ha incontrato spesso ostacoli da parte delle istituzioni.

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Molte donne delle comunità locali africane che oggi continuano a difendere i territori che abitano facendo tesoro dell'insegnamento di Wangari (Foto: Ariel Poster)

Maathai si candidò diverse volte in Parlamento, ma riuscì ad essere eletta soltanto nel 2002 quando il partito di Daniel arap Moi - che l'aveva perseguitata con arresti, pestaggi e diffamazioni per la sua opposizione a un progetto di cementificazione del parco di Uhuru, a Nairobi, che fu successivamente annullato - passò all'opposizione. Sotto il governo di Mwai Kibaki, tra il 2003 e il 2005, fu nominata vice ministro per l'Ambiente. "Almeno non devo passare le mie giornate nelle celle della polizia - disse in quella occasione - ora è divertente incontrare gli stessi poliziotti che mi inseguivano con armi e bastoni. Oggi sono molto rispettosi e mi salutano ovunque vada".

Numerose sono state le dichiarazioni dal mondo per ricordare la sua importante opera, tutti concordano su un aspetto particolare: il merito di Maathai è stato soprattutto quello di rendere visibile la connessione che intercorre tra giustizia sociale e salvaguardia ambientale, biodiversità e diritti civili, democrazia e salute.

Ad oggi le donne coinvolte nel movimento hanno piantato oltre 40 milioni di alberi e molte di loro sono diventate "guardiaboschi senza diploma". Insieme a loro, e al mondo dell'attivismo, il grande polmone verde del parco di Uhuru, al centro di Nairobi, saluta Maathai come una delle donne che hanno concretamente contribuito al cambiamento.

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PAROLE CHIAVE
donne  alberi  attivismo  diritti  ambiente  movimenti  africa 
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Autore: Autori Vari
Casa editrice: Piemme
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