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Addio al nucleare. Quale futuro energetico per l'Italia?

La schiacciante vittoria dei Sì ai referendum ha nettamente definito la contrarietà degli italiani alla costruzione di centrali nucleari nel nostro Paese. Quali prospettive si aprono in Italia alla luce dell'esito referendario? Ne abbiamo parlato con Salvatore Barbera, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace Italia, e Paolo Ermani, presidente dell'Associazione Paea.

di Alessandra Profilio - 14 Giugno 2011

nucleare
La schiacciante vittoria dei Sì ai referendum ha nettamente definito la contrarietà degli italiani alla costruzione di centrali nucleari nel nostro Paese

Il Governo dovrà abbandonare definitivamente i piani per il ritorno dell'atomo in Italia. Preso atto di un esito referendario che non lascia spazio ai dubbi, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo hanno annunciato l'intenzione di appoggiare le fonti di energia rinnovabile.

È dunque questa la linea energetica che segnerà il futuro del Paese? Quali prospettive si aprono in Italia alla luce dell'esito referendario? Ne abbiamo parlato con Salvatore Barbera, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace Italia, e Paolo Ermani, presidente dell'Associazione Paea.

Salvatore Barbera ha innanzitutto ribadito la necessità di sfatare il 'falso mito' secondo cui l'energia nucleare avrebbe comportato dei vantaggi economici. “Il nucleare costava poco negli anni '70-'80, epoca a cui risale anche la centrale giapponese di Fukushima. Oggi gli impianti hanno un costo elevato anche perché, giustamente, sono previsti nuovi sistemi di sicurezza”.

“I 60 miliardi di euro, necessari a sviluppare il piano nucleare del Governo – continua Barbera – dovrebbero dunque essere investiti nell'efficienza energetica e nel settore delle rinnovabili che, peraltro, creerebbero più posti di lavoro rispetto al nucleare”.

Di referendum, rinnovabili ed efficienza energetica abbiamo inoltre parlato con il presidente dell'Associazione Paea Paolo Ermani il quale ha sottolineato la necessità che alla vittoria schiacciante del referendum faccia seguito un impegno concreto in primo luogo da parte dei singoli.

“L'esito del referendum può essere considerato positivo se non si ripete ciò che è accaduto dopo la consultazione del 1987. All'indomani della vittoria non bisogna aspettare che qualcun altro, per primo il Governo, faccia qualcosa. Il percorso che ha portato all'esito referendario ha visto una grandissima mobilitazione da parte di comitati, associazioni e singoli cittadini. Adesso è il momento che queste forze si impegnino per una seconda mobilitazione, facendo qualcosa di concreto in prima persona e partendo dalla realtà in cui vivono”.

“Tutte le persone che si sono mobilitate per il referendum agiscano adesso nella quotidianità, modificando tutti i gesti automatici in un'ottica di efficienza energetica. Pensiamo ai risultati che si potrebbero raggiungere se 15 milioni di persone, che sono soltanto una parte di coloro che hanno sostenuto il referendum, agissero nella quotidianità ponendosi degli obiettivi concreti, stabilendo ad esempio di ridurre i consumi energetici del 50% entro la fine dell'anno. Inizia da te e poi coinvolgi gli altri, ecco cos'è necessario”. “La gente – aggiunge Paolo Ermani – può fare tantissimo agendo in prima persona e poi coinvolgendo gli amministratori locali. Inoltre sindacati ed enti pubblici potrebbero avviare dei corsi di formazione per figure professionali che operino nel campo dell'efficienza energetica”.

L'efficienza energetica è infatti, secondo il presidente dell'Associazione Paea, la principale chiave di svolta per affrontare le sfide del futuro. “Questa è la questione principale. Lo conferma anche l'Unione europea che individua nell'efficienza energetica la strada principale per la riduzione C02. Non si può invece pensare di puntare esclusivamente sulle energie rinnovabili: così facendo si rischierebbe di non uscire dalla logica della crescita infinita e dello sfruttamento delle risorse del Pianeta che, ricordiamocelo non sono infinite”.

“Abbiamo bisogno di meno - continua Paolo Ermani -, molte cose di cui ci circondiamo sono superflue. È inoltre evidente che riducendo i consumi energetici anche l'importo delle nostre bollette avrebbe una netta riduzione”.

È una falsa convinzione di alcuni, secondo Paolo Ermani, l'idea che il nucleare avrebbe determinato una riduzione delle nostre bollette e la fine della dipendenza energetica dell'Italia dall'estero. “Noi saremmo stati dipendenti dall'estero anche con l'energia nucleare, in quanto avremmo dovuto importare l'uranio da altri Paesi. Con il nucleare, inoltre, la bolletta sarebbe aumentata, se non immediatamente, con il tempo”.

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