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SPECIALE » Referendum: si vota (!) su Acqua e Nucleare

Il Governo rinunci al nucleare: il 26 in piazza per lanciare i referendum

“Quello che sta accadendo in Giappone potrebbe succedere in Italia, se il governo non farà un passo indietro nella sua folle corsa al nucleare”. A sostenerlo è il Comitato 'Vota sì per fermare il nucleare' che ricorda la manifestazione del 26 marzo a Roma a sostegno dei due referendum sull'acqua e per abrogare il nucleare.

di Fermiamo il Nucleare - 15 Marzo 2011

nucleare giappone
“Quello che sta accadendo in Giappone potrebbe succedere in Italia"

“Non esistono centrali sicure. E l’EPR, il reattore che Berlusconi ha scelto per i 4 impianti italiani, non fa differenza. Quello che sta accadendo in Giappone potrebbe succedere in Italia, se il governo non farà un passo indietro nella sua folle corsa al nucleare”. Il Comitato ‘Vota Sì per fermare il nucleare’ (oltre 60 associazioni unite per portare gli italiani al voto referendario contro l’energia atomica), replica a chi “in queste ore drammatiche tenta ideologicamente di sminuire la portata del disastro”. E attacca il governo, “miope e avventato, che mentre l’Europa si interroga sul nucleare, spinge invece il piede sull’acceleratore”.

Il reattore EPR “è ancora un prototipo e nemmeno completo che, come hanno denunciato le Autorità per la sicurezza nucleare di Francia, Gran Bretagna e Finlandia, non ha ancora risolto questioni fondamentali di sicurezza, come i sistemi d’automazione d’emergenza, a rischio in caso di black out elettrico. Presenta rischi potenziali non minori dell’impianto di Fukushima - spiega il Comitato – per la mancanza di sistemi di sicurezza passivi. Per non parlare della versione in costruzione in Francia, dove acciaio inadatto e un eccessivo ricorso alle saldature fanno dubitare della tenuta del nocciolo (lo sostiene l’azienda francese Edf). Ad oggi non esiste nessun reattore nucleare a sicurezza intrinseca”.

Per non riportare l’Italia nel campo minato del nucleare, e “perché l’energia dell’atomo non è economica né pulita”, il Comitato lancia dunque un appello al governo: “Abbandoni subito il suo progetto suicida e ritiri le leggi sul nucleare. Aggravate, peraltro, nell’ultima versione del decreto legislativo all’esame del Parlamento, dalla cancellazione delle norme sulla trasparenza nella localizzazione delle centrali”.

Una prima occasione per mobilitarsi contro il tentativo di riaprire il nucleare italiano sarà la manifestazione a sostegno dei due referendum sull'acqua e per abrogare il nucleare del 26 prossimo a Roma (ore 14 piazza della Repubblica). Intanto le associazioni tornano a chiedere al governo di accorpare il voto referendario con quello per le amministrative.

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Ecco perché tra Fukushima e gli EPR che il governo vuole in Italia non ci sarebbe differenza

Terremoto. Il drammatico terremoto che ha messo in ginocchio il Giappone è solo la ragione indiretta dello choc nucleare: la vera causa è stata l’interruzione della rete elettrica che ha bloccato i sistemi di raffreddamento e il guasto a quelli di emergenza dovuto allo tsunami. Le stesso potrebbe potuto accadere in caso di un’inondazione con black out elettrico - come quello italiano del 2003 - o di attentati alla rete elettrica.

Pachiderma nucleare. L’EPR è il reattore più potente mai progettato: oltre 1.600 MW di potenza, che, per ridurre i costi, è ottenuta aumentando la densità energetica del nocciolo e dunque anche la quantità di radioattività. Fatto che da solo, in caso di incidente, rende più difficile arginare reazioni incontrollate .

Sistemi di sicurezza. I sistemi di sicurezza dell’EPR, benché più numerosi che negli altri reattori, non garantiscono dal rischio di incidenti. Perché - lo dicono le Autorità per la sicurezza nucleare di Francia, Gran Bretagna e Finlandia - quello di emergenza non è indipendente da quello ordinario: in caso di guasto, quindi, rischia di non entrare in funzione.

Un acceleratore sulla fissione. Per aumentare la redditività degli impianti, l’EPR nella versione costruita in Francia, a differenza di qualsiasi altro reattore (che produce durante l’arco della giornata sempre lo stesso quantitativo di energia elettrica) è progettato per modulare l’energia prodotta (vendere elettricità nei momenti di maggiore richiesta è più redditizio). Questi reattori hanno infatti un sistema di gestione - il ‘Ritorno istantaneo in potenza’ (RIP) - che permette la rapida rimozione delle barre di controllo dal reattore: è come un colpo d’acceleratore  alla reazione di fissione. Secondo un documento interno riservato di Edf del febbraio 2007, questo sistema aumenta i rischi di incidenti come quello di Cernobyl.

Saldature. Ci sono troppe saldature nelle strutture di controllo del reattore (356 contro le 89 raccomandate dalla normativa francese): ogni saldatura in più aumenta il rischio di perdita di pressione, di espulsione delle barre di controllo e, quindi, di un grave incidente nucleare. Lo sostiene una fonte insospettabile: un documento riservato di EDF, rivelato il 30 settembre 2010 dall’associazione francese Sortir du nucléaire. Il problema sta nel rivestimento del sistema di comando delle barre di controllo, quello che chiude il reattore in caso d’emergenza e che serve a contenere la pressione. La normativa francese prevede una sola saldatura: nell’EPR invece ne sono state previste 4 per ogni meccanismo. E i meccanismi di trasmissione sono 89.

Acciaio. L’acciaio inossidabile utilizzato per il rivestimento del meccanismo di comando delle barre di controllo (chiamato ‘martensite’) è sensibile alle alte temperature: difficilmente potrebbe resistere a situazioni critiche. Ma anche in situazioni di gestione ordinaria, si legge nello stesso documento riservato di EDF, “piccoli errori nella temperatura o nel tempo di funzionamento possono avere impatti sull’acciaio indurito”.

Attentato. Come hanno denunciato Greenpeace e Sortir du Nucleaire nel 2006, lo scenario di disastro aereo presentato a suo tempo da EDF prevede un incendio di soli 2 minuti. L’impianto non reggerebbe l’impatto di un aereo di linea con serbatoi pieni di cherosene che si schiantasse sull’involucro.

Sicurezza passiva. Mentre l’industria dell’atomo negli ultimi anni ha inseguito la sicurezza progettando i cosiddetti ‘meccanismi di sicurezza passiva’ (che non hanno cioè bisogno di nessun intervento esterno ma in caso di guasto entrano in funzione automaticamente), l’EPR ne è privo. Ci sono solo meccanismi di sicurezza attiva, che per funzionare necessitano di energia elettrica.

Doccia fredda. Una delle estreme misure di sicurezza dell’EPR prevede di contenere la fusione del nucleo spruzzando sul materiale radioattivo fuoriuscito dal nocciolo e raccolto in una vasca di ceramica sotto al reattore dell’acqua: ma nessuno ha mai testato una misura del genere, e il rischio di un effetto del tipo “colata lavica in mare”, con grande emissione di vapore ed esplosione della centrale, non è escluso.

Cos’è l’EPR. La sigla indica lo European Pressurized (Water) Reactor (Reattore europeo ad acqua pressurizzata). Si tratta di un reattore a fissione nucleare da oltre 1.600 MWe, progetto concepito dalle due aziende Siemens e Framatome nei primi anni ’90 e ora, dopo la fuoriuscita di Siemens, portato avanti dalla sola francese Areva. L’EPR è un reattore cosiddetto di terza generazione avanzata (3+) ma in realtà è l’evoluzione più recente dei reattori di seconda generazione ad acqua pressurizzata PWR (Pressurized Water Reactor) che si sono diffusi negli anni ’60.

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