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In estinzione

Per raggiungere i ghiacci, un orso polare femmina nuota per nove giorni

Un orso polare femmina ha nuotato ininterrottamente per 232 ore percorrendo 687 chilometri attraverso acque gelide (2-6 gradi°). I ricercatori, che hanno monitorato questa impresa epica nel mare di Beaufort a nord dell'Alaska, sostengono che, a causa del cambiamento climatico, gli orsi sono costretti a nuotare più a lungo e a percorrere distanze estenuanti.

di Tamara Mastroiaco - 31 Gennaio 2011

orso polare
Un orso polare femmina ha nuotato ininterrottamente per 232 ore percorrendo 687 chilometri attraverso acque gelide

Nei loro risultati pubblicati su Polar Biology, un gruppo di ricercatori di USGS (U.S. Geological Survey's Alaska Science Center), ha documentato una prima e unica prova di nuoto a distanza compiuta da un orso polare. "L'orso femmina ha nuotato per 9 giorni consecutivi", afferma alla BBC News lo zoologo George M. Durner e "ciò che rende l'impresa di quest'orso particolarmente unica è la ricchezza dei dati che siamo riusciti a raccogliere".

Nel 2008 per circa due mesi i ricercatori hanno monitorato il lungo viaggio di questo orso femmina lungo la costa dell'Alaska. Inserendole un collare GPS e impiantandole nella pelle un registratore di temperatura, gli scienziati sono stati in grado di tracciare con precisione tutti i suoi movimenti e di determinare quando l'orso era in acqua.

Lo studio mostra che questo viaggio ha avuto inevitabilmente conseguenze decisamente negative per l'orso. Nel suo percorso, purtroppo, l'animale ha perso il suo cucciolo e il 22% del suo peso corporeo (all'inizio della ricerca pesava circa 226 chilogrammi mentre quando è stato di nuovo catturato a fine ricerca pesava circa 177 chilogrammi). Sebbene gli orsi polari siano mammiferi marini in grado di nuotare abbastanza bene e in grado di sopravvivere anche a lungo in acque gelide, il costo da pagare è l'alto dispendio energetico (per questo l'eccessivo dimagrimento).

La nostra ricerca, afferma Durner, "conferma che le condizioni del mare di Beaufort sono diventate sempre più difficili per gli orsi polari" e aggiunge che "prima del 1995 una bassa concentrazione di ghiaccio persisteva anche durante l'estate lungo la piattaforma continentale". Questo significa che lo scioglimento dei ghiacci rende le distanze maggiori e gli orsi sono costretti a nuotare più a lungo. Prima normalmente gli orsi polari nuotavano da un banco di ghiaccio all'altro per cacciare ma adesso a causa del riscaldamento della Terra i ghiacci si rompono prima e non solo non hanno molto tempo per cacciare e procurasi cibo, ma sono costretti a percorrere lunghe distanze estenuanti nuotando ininterrottamente per interi giorni.

orso polare acqua
Lo scioglimento dei ghiacci minaccia costantemente la sicurezza e la salute delle future generazioni degli orsi polari

Lo scioglimento dei ghiacci minaccia costantemente la sicurezza e la salute delle future generazioni degli orsi polari e il riscaldamento terrestre li sta anche costringendo a cambiare abitudini alimentari. Negli ultimi anni diversi reportage hanno documentato questi possenti mammiferi ritratti con resti di cuccioli di orso; secondo alcuni studi condotti da scienziati americani (sebbene il fenomeno del cannibalismo sia diffuso tra gli esemplari maschi che spesso mangiano i propri cuccioli), questo fenomeno è in notevole aumento a causa del riscaldamento globale.

L'orso polare è classificato 'vulnerabile' (3° livello di minaccia su 5) nella lista rossa dell'IUNC (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) e inserito nell'Appendice II (nella quale vengono inserite tutte le specie animali o vegetali che attualmente non sono a rischio estinzione ma potrebbero diventarlo se il loro commercio non viene sottoposto a regolamentazione severa onde evitare l'eccessivo sfruttamento incompatibile alla loro sopravvivenza) della Convenzione CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora).

Come evitare allora l'estinzione di questa specie?

I ricercatori di USGS, capitanati da Steven Amstrup (biologo di fama mondiale), sostengono in uno studio pubblicato sulla rivista Nature che, agendo subito sulla riduzione delle emissioni dei gas, il ghiaccio artico potrebbe stabilizzarsi nei prossimi decenni; salvando una parte dell'habitat naturale di questi mammiferi sicuramente la scomparsa degli orsi polari dovrebbe ridursi e potrebbe avvenire anche un ripopolamento della specie (a causa dei mutamenti climatici le femmine attualmente partoriscono meno cuccioli, alcuni dei quali neanche sopravvivono).

Altri fattori critici rilevanti sono la caccia (sebbene non sia la principale causa della loro possibile estinzione, la decisione di non abolirla sicuramente non giova alla loro conservazione) e l'inquinamento.

Uno studio decennale (dal 1999 al 2009), pubblicato nella rivista Environment International, condotto dal veterinario ed esperto di orsi polari Dr. Christian Sonne del Department of Artic Environment alla Aarhus University in Danimarca, ci dimostra che l'inquinamento insieme allo scioglimento dei ghiacci è un fattore determinante.

orso polare ghiaccio
Il riscaldamento globale rimane il principale fattore critico per la scomparsa degli orsi polari

La popolazione degli orsi polari è notevolmente minacciata dalle sostanze inquinanti che stanno raggiungendo la regione polare artica trasportate da aria e acqua. Gli orsi sono decisamente sensibili ai prodotti chimici come il mercurio e l'organoclorina (prodotto chimico ampiamente utilizzato come insetticida e in processi industriali) e questi due componenti messi insieme possono avere un drammatico impatto su ossa, organi, sistema riproduttivo e immunitario degli orsi.

Il riscaldamento globale rimane comunque il principale fattore critico per la scomparsa degli orsi polari. L'aumento della temperatura terrestre prosegue senza sosta causando una notevole diminuzione di ghiaccio artico. I venti che si sono abbattuti alla fine del 2010 su Europa e Stati Uniti hanno generato un clima freddo eccezionale; essi sono dovuti al riscaldamento sull'Artico che ha spinto l'aria fredda verso il sud. Pochi giorni fa abbiamo appreso da dati scientifici rilasciati dal GIDD (Goddard Institute for Space Studies) della NASA (National Aeronautics and Space Administration) e dal NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) che il 2010 insieme al 2005 è stato l'anno più caldo degli ultimi 131 anni e anche l'anno più piovoso in assoluto.

Siamo assistendo a inondazioni devastanti (Brasile, Australia e Sri Lanka) che hanno causato centinaia di morti, decine di migliaia di sfollati e perdita di enormi quantità di beni. David Easterling, responsabile della divisione dei servizi scientifici del National Climatic Data Center, attivo presso la NOAA, ha dichiarato: "Non è corretto stabilire una causa diretta tra il surriscaldamento del Pianeta e il verificarsi di eventi meteorologici; tuttavia l'aumento delle temperature verificatosi nell'ultimo decennio aumenta anche la possibilità di eventi meteorologici estremi". Il climatologo Richard Sommerville dell'Università della California, San Diego, ha dichiarato che, se non controlleremo il riscaldamento climatico, saremo travolti da catastrofi naturali peggiori di quelle che abbiamo dovuto gestire finora.

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Un lettore ha commentato questo articolo commenta commenta
15 Aprile 2011 20:42, maria simoncelli ha scritto:
che bello
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