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Foreste

Bolivia: una strada verso il Pacifico taglia a metà la riserva Tipnis

La riserva india Tipnis è minacciata dal progetto e dalla costruzione di un’arteria stradale che dal cuore della Bolivia porterà le materie prime del paese al confine col Brasile e da lì verso i porti del Pacifico.

di Romina Arena - 2 Agosto 2011

tunari
La costruzione di una strada sta tagliando in due la foresta pluviale, penetrando il Parco nazionale nonché riserva india dei Tipnis

Dopo la legge della Madre Terra, che le dava il primato per essere stato il primo Paese a conferire all’ambiente lo status di 'persona fisica', la Bolivia finisce sui mezzi d’informazione specializzata per un’altra notizia legata alle questioni ambientali. Stavolta però l’aspettativa è decisamente meno virtuosa. C’entra indiscutibilmente la prospettiva economica perché per favorire il trasferimento delle materie prime dall’interno del paese verso i porti del Pacifico, la costruzione di una strada sta tagliando in due la foresta pluviale, penetrando il Parco nazionale nonché riserva india dei Tipnis (Territorio indigeno dal Parco Nazionale di Sécure).

La strada Villa Tunari-San Ignacio de Moxos dovrebbe collegare la regione di Chapare con il confine Bolivia-Brasile. Va specificato che la regione di Chapare è una delle più grosse zone di piantagione illegale della coca. Il progetto, firmato congiuntamente nel 2009 da Morales e Lula non riscuote minimamente i favori delle popolazioni indigene, fortemente contrarie allo sviluppo di questa grossa arteria di comunicazione per vari motivi, non da ultimo per il fatto che la strada distruggerà i loro territori e diventerà via di transito per avventurieri di ogni sorta.

Già un anno fa i popoli indigeni erano riusciti ad ottenere la sospensione di un anno del progetto. Quest’anno si ritrovano a marciare verso La Paz, la capitale, per protestare contro l’approvazione del primo tratto di strada e contro l’inizio dei lavori per costruirla. L’inizio della marcia è prevista oggi, 2 agosto 2011, e vedrà riunite tre differenti tribù contrarie al tracciato che passerà attraverso i territori che loro chiamano “grande casa”; sarà esattamente il tragitto lungo il quale si snoderà la nuova strada dal municipio di Villa Tunari nel Dipartimento di Cochabamba fino a La Paz.

tipnis
L’inizio della marcia è prevista oggi, 2 agosto 2011, e vedrà riunite tre differenti tribù contrarie al tracciato

La decisione di intraprendere la marcia è stata presa in seno alla Confederación de Pueblos Indígenas de Bolivia (CIDOB) che ha deciso di intraprendere mobilitazioni in difesa del territorio Tipnis. La decisione è stata presa durante il recente incontro nazionale che i popoli indigeni delle terre basse hanno svolto a Trinidad nel Dipartimento di Beni.

La loro determinazione è molto forte e li ha portati, qualche giorno fa, a respingere qualunque forma di negoziato in sua assenza. Attraverso un comunicato pubblico, infatti, le comunità del Territorio indigeno Parco Isiboro Secure affermano recisamente: “Non riconosciamo alcun negoziato o accordo che si stia sviluppando con il Governo centrale o dipartimentale che non contempli la nostra presenza, perché consideriamo che queste azioni, senza la nostra partecipazione, violano i nostri diritti e la Costituzione politica dello Stato”.

Costruire la strada, poi, comporterebbe importanti implicazioni a livello ambientale. Senza la strada ed al ritmo attuale della deforestazione, il Tipnis registrerebbe una perdita del 43% delle sue foreste in un arco di tempo che arriverebbe al 2030. Aprendo la strada, la percentuale schizza al 64,5%, 610.848 ettari disboscati nel giro di 18 anni. Questi livelli di deforestazione equivalgono a 100 milioni di tonnellate di diossido di carbonio liberati nell’atmosfera, con un valore da i 100 e i 200 milioni di dollari nel mercato volontario del carbonio.

Questa è la proiezione, sulla base di indicatori biofisici e socioeconomici, fatta dalla ricerca Viabilidad económica e institucional para el desarrollo de iniciativas de Bosque y Cambio Climático en el TIPNIS, appoggiata dal Programa de Investigación Estratégica en Bolivia (PIEB), nel quadro dell’iniziativa 'Sostenibilidad de las Áreas Protegidas'.

Alla luce di questi dati, viene da chiedersi se il prossimo passo per la Bolivia sia quello di essere trasformata da fenomeno ambientalista in eroe di cartapesta.

PAEA CONSIGLIA
28 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
16 Gennaio 2012 01:30, paolo ha scritto:
credo che gli INDIGENI della BOLIVIA,e' l'unico popolo al mondo ,che con la loro battaglia contro un consumismo e una politica di alcune corporazioni, sono riusciti a difendere la sacralita' della loro terra.Ammiro questo popolo ,fossimo tutti cosi uniti , e con queste idee, la stessa natura ci ringraierebbe.
19 Ottobre 2011 19:27, pedro navaja ha scritto:
Solo poche parole. La marcia indigena é arrivata a La Paz. La gente dell'altipiano ha accolto come "eroi" le donne, gli uomini, i bambini indigeni dell'amazzonia e del chaco che dal 15 agosto hanno marciato per quasi 1.000km contro la strada che vuole costruire Morales e i suoi elettori. Oggi ci sará la piu grande, vera, genuina espressione di unitá nazionale della Bolivia. Forse la piú importante di sempre... NE scriveró con dettagli nei prossimi giorni in qualche sito (forse durito).
29 Settembre 2011 01:29, pedro navaja ha scritto:
consiglio leggere questa lucida e documentata cronoca di David: http://www.durito.it/2011/09/bolivia-lo-scempio/ Inoltre ques'analisi per chi ha dimestichezza con il castigliano: http://eju.tv/2011/09/a-cara-desnuda/
28 Settembre 2011 09:52, Anna Maspero ha scritto:
Pedro, grazie, nel tuo commento sul nuovo articolo fai assoluta chiarezza. Morales ha denigrato la marcia dichiarando che era manovrata da USA, Goni e C., ha usato ancor prima della polizia i coloni "indigeni" come scusa per giustificare la presenza della polizia. E questi atti sono davvero gravissimi, per la cosa in sè e perchè per chi non conosce le dinamiche del paese è facile dargli credito.
27 Settembre 2011 18:19, pedro navaja ha scritto:
cara Romina e Anna, ho mandato un commento all'articolo del "cambiamento" sulla sospensione della costruzione della strada, per chiarire la mistificazione del "rammarico" di Evo Morales alla repressione degli indigeni da lui stesso ordinata.
27 Settembre 2011 10:34, Romina Arena ha scritto:
Anna, Pedro, se siete d'accordo potreste inserire qui tutto ciò che sapete su questa chiusura barbara della protesta e questa ennesima dimostrazione di violenza del potere contro i civili. Diversamente si potrebbe pensare a qualcosa di più articolato, come un articolo che dia voce ad eventuali fonti di prima mano che voi riuscite a contattare direttamente sul territorio. Resto disponibile a collaborare con voi per chiarire quanto più possibile cosa stia succedendo in Bolivia in questi giorni
27 Settembre 2011 08:43, Anna Maspero ha scritto:
Que pena. Donne con la bocca chiusa dallo scotch buttate a terra e picchiate... Ma ancora peggio aver messo i coloni contro gli indigeni per giustificare l'intervento della polizia. Mi scrivono dalla Bolivia: "Queridos amigos: No se si saldrá esta información en la prensa internacional. Localmente reina la tristeza, indignación y mucha rabia por esta demostración de violencia gratuita. Fue horroroso (pudieron grabar los periodistas de televisión),la policia armada de guerra, separó a las madres de sus niños, a otros les pusieron cintas adhesivas de embalaje en la boca y los maniataron y naturalmente los cubrieron de golpes, aún a mujeres embarazadas." Q
26 Settembre 2011 16:40, pedro navaja ha scritto:
E' finita. E' finita ieri, domenica, come oramai si prevedeva. Con la repressione poliziesca. Gli indigeni sono stati deportati in camion militari e autobus, feriti, "DESAPARECIDO", uccisi (si parla almeno di un bambino morto). Il canale dello stato l'ha chiamata "evacuazione". Informeró con dettagli piú tardi.
18 Settembre 2011 19:32, pedro navaja ha scritto:
Seguendo quello che scrive Anna nel suo Blog, cerco di dar modo a chi legge di avere delle informazioni sulla biodiversità. La biodiversità del Parco Nazionale Territorio Indigeno Isiboro Sècure (TIPNIS) è, anche in vari appelli che circolano in Bolivia, grandemente sottostimata. Le ragioni sono molteplici: (1) è un'area molto poco conosciuta e studiata. Dal settore nord, del dipartimento del Beni, arrivarci è un'impresa che richiede giorni di viaggio principalmente per via fluviale. Dal lato sud di Cochabamba non si entra se non si hanno le autorizzazioni delle organizzazioni dei colonizzatori coltivatori di coca, le stesse da cui proviene Morales e grandi elettori della strada. (2)Il SERNAP (il sistema nazionale di aree protette: della Bolivia) si è sempre occupato poco di quest'area per l'opposizione dei cocaleros. Rispetto al passato, quando il SERNAP, indipendentemente dal governo, emetteva le sue opinioni in caso di attività in aree protette, ora tace. Detto questo il TIPNIS è probabilmente l'area protetta con la maggiore biodiversità della Terra (maggiore del Parco nazionale Manu del Perù o del Madidi della Bolivia, entrambi più estesi). Le ragioni sono abbastanza semplici: mentre il Manu o il Madidi coinvolgono, come il TIPNIS, tutti gli ecosistemi forestali dal limite della vegetazione arborea fino alle foreste di pianura, con una coincidenza abbastanza simile di ecosistemi, il TIPNIS conserva nei suoi limiti un'ambiente che entrambe non hanno (solo marginalmente il Madidi): la savana. Detto questo si possono stimare in: -1.000-1.200 specie di uccelli (75-80% del totale nazionale), - 350-400 anfibi e rettili (70-80%), - 150-180 mammiferi (50-60%), - almeno 5.000 specie di piante (25-35%), - 300-400 di pesci (60-70%). Se siete dei lettori informati, fate le dovute comparazioni con la biodiversità Europea ed otterrete l'enorme importanza di quest'area protetta.
18 Settembre 2011 15:45, Anna Maspero ha scritto:
Grazie Pedro, avevo firmato e ho inserito il link nel mio blog.
http://acomeavventura.com/in-difesa-della-pachamama/
18 Settembre 2011 03:09, pedro navaja ha scritto:
Mi ha informato un'amica di questa raccolta di firme online per appoggiare l'interruzione dei lavori di uno dei grandi progetti "desarrollisti" di Evo MOrales, la strada che distruggerá il parco nazionale territorio indigeno Isiboro Secure (TIPNIS), forse l'area protetta con la maggior biodiversitá della Terra: http://www.avaaz.org/es/save_tipnis/?sbc
15 Settembre 2011 23:34, pedro navaja ha scritto:
Romina: consiglio la lettura anche di questo articolo: http://danielebarbieri.wordpress.com/2011/09/15/bolivia-giu-le-mani-dal-parque-isiboro-secure/#comment-2630 Ti mando anche un link ad una interessante e lucida analisi, anche storica, della situazione. E' in castigliano, andrebbe tradotta (e forse spiegata in alcune sue parti). Intanto, per chi non ha difficoltá con la lingua, va letta: http://eju.tv/2011/09/la-cuestin-indgena-en-la-ideologa-del-estado-plurinacional/
15 Settembre 2011 03:04, pedro navaja ha scritto:
Cara Romina, e Anna, e tutti, in un certo senso credo che "diste en el clavo". La corruzione del potere in se sembra un fenomeno universale dalla quale non si salva neanche chi ne sembrava (solo sembrava sia chiaro) esente. Su ció si potrebbe discutere a lungo. Ció che preme ora é peró dare qualche aggiornamento visto che: (1) le grandi reti di informazione non ne parlano, (2) non ne parlano nemmeno quegli spazi di internet che sembravano cosí attenti alle questioni latinoamericane (vedi l'egocentrico Carotenuto e la webcensora Melandri...perché questi due personaggi pratichino la webcensura, attivitá peraltro da loro stessi attaccatta, resta un'altro dei misteri dell'ottusitá ideologica). Detto questo: (a) la situazione della marcia é critica. L'attacco del governo anche alle ONG che hanno da sempre, con tutti i governi, appoggiato la causa indigena (il ministro della presidenza di Morales viene da una di queste ONG...corruzione del potere) ha lasciato gli indigeni in una situazione di estrema indigenza. La marcia ha bisogno di alimenti, vestiti, vettovaglie, ma pochi osano appoggiare la marcia perché il governo, che ha addirittura annunciato una comissione parlamentare per investigare le ONG, mantiene un ferreo controllo poliziesco e un ministero della propaganda molto attivo (con decine di spot diari contro la marcia nei canali commerciali). (b) IL blocco dei gruppi squadristi dei colonizzatori si é materializzato. Oramai da 10 giorni hanno bloccato l'accesso nella zona di Yucumo, nel tratto di strada che gli indigeni devono percorrere per entrare nelle prime pendici andine. Qui hanno giá fatto prigionieri vari dirigenti indigeni e controllano in modo paramilitare chiunque passi anche a piedi. Al blocco stradale dei colonizzatori si unisce uno spiegamento di centinaia di poliziotti e mezzi di polizia che sembra coaudiuvare il blocco dei colonizzatori. Queste organizzazioni legate al governo hanno giá annunciato anche una contromarcia. Insomma i colonizzatori quechua aymara appaiono quello che sono i paramilitari in Colombia http://www.eldeber.com.bo/2011/2011-09-14/vernotaahora.php?id=110914192619. (c ) dal punto di visto ideologico ecco cosa dice appunto un dirigente della CSUTCB: "la strada si costruisce affinché gli indigeni non siano piú selvaggi". Avete letto bene: la CSUTCB, braccio paramilitante del partito di governo, dichiara che gli indigeni devono smettere di essere selvaggi (http://www.fmbolivia.com.bo/noticia62766-csutcb-no-queremos-que-indigenas-vivan-como-salvajes.html). IN questo panorama desolante, la dichiarazione di un viceministro, che critica il governo per come si sta negoziando con gli indigeni, chiarisce piú di ogni altra cosa la vera natura del conflitto. L'ho scritto anch'io, ma le sue parole mi sembrano molto chiare: "los aymaras y los quechuas tienen una lógica de economía en cualquier lugar del país, pero hay otra lógica de los indígenas de las tierras bajas de sobrevivir y no les interesa producir (para el comercio). Es su forma de ser. Entonces, no se trata de incorporarlos a una lógica económica" (traduco con una mia spigazione: gli aymara e quechua hanno una logica economica (commerciale, capitalista, di accumulazione di beni e cose) in qualsiasi posto del paese (sia nell'area andina come in quelle di colonizzazione), ma c'é anche la logica di sopravvivenza (sussistenza) degli indigeni delle terre basse ai quali non interessa produrre per commerciare. E' la loro forma d'essere e non si trata di immetterli in una logica economica (commerciale capitalista)". Ecco: se qualcuno voleva vedere Evo Morales, non solo difensore della pacha mama e degli indigeni, ma anche nemico del capitalismo, le parole del suo viceministro di interculturalitá parlano piu di mille spiegazioni.
8 Settembre 2011 03:28, Che Gue Bonny ha scritto:
Ho girato il Sud America l'altro anno, non faccio in tempo a tornare e mi trovo: 1) Enel che vuole costruire le sue centrali in Patagonia Cilena 2) Morales che mi cementifica la foresta senza ascoltare gli indigeni Pachamama te veo tan triste.. :(
1 Settembre 2011 15:00, romina arena ha scritto:
Purtroppo il problema di fondo non sono gli indigeni, ma il potere che genera conflitto. Resta vero che l'America Latina è una fucina di tantissime idee di inclusione della società civile, di tantissime esperienze positive per la ricerca di un'alternativa al sistema economico capitalista. E' altrettanto vero, però, che nello stesso subcontinente esistono i interessi economici che esercitano un fortissimo potere sulle istituzioni, sulla finanza, sulla gente. La ricchezza di materie prime, le sterminate aree boschive, addirittura la medicina tradizionale sono visti come fattori di profitto sui quali speculare. Indipendentemente dal colore politico di chi detiene il potere, a questo punto, perchè è storicamente provato che creare conflitto tra le minoranze o tra le diverse etnie è uno degli strumenti utilizzati per controllare il territorio. E' stato così, per esempio, in Rwanda, dove prima che i belgi facessero le dovute distinzioni con l'introduzione delle carte d'identità, non esistevano acredini tra Tutsi e Hutu, nessuno era insomma in grado di stabilire chi fosse l'uno e chi l'altro; la marcatura per etnie è tornata utile per creare i conflitti interetnici ed avere così una valida ragione per intervenire con la forza sul territorio, dimostrando così la necessità di quella presenza straniera nel paese. Non mi stupirebbe assolutamente se una logica simile fosse adottata anche in seno all'America Latina. Resto comunque dell'avviso che è sempre utile vagliare bene le informazioni, andare oltre i canali cosiddetti ufficiali, mantenere sempre una mentalità critica e vigile anche (anzi, soprattutto) sulle cose che ci sembrano più trasparenti e cristalline. Non dimentichiamo che il subcontinente è anche seno fecondo di grandissime contraddizioni. Quello che scrive Pedro, ad esempio, è estremamente interessante per riformulare gli equilibri, dal punto di vista informativo, tra quello che sappiamo e quello che gli altri vorrebbero farci sapere.
31 Agosto 2011 19:25, anna maspero ha scritto:
cari amici, sto seguendo la deriva di tante speranze mal riposte. Prima la lotta fratricida fra i minatori di Huanuni, poi il confronto durissimo fra due Bolivie a Sucre, ora indigeni contro indigeni. E' questa la Bolvia della rinascita, del Pachacuti su cui tanti hanno scritto?
31 Agosto 2011 17:42, pedro navaja ha scritto:
Alcuni aggiornamenti e considerazioni. Continua la campagna (dis)informativa del governo, con spot televisivi, dichiarazioni infamanti contro i dirigenti indigeni, fino alla calunnia, come per il deputato indigeno Nuni (si noti: del MAS il partito di governo) che assisteva al compleanno della figlia ed è stato accusato dalla televisione di stato di ubriacarsi durante la marcia (http://elsistema.info/index.php?option=com_content&view=article&id=9741&catid=9&Itemid=2). Morales ieri ha dichiarato che gli indigeni non possono ne devono opporsi al sistema di vertebrazione stradale, ricordando i generali golpisti brasiliani all'epoca della transamazzonica ne, tanto meno, allo sfruttamento del petrolio ovunque esso sia. Sul difensore della Pachamama forse qualche dubbio pare quindi lecito. Ieri poi c'è stato un avvenimento emblematico: la repressione poliziesca ad un gruppo di indigeni Ayoreo. Gli ayoreo sono uno dei più emarginati ed isolati gruppi indigeni della Bolivia (alcuni vivono ancora senza contatti nel chaco boliviano). Praticamente monolingua ayoreo, ridotti spesso all'accattonaggio in aree urbane, hanno organizzato un blocco stradale in appoggio alla marcia. Dopo poche ore è stato represso violentemente dalla polizia che non ha risparmiato donne indigene incinta ed anziani (http://www.youtube.com/watch?v=XV4IqY7vSDc&feature=related). La cosa è sintomatica, visto che in Bolivia il blocco stradale è una prassi frequentissima, operata normalmente dal Moreles dirigente dei cocaleros. Poco più in la del blocco degli ayoreo, i colonizzatori quechua aymara di san Julian lo praticano in ogni evenienza (ora in appoggio al governo e contro l'opposizione), durante giorni, senza che mai nessun governo abbia scatenato la repressione poliziesca. In questo caso il governo di Morales deve pensarla diversamente con i "fratelli" indigeni dell'oriente boliviano. Il dato nuovo è anche l'annuncio della mobilitazione delle organizzazioni dei coloni contadini quechua aymara. La marcia per raggiungere La Paz deve passare necessariamente per aree colonizzate negli ultimi 30-40 anni (su territori indigeni naturalmente). La reazione di queste organizzazioni contadine di colonizzatori è già annunciata, con blocchi stradali per non far passare la marcia indigena. L'utilizzo delle organizzazioni contadine dei colonizzatori, come braccio reazionario e squadrista, non è una novità: il patto militar-campesino del generale Barrientos negli anni '60 funzionò come strumento alla dittatura assicurando alle organizzazioni contadine ampi spazi di potere e territoriali. Esistono ancora numerose comunità di coloni quechua aymara che si rifanno a Barrientos, il generale golpista che fece uccidere Che Guevara. Queste organizzazioni che fanno riferimento principalmente alla CSUTCB, (confederación sindical unica de trabajadores campesinos de Bolivia) y a la CSCB (confederacion Sindical de colonizadores de Bolivia) che sono anche l'eventuale braccio squadrista del governo e importante base elettorale. La reazione alla marcia indigena parte da li. Vedremo gli sviluppi. Infine: la stampa internazionale non ne parla. Si è celebrato Morales a suo tempo però non si informa ora delle controcelebrazioni. Consolidato forse perpetuamente nel potere, Evo può ora gettare facilmente la maschera senza che l'opinione pubblica internazionale venga informata. Che non ne parli Carotenuto fa parte del gioco: vi ha investito molto e a certi personaggi risulta difficile riconoscere le derive dei propri beniamini. Dispiace invece che altri non ne facciano cenno.
26 Agosto 2011 17:15, pedro navaja ha scritto:
Romina. Non so che dire. Ho scritto nel passato in molti siti fiumi di "fatti, vizi e virtù", non ricevendo che censura (da Carotenuto, "l'oligarca" dell'informazione latinoamericana in Italia), o accuse infamanti anche dalla più tranquilla melandri. Ho detto spesso che non pretendevo aver ragione, ma almeno che mi si rispondesse con argomenti, non con slogan o consegne ideologiche. Mai, o quasi mai, è avvenuto questo perchè la realtà della Bolivia pochi la conoscono ma molti la commentano (vedi appunto i personaggi menzionati sopra). Su di essa, su Evo Morales e sul mas, sono state riposte speranze, troppe speranze, che poi è difficile, scomodo, cancellare. Tu mi sembra conosca abastanza bene Bolivia. Pensare che Evo fosse, o si trasformasse realmente nel difensore della madre terra credo fosse illusorio per chi conoscesse bene le politiche e la storia boliviana. Difendere le "risorse naturali" per fini nazionalisti, cose che Morales fa ne più ne meno come han fatto altri governi, non è un'equazione che coniuga direttamente con la difesa della biodiversità, delle foreste, delle risorse idriche, ecc. Così come trasformarsi in indigeno ai fini di una saggia política internazionale non significa automaticamente appoggiare le cause, il riconscimento dei diritti, la storia degli indios. Spero che tu o chi legge capisca questo: fino a qualche anno fa Morales non si definiva ne considerava indigeno, termine che è stato, come si suol dire, sdoganato dalla marcia della CIDOB, l'organizzazione degli indigeni non quechua aymara dell'amazzonia e del chaco, del 1990. Si definiva campesino, cocalero, colonizzatore. Anche questo è un retaggio storico, ma si conserva ancora visto che i quechua o aymara che vivono al di fuori delle loro regioni d'origine (le ande) tutt'oggi si definiscono "campesinos" e/o colonizzatori. Inoltre Morales non è realmente il primo presidente quechua o aymara di Bolivia, ma è si il primo che si definisce indigeno, ciò che ha certamente una valenza importante. Questi sono alcuni dei paradossi della Bolivia, dove sono "indigeni" oramai tutti i quechua aymara quasi solo per il fatto che parlano la lingua, anche se sono commercianti di auto o di elettrodomestici, e non lo sono contadini meticci delle terre base che vivono di sussistenza in aree remote, senza luce ne acqua corrente, o lo sono "meno" gli indios mojeños o chiquitanos perchè, per un'insavia política di tutti i governi (quello del mas compreso), non gli si è dato modo di continuare a parlare arawak o besiro. Sulla protezione della pachama, ci sarebbe da scrivere molto. Ma il Chapare, la regione che ha visto nascere Evo come dirigente, parla per lui. Se la conosci saprai che poco più di 20 anni fa, all'apertura della strada che la atttraversa, era ancora una delle foreste tropical umide con la maggior biodiversità della terra. Ora i colonizzatori cocaleros l'hanno trasformata, quando va bene, in un improduttivo bosco secondario. Evo vi ha fatto costruire anche una fabbrica di cellulosa, notoriamente (vedi contenzionso tra uruguay e Argentina), non molto amichevole con l'ambiente. Stesso dicasi per la zona di San Julian, o per le nuove aree di colonizzazione del Pando, dove Evo ha mandato coloni a tagliare la foresta solo per vincere le elezioni dipartimentali. Che dire poi del parco automotore. In 6 anni con Evo, grazie alla legalizzazione del contrabbando (molti degli antichi ayllus di potosí e Oruro sono oggi grandi autovendite), è quasi qudruplicato, con gli annessi e connesi facilmente prevedibili. O il boom del narcotraffico con annesso boom dell'edilizia. O la nuova legge della "rivoluzione produttiva agrícola" che ha legalizzato la soia trasgenica (i piu grandi produttori di soia trangenica, ottenuta deforestando, sono ex coloni quechua aymara trasferiti nelle terre base) http://www.fobomade.org.bo/. Inoltre, se vogliamo, il vero retroscena della strada è la consolidazione della concezione sulla detenzione della terra dei contadini coloni quechua aymara, che pretendono la proprietà individuale di questa, versus la concezione indígena collettiva. Di fatto l'istituto di riforma agraria consegna titoli di proprità individuali ai contadini quechua aymara (quindi trasferibili, vendibili, negoziabili...capitalisti), mentre sono titoli collettivi quelli consegnati agli indigeni dell'amazzonia e del chaco (non vendibili ne negoziabili). Molto ancora si potrebbe commentare. Ma i fatti di questi giorni, dove i grandi personaggi del governo (come Quintana, mente militare dei fatti del Pando del 2008) affermano che i territorio indigeni non sono degli indigeni ma di tutti i boliviani, e quindi anche dei contadini quechua aymara, dei coltivatori di soia, delle imprese del legname, ecc., dimostrano ampiamente che questo governo sta promovendo un retrocesso importante, pre marcia indígena del 1990, nel riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni dell'amazzonia e del chaco boliviani.
26 Agosto 2011 10:16, romina arena ha scritto:
Caro Pedro, grazie per questo tuo interessante intervento. Sarebbe bello poter intraprendere un confronto su questa grande contraddizione. Da un lato Morales ha costituito la grande speranza della rivincita indigena dopo decenni di soprusi e sfruttamento, dall'altro bisogna riconoscere che certe decisioni pongono interrogativi inquietanti sulla vera direzione della sua azione politica. Da più parti, è vero, questa figura è stata spesso strumentalizzata per fini e scopi puramente ideologici. Personalmente mi limito a constatare i fatti, vizi e virtù, consapevole che il potere corrompe sempre (o quasi). Mi farebbe piacere approfondire ulteriormente, se ti va, questo argomento, qui, a beneficio di tutti, oppure al mio riferimento mail.
26 Agosto 2011 04:17, pedro navaja ha scritto:
Solo alcuni dettagli. 1.notate come i grandi commentatori su latinoamerica ora tacciono (vedi Carotenuto). Annalisa Melandri mi ha concesso di pubblicare qualche breve commento, ma ha censurato altro. Con il grande difensore della pachamama si chiude volentieri un'occhio. 2.Gli indigeni, attaccati dal governo con i metodi tipici del passato (accuse non provate, spot televisivi, incriminati di connivenza con interessi stranieri, ecc. ), vengono anche imputati dal governo di aver ricevuto negli anni 3 milioni di us$ da usaid per progetti, dimenticando di dire che in quegli stessi anni le organizzazioni dei coloni cocaleros ne hanno ricevuti piú di 200. 3.Molti dirigenti indigeni hanno dichiarato: " con questo governo qualcuno di noi pensava di non dover tornare a marciare, ma ci siamo sbagliati". Altri hanno definito il governo di Morales il piú antindigena degli ultimi anni. Justa Cabrera, indigena simbolo che durante i conflitti con la cosidetta destra locale era dovuta rifugiarsi nella clandestinitá, ha dichiarato oggi che questo "é il governo piú razzista". 4.Qualche link: http://www.kaosenlared.net/noticia/bolivia-gobierno-evo-amenaza-destruir-territorio-indigena-parque-nacio (sulle possibili ragioni occulte della costruzione), http://www.kaosenlared.net/noticia/tipnis-locas-miles-muy-convencidas (sull'invito di Morales ai cocaleros coloni di sposare donne indigene), http://eju.tv/2011/08/precio-de-va-por-tipnis-es-81-superior-al-de-la-ruta-ms-cara-en-bolivia/ (sul costo finanziario di questa strada). 5.Infine temo che i tuoi dati sulla deforestazione, solo uno degli effetti della costruzione di questa strada, siano purtroppo assai contenuti e foresta e biodiversitá scompariranno quasi totalmente molto prima.
24 Agosto 2011 10:05, Romina Arena ha scritto:
Ciao Erika, in effetti trovare delle notizie è molto difficile e bisogna stare attenti alle fonti cui si attinge. I giornali boliviani non affrontano quasi mai la questione e poi molto dipende anche dai punti di vista. Ti linko una pagina in cui ci sono alcuni siti dei quotidiani più letti in Bolivia: http://www.internazionale.it/edicola/bolivia Personalmente, guardo spesso "La Jornada" e mi aggiorno con siti e blog informali che tengono un monitoraggio attivo sulle questioni più calde, ma non appartengono ai filoni di informazione propriamente detti. Per qualsiasi cosa tu abbia bisogno puoi scrivermi una mail in privato. A presto
23 Agosto 2011 11:47, Erika Rueda ha scritto:
Ciao Romina, sono io Erika, sempre interesata con quello che sucede in Bolivia, so che é stata una manifestazione, ma purtroppo non si vede una posibilitá di accordo, ho visto il link che gentilmente mi hai dato, ma veramente non riesco a trovare nulla, in questo periodo sto frequentando un master qui a Roma, su sistemi informativi territoriali, e questa situazione per me é de grande interese, vorrei sapere (se è possibile) litteratura, o un link su un giornale boliviano (serio) per aggiornarmi. Ti ringrazio tanto la tua disponibilità.
5 Agosto 2011 14:50, Romina Arena ha scritto:
Ciao Erika, La decisión de construir la carretera se ha tomado sin seguir los procedimientos técnicos y legales, sin un estudio de impacto ambiental previo, sin aplicar el derecho a consulta de los pueblos indígenas dentro del TIPNIS, vulnerando la misma Constitución Política del Estado Plurinacional (CPEP). Más grave aún, una evaluación ambiental estratégica del TIPNIS, actualmente en proceso, pretende ser considerada como consulta pública En la red, de toda manera, puedes encuentrar articulos que hablan de una "Evaluación Ambiental Estratégica Para un Plan de Desarrollo Integral sustentable en el TIPNIS" desarrollada por el Centro dei investigacioni y documentacion para el desarrollo del Beni (http://www.ciddebeni.org.bo/). Sin embargo no hay posibilidad de leer este documento. ---- La decisione di costruire la strada è stata presa senza seguire i procedimenti tecnici e lagali, senza uno studio di impatto ambientale preventivo, senza applicare il diritto alla consultazione delle popolazioni indigene presenti nel TIPNIS, violando la stassa Constitución Política del Estado Plurinacional (CPEP). Ancora più grave è il fatto che una valutazione ambientale strategica del TIPNIS, ancora in via di formulazione, pretende di sostituirsi alle consultazioni pubbliche. Ad ogni modo, nella rete può capitarti di trovare alcuni articoli che parlino di una Evaluación Ambiental Estratégica Para un Plan de Desarrollo Integral sustentable en el TIPNIS" sviluppata dal Centro dei investigacioni y documentacion para el desarrollo del Beni (http://www.ciddebeni.org.bo/). Tuttavia, ufficialmente, di questo documento nella rete non c'è traccia
5 Agosto 2011 14:11, Anna Maspero ha scritto:
Ciao Romina. Sì, ho scritto e sto aggironando per la riedizione la Guida "Bolivia- Dove le Ande incontrano l'Amazzonia" per la Casa Editrice Polaris. Ho viaggiato e vissuto lì a lungo e ci torno spesso anche accompagnando gruppi... Poi gli amici che vivono lì mi tengono aggiornata. E' uno stano rapporto con il apese, di profondo amore misto a rabbia perché purtroppo la situazione nonostante le grandi speranze con i cambiamenti di questi anni è e rimane difficile.
5 Agosto 2011 13:33, Erika Rueda ha scritto:
Ciao Romina, Ti chiedo scusa se ancora il mio italiano é molto basico, vorrei sapere di essere posibile, dove posso trovare Valutazione Ambientale proposta su questo progetto di costruzione, Ti ringrazio la tua risposta.
3 Agosto 2011 13:52, Romina Arena ha scritto:
Grazie Anna per il tuo prezioso contributo. Ti occupi di Bolivia o America Latina in generale?
3 Agosto 2011 12:29, Anna Maspero ha scritto:
La Bolivia predica bene e razzola male. Ogni anno vengono bruciate in tutto il bassopiano sino alle falde delle Ande immense distese di territorio per rinnovare i pascoli per il bestiame o ampliare le zone destinate a coltivazioni più o meno legali. Proprio in questa stasgione spesso in tutta la zona di Santa Cruz per giorni e giorni una cortina di fumo satura l'aria impedendo ai raggi del sole di apssare. Succede ogni anno e succede sempre di più. E lo scorso anno hanno arrestato un mennonita come solo colpevole di una pratica diffusissima. Inutile poi celebrare Pacha Mama o ergersi a paladini internazionali della terra.
3 Agosto 2011 07:43, Marco ha scritto:
La marcia da Trinidad fino a la paz e' stata posticipata al 15 di agosto
 

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