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Foreste

La diga di Belo Monte: costruirne una per costruirne cento?

A fine agosto, il governo brasiliano del Presidente Lula ha dato il via libera alla costruzione della diga di Belo Monte. Un progetto mastodontico, estremamente costoso e dai 'benefici' assai controversi, che rischia di devastare la foresta amazzonica lasciando spazio a una sola certezza: cambierà in peggio la vita di migliaia di persone, animali, pesci. Le popolazioni native da vent'anni lottano contro la costruzione di un'opera che ora, finalmente, riceve critiche anche a livello internazionale.

di Andrea Boretti - 29 Settembre 2010

brasile
La diga di Belo Monte, in Brasile, è un progetto che ormai da anni minaccia un gran numero di popolazioni native della foresta amazzonica

La diga di Belo Monte, in Brasile, è un progetto che ormai da anni minaccia un gran numero di popolazioni native della foresta amazzonica. L'energia prodotta dalla diga, secondo i calcoli, sarà di 11,233 MW e fornirà 23 milioni di case, il che classificherebbe la diga di Belo Monte come la seconda più grande del Brasile e la terza più grande al mondo, dopo la Three Gorges Dam in Cina e la diga Itapu al confine tra Brasile e Paraguay, appunto.

Ci sono voluti oltre 20 anni di battaglie legali ma a fine agosto scorso il presidente Brasiliano Lula ha firmato l'assegno da 17 miliardi di dollari che dà il via libera alla Norte Energia perché cominci la costruzione della diga. La scelta è stata presa nonostante gli stessi consiglieri tecnici del governo sconsigliassero di perseverare nel progetto. Per attenuare le proteste il governo brasiliano ha così stanziato altri 800 milioni di dollari per limitare l'impatto ambientale causato dalla costruzione della diga.

Soldi - pochi se comparati al costo della diga - in cambio di silenzio e rassegnazione, potremmo leggere tra le righe: la rassegnazione delle popolazioni locali affinché lascino i loro villaggi natii ed il silenzio di ambientalisti e oppositori che ancora oggi criticano aspramente il progetto dichiarando che la diga non risolverà definitivamente i problemi energetici del Brasile e inoltre causerà un enorme danno ambientale.

La strategia al momento sembra non funzionare granché visto che ultimamente l'attenzione sull'"orrore di Belo Monte" cresce giorno dopo giorno. Le firme alla petizione contro la diga si moltiplicano e pure nomi internazionali dello star system americano stanno dando il loro contributo alla campagna contro la diga di Belo Monte.

Particolare clamore ha suscitato il viaggio nella regione da parte di James Cameron, il pluri-premiato regista di Avatar e Titanic che ha passato alcuni giorni con le tribù locali testimoniando ad una assemblea di organizzazione della protesta. Ma il contributo di Cameron alla lotta non si è limitato a qualche stretta di mano e qualche pacca sulle spalle dei "poveri indigeni", Cameron ha anche partecipato attivamente alla produzione di un video che spiega il problema della Diga e le conseguenze della sua costruzione sulla regione di Belo Monte e sullo Xingu River.

Defending the river of the Amazon, che ovviamente mira a dare visibilità internazionale alla lotta, dura circa 10 minuti e con la voce narrante di Sigourney Weaver racconta come la foresta amazzonica rappresenti il 60% della foresta pluviale rimanente sul pianeta e come la zona dello Xingu River faccia da casa a oltre 25000 nativi sudamericani e, ovviamente, ad un numero incalcolabile di piante e animali.

Fatta questa premessa il video spiega come la costruzione della diga di Belo Monte cambierà per sempre il corso del fiume Xingu sommergendo un'area di foresta pluviale ampia quanto la città di Chicago e influenzando un territorio molto più esteso.

Se questo non bastasse, la diga di Belo Monte rischia di togliere accesso all'acqua e quindi alla pesca e ai trasporti a tutte quelle popolazioni native per cui il fiume altro non è se non fonte di vita e sostentamento. Alcune di queste comunità saranno obbligate ad andarsene o a spostarsi in massa nelle grandi città dove la disoccupazione e la depressione conseguente già oggi raggiungono picchi incalcolabili.

protesta belo monte
La diga rischia di togliere accesso all'acqua e quindi alla pesca e ai trasporti a tutte quelle popolazioni native per cui il fiume altro non è se non fonte di vita e sostentamento

Il video continua spiegando come l'enorme complesso influirà in maniera devastante sulla fauna della regione causando l'estinzione di almeno una decina di specie di pesci che vivono esclusivamente in quest’area e favorendo invece il proliferare di mosquitos, che in questa zona significano malattie e malaria.

Se tutto questo non bastasse, nell'era del riscaldamento globale, la diga di Belo Monte non è, come si vorrebbe far credere, equivalente di energia pulita. La decomposizione della foresta sommersa dalla diga produrrebbe infatti metano in grandi quantità e gran parte dell'energia elettrica prodotta verrebbe invece utilizzata dall'industria mineraria amazzonica (oro, ferro, bronzo, ecc.), e in particolare dal sito minerario di Carajas, il più grande del mondo costruito nel 1984, l'epoca, guarda caso, in cui il progetto Belo Monte venne concepito. Questo tipo di industria orientata all'esportazione genera ben pochi posti di lavoro e tutto si può dire tranne che sia ad impatto "0".

Insomma, la situazione è chiara. Nel lungo periodo non c'è convenienza, men che meno economica, per il Brasile e le sue popolazioni nella costruzione della diga di Belo Monte. Nonostante questo, il governo Brasiliano persevera nel suo progetto ed ha in cantiere la costruzione di altre 60 dighe nel corso dei prossimi 20 anni. Belo Monte è il grimaldello, se verrà costruita sarà la prima di una lunga serie con conseguenze inimmaginabili non solo su flora, fauna e popolazioni locali, ma sull'intero globo terrestre perché da sempre si sa che la foresta amazzonica non è solo una foresta ma è il principale polmone verde dell'intero pianeta.

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2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
30 Settembre 2010 19:41, AndreA ha scritto:
Speranza ce n'è sempre. Hanno fermato la diga per più di 20 anni possono fermarla per altri 20. L'importante è dare la maggiore risonanza possibile al problema, sia in Brasile che nel resto del mondo. Noi da qui possiamo solo firmare la petizione che trovi linkata nell'articolo, ma è già qualcosa...
29 Settembre 2010 22:44, Dario ha scritto:
Grazie tante Andrea, per questo tipo di informazione ... mi chiedevo se ci siano delle maniere concrete per fermare tutto ciò ... è utopia o qualcosa si può ancora fare ? Si può sperare in qualche retromarcia ? Penso di avere la risposta ...;-( grazie x l'articolo
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Autore: Jean Giono
Casa editrice: Salani Editore
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