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Bp e Golfo del Messico. Il punto della situazione a 8 mesi dal disastro

Mentre da un lato la Bp vende gli assets del proprio impero economico ufficialmente per costituire il promesso fondo risarcimenti da 20 miliardi, dall'altro si prepara a respingere migliaia e migliaia di richieste di risarcimento e contenere così il denaro effettivamente sborsato. Mentre avviene tutto questo nei fondali del golfo del Messico una nave oceanografica testimonia la morte di oltre il 90% dei coralli attorno al pozzo esploso in aprile.

di Andrea Boretti - 3 Dicembre 2010

fondo bp petrolio disastro
A seguito del più grave disastro ecologico della storia del pianeta avvenuto il 20 Aprile scorso, la Bp aveva promesso la formazione di un fondo di 20 miliardi di dollari

Facciamo il punto. A seguito del più grave disastro ecologico della storia del pianeta avvenuto il 20 Aprile scorso, la Bp aveva promesso la formazione di un fondo di 20 miliardi di dollari per i risarcimenti alle popolazioni, industrie ed economie danneggiate nel golfo del Messico. A questo scopo, almeno ufficialmente, la Bp negli ultimi mesi ha cominciato a vendere i suoi assets in giro per il mondo.

Dopo aver venduto in Asia attività per circa 10,6 miliardi di euro, la Bp ha annunciato in settimana la vendita del 60% di PAE (Pan America Energy), il suo fiore all'occhiello nel campo dell'esplorazione e trasformazione di Gas e Petrolio. La multinazionale del petrolio sarebbe così molto vicina alla costituzione del fondo: "L'intesa – ha dichiarato Bob Dudley il CEO di BP appena subentrato all'uscente Tony Hayward travolto dalle conseguenze del disastro nelle acque del Messico – conferma la determinazione di Bp di raggiungere gli obiettivi di vendita che sono per la gran parte ormai raggiunti."

Ma davvero questi soldi andranno in risarcimenti? Secondo Ken Feinberg, la persona nominata dalla casa bianca per gestire le migliaia e migliaia di azioni legali che hanno investito la compagnia multinazionale dopo il disastro, molti di questi ricorsi e denunce saranno respinte. In particolare delle circa 450.000 querele ricevute, almeno 225.000 sono state presentate con una documentazione incompleta o inadeguata e quindi verranno eliminate dai potenziali beneficiari. Alla fine, pare quindi che la Bp accoglierà appena 175.000 richieste di risarcimento per un totale di circa 2,7 miliardi, ovvero poco più del 10% della stima iniziale.

E i soldi delle vendite allora dove andranno? Niente di ufficiale, ma vista la situazione finanziaria di Bp la risposta viene naturale: a coprire i debiti della compagnia. La Bp, infatti, a seguito del disastro della Deepwater Horizon ha giù pagato 11,6 miliardi di dollari di spese per il dopo incidente e ha registrato alla fine del secondo trimestre 2010 altre perdite per circa 17 miliardi di dollari. Insomma, la multinazionale, per quanto ricca, è davvero in grossa difficoltà e quindi ha tutto l'interesse a respingere il maggior numero di richieste di risarcimento possibile.

Se questo non fosse sufficiente, è probabile che il governo Obama rilasci una grossa multa nei confronti della Bp, ma la cosa non è ovviamente certa vista soprattutto la recente tendenza del Presidente degli Stati Uniti a dimostrarsi accondiscendente con le grandi realtà economiche, pensiamo ad esempio al ritiro della moratoria sulle trivellazioni nella zona del golfo del Messico.

Insomma la Bp, nonostante l'ottimismo del nuovo CEO potrebbe trovarsi presto nei guai con il mercato internazionale e con i propri investitori, e questo prima ancora di aver risposto pienamente del disastro causato. A questo proposito vi riportiamo i risultati del viaggio della nave oceanografica Ronald H. Brown che ha osservato nei mesi scorsi i fondali che circondano il pozzo della Deepwater per la Woods Hole Oceanographic Institution. Secondo Timothy Shank della suddetta compagnia si tratta di una vera catastrofe: "I coralli giganti nelle vicinanze del pozzo sono coperti da una sostanza nera e o sono morti o stanno morendo. In qualche caso sono rimasti soltanto scheletri. Quello che abbiamo trovato è il frutto dell'esposizione al petrolio, ai disperdenti chimici e all'acqua deprivata di ossigeno".

In particolare gli esperti dicono che il 90% di 40 grandi gruppi di coralli in un raggio di 400m dal pozzo è gravemente danneggiato mentre in altri parti dei fondali del Golfo la situazione sembra meno seria, ma questa, concludono i ricercatori, potrebbe essere solo la punta di un iceberg molto molto più grande.

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