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SPECIALE » Il Giappone, Fukushima e il nucleare

Nucleare, con l'incubo Giappone il mondo ci ripensa. L'Italia no

di Claudia Bruno - 15 Marzo 2011

esplosione fukushima

Una tragedia dentro la tragedia: dopo la doppia catastrofe naturale, la crisi nucleare che è stata definita come la più seria nel mondo dal disastro di Chernobyl avvenuto in Ucraina nel 1986. Mantenere la calma, come da giorni il primo ministro giapponese Naoto Kan invita a fare, assume sempre più le sembianze di un'impresa. Dopo le esplosioni dei reattori 1 e 3 della centrale nucleare Fukushima1, oggi c'è stata una terza esplosione causata dall'idrogeno nel reattore 2, seguita da un incendio in corrispondenza del reattore 4.

C'è stata una fuga radioattiva che ha fatto salire il livello di radioattività oltre i limiti normali: nella città di Maebashi, a un centinaio di chilometri a nord di Tokyo, la concentrazione di radiazioni sarebbe 10 volte sopra i livelli normali, secondo quanto riferisce l'agenzia stampa Kyodo. Il governo giapponese ha definito questi valori come pericolosi per la salute umana e ha invitato gli abitanti dei territori compresi nella fascia dei 30 chilometri dalla centrale a non uscire di casa.

Per gli altri si prospettano ore con il naso all'insù, a sperare che il vento soffi dall'altra parte. La stessa Tokyo inizia a considerare un mega piano di evacuazione nel caso in cui le nubi tossiche dovessero pericolosamente avvicinarsi alla metropoli.

Mentre ancora si contano morti e dispersi (arrivati a oltre 6 mila e 400), quello del nucleare è diventato un incubo per il Giappone e per il mondo intero, che guarda alla catastrofe con timore e riapre il dibattito sul nucleare.

In Germania, Angela Merkel ha deciso sospendere temporaneamente il prolungamento dell'attività delle vecchie centrali nucleari. Un provvedimento, quest'ultimo, che era stato comunicato lo scorso autunno e che prevedeva di non chiudere le centrali nucleari nel 2021, come stabilito precedentemente, ma di prolungare la loro attività per 8 o addirittura 14 anni, a seconda della data di entrata in funzione. A seguito del disastro giapponese, ha fatto sapere la Merkel, la Germania ha bisogno di una nuova valutazione dei rischi. Una 'marcia indietro' che porterà alla chiusura dei due vecchi impianti, i primi ad essere stati costruiti in Germania: Biblis A, nel lander di Hesse e Neckarwestheim 1, nel Baden-Wurttemberg.

Pausa di riflessione anche per la Svizzera che ha deciso di sospendere le procedure delle domande di autorizzazione per nuove centrali nucleari in Svizzera e riaprire l'esame della sicurezza delle centrali già esistenti in Svizzera.

Intanto la proposta dell'Austria - contraria al nucleare ma confinante con paesi nuclearisti - di inaugurare una catena di 'stress test' per le centrali europee, con l'obiettivo di informare la popolazione sui rischi del nucleare in Europa è stata bocciata dall'Ue che in compenso "sta considerando gli effetti dell'incidente nucleare giapponese in Europa e sta analizzando quanto l'Europa sia preparata a fronteggiare un disastro simile a quello occorso in Giappone". Oggi un vertice di esperti sulla sicurezza nucleare è stato convocato proprio dal commissario europeo all'Energia al fine di comprendere meglio le conseguenze del disastro giapponese.

Si riapre il dibattito anche in Belgio sul prolungamento di vita delle centrali nucleari, in Finlandia il governo ha commissionato all'Agenzia di sicurezza un'indagine sui piani di emergenza presso gli impianti nucleari del paese in caso di inondazioni e interruzioni di corrente, in India è partito un controllo delle misure di sicurezza delle venti centrali atomiche in relazione ai rischi connessi a terremoti e tsunami. In Australia, il premier Julia Gillard ha ribadito il 'no' del paese alla costruzione di centrali nucleari e ha ricordato l'impegno australiano sul fronte delle rinnovabili.

Ma se la tragedia giapponese è riuscita a far tentennare la determinazione dei più convinti in merito alla questione nucleare, lo stesso non è accaduto per l'Italia, che sembra non avere dubbi. Il governo italiano, ad ogni occasione possibile continua ad affermare di voler restare fermo sulle proprie decisioni. La tabella di marcia nella politica energetica del belpaese rimane immutata anche quando dall'altra parte c'è la storia andata male di un paese altamente preparato, dal punto di vista delle tecnologie e della sicurezza, come il Giappone.

"Abbiamo fatto una scelta molto consapevole - ha spiegato con presunzione il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo - nel definire l'agenzia di sicurezza sul nucleare e riteniamo di aver previsto criteri di selezione dei siti che ospiteranno le centrali molto attenti e che tengono conto della sismicità del territorio, caratteristica del nostro paese ma non paragonabile al Giappone".

La società civile si dà appuntamento in piazza a Roma il 26 marzo per lanciare il referendum per fermare il nucleare.

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C.B.

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