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Golfo del Messico: "Bp, Halliburton e Transocean responsabili del disastro"

Il rapporto del Bureau of Ocean Energy Management, Regulation and Enforcement, l’agenzia del dipartimento dell'Interno americano che gestisce petrolio e gas naturale, accusa direttamente Bp, Halliburton e Transocean per il disastro che ha portato all’affondamento della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico nell’aprile 2010.

di Romina Arena - 20 Settembre 2011

esplosione golfo messico
Il governo americano ha stabilito che le società Bp, Transocean e Halliburton condividono la responsabilità del disastro nel Golfo del Messico

Le società Bp, Transocean e Halliburton condividono la responsabilità del disastro naturale e delle vittime causate dall’esplosione che ha portato all’affondamento della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico nell’aprile del 2010. Lo ha stabilito il rapporto finale del governo americano, secondo cui le tre società “hanno violato diverse leggi federali sulla sicurezza offshore”.

Secondo il documento redatto dal Bureau of Ocean Energy Management, Regulation and Enforcement, cioè l’agenzia del dipartimento dell'Interno che gestisce petrolio e gas naturale, la causa principale dell’esplosione è da attribuirsi ad una barriera di cemento difettosa nel Pozzo Macondo.

Il lavoro condotto dal Boemre è molto corposo, suddiviso in due volumi ed estremamente articolato. Una volta insediatosi, il gruppo congiunto di investigazione (Joint Investigation Team) ha sviluppato un’indagine approfondita che copre sia le aree colpite poste sotto la giurisdizione della Guardia costiera (volume I) sia quelle sotto la giurisdizione diretta del Boemre (volume II). Nel primo volume sono riportati i risultati su cinque aspetti del disastro: le esplosioni sul Mobile Offshore Drilling Unit (Modu) Deepwater Horizon; l’incendio che ne è conseguito; le evacuazioni; l’allagamento e l’affondamento della Deepwater Horizon; il sistema di sicurezza del Modu e di chi ne deteneva la proprietà, cioè la Transocean.

Il secondo volume, di conseguenza, include i risultati sulle cause dirette ed indirette, della fuoriuscita di petrolio dal Pozzo Macondo, le conseguenti esplosioni e gli incendi sulla Deepwater Horizon. È esattamente in esso che il Jit mette in chiaro le responsabilità evidenti di Bp, Halliburton e Transocean sul disastro.

Nello specifico, gli investigatori hanno rilevato che il collasso fosse dovuto a tre fattori principali: contaminazione del cemento con il fango prodotto dalle perforazioni; contaminazione del cemento nella sezione in cui i tubi incontrano il fondo del pozzo; oppure aver pompato cemento oltre quella soglia, lasciando lo zoccolo del pozzo con poco cemento o, di fatto, senza cemento.

Il disastro, di conseguenza, è il risultato di “una cattiva gestione dei rischi, di cambiamenti ai piani all'ultimo minuto, di fallimento nell’osservazione e nella risposta di criticità e insufficiente formazione nella risposta alle emergenze”.

logo bp
La compagnia petrolifera britannica Bp è stata considerata sostanzialmente responsabile dell'attività sul sito

La compagnia petrolifera britannica Bp, in quanto operatore designato seguendo il regolamento Boemre, è stata considerata sostanzialmente responsabile dell'attività sul sito e quindi anche della sicurezza del personale, della strumentazione, delle risorse naturali e dell'ambiente. Tuttavia anche la società Transocean, proprietaria di Deepwater Horizon è stata considerata responsabile dello svolgimento delle attività in sicurezza e della protezione del personale a bordo, mentre la società appaltatrice, la Halliburton, in quanto contractor della Bp, è stata riconosciuta responsabile dei lavori di cementazione e di alcune attività di monitoraggio attraverso una sua controllata, la Sperry Sun.

Secondo il rapporto, al momento della perdita di greggio il gruppo di trivellazione era stato messo in sospensione provvisoria al fine di assicurare il pozzo dopo che la trivellazione fosse stata completata e prima che Deepwater Horizon lasciasse il sito. Nei giorni prima del 20 aprile, Bp ha però preso una serie di decisioni che hanno complicato le operazioni di cementificazione, ha aggiunto rischi incrementali ed ha contribuito, in definitiva, al cedimento della struttura.

Le decisioni della compagnia britannica hanno incluso l’utilizzo di una sola barriera di cemento (questo significa che la Bp non ha previsto nessuna barriera alternativa di cemento o meccanica nel pozzo); la Bp ha preferito la localizzazione delle tubature di produzione (decidendo di piantare i tubi in una parte del pozzo in cui c’era il rischio di un grosso afflusso di idrocarburi); a questo si aggiunge la decisione di installare un manicotto di sicurezza, operazione che prevedeva di inserire un pezzo dell’equipaggiamento che connettesse e tenesse uniti i tubi di produzione con la testa del pozzo. L’installazione affrettata di questo equipaggiamento è rientrata nella procedura di sospensione provvisoria del gruppo di trivellazione, con enormi problematiche legate al pompaggio dei fanghi che rischiavano di otturare gli idranti in superficie.

La Bp è inoltre accusata di non aver trasmesso queste decisioni, ed i relativi rischi comportati dalla loro applicazione, alla Transocean la quale, attraverso il suo personale, ha a sua volta sottovalutato le anomalie che risultavano già evidenti al momento di un test critico, chiamato appunto "negative test", che simula la reazione delle barriere di cemento durante il flusso degli idrocarburi.

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Autore: Andrea Segrè
Casa editrice: Emi - Editrice Missionaria Italiana
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