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Inquinamenti

Greenpeace: Adidas si unisce a Puma e Nike nella sfida contro l'inquinamento

Il secondo produttore al mondo di articoli sportivi, Adidas, risponde alla campagna Detox di Greenpeace impegnandosi così a ridurre a zero il rilascio di sostanze chimiche pericolose in tutta la sua filiera produttiva e nei prodotti entro il 2020.

di Greenpeace - 1 Settembre 2011

campagna detox
Il secondo produttore al mondo di articoli sportivi, Adidas, risponde alla campagna Detox di Greenpeace

Adidas, il secondo produttore al mondo di articoli sportivi, risponde alla campagna “Detox” di Greenpeace impegnandosi a ridurre a zero il rilascio di sostanze chimiche pericolose in tutta la sua filiera produttiva e nei prodotti entro il 2020 [1].

Questo impegno arriva a sole sette settimane dalla pubblicazione del rapporto di Greenpeace Panni sporchi che rivela l’esistenza di rapporti commerciali tra alcuni dei maggiori brand di abbigliamento – tra cui Puma, Adidas e Nike - e aziende produttrici responsabili per il rilascio di sostanze tossiche inquinanti nei fiumi cinesi. Un secondo rapporto pubblicato la settimana scorsa Panni sporchi ha poi fornito ulteriori prove che sostanze chimiche persistenti nell’ambiente, bioaccumulanti (cioè che si accumulano lungo la catena alimentare) e capaci di alterare il sistema ormonale dell'uomo, come il nonilfenolo, vengono usate nel processo di manifattura da più di 14 brand internazionali, tra cui Kappa, H&M e Abercrombie&Fitch.

“L’impegno di Adidas per una politica di 'scarichi zero' dimostra il riconoscimento che non esistono 'livelli sicuri' e che solo la totale eliminazione delle sostanze chimiche pericolose dalla sua filiera produttiva può fare la differenza. Ora attendiamo che i tre più grandi brand sportivi trasformino le loro promesse in piani concreti e in grado di apportare cambiamenti reali lungo tutta la filiera tessile”, dichiara Vittoria Polidori responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace.

Adidas promette anche alcune azioni molto specifiche e immediate, inclusa l'eliminazione graduale dei nonilfenoli etossilati basata su un approccio che non tollera "livelli sicuri" e l’impegno a lavorare su tutta la sua catena di fornitura. Adidas ha anche accettato di rispettare il 'diritto di sapere' per garantire la piena trasparenza sull’utilizzo delle sostanze chimiche rilasciate dai propri fornitori. Ha inoltre esplicitamente dichiarato il suo impegno a sviluppare un approccio trasversale in aggiunta al proprio piano individuale. La multinazionale ha promesso un piano dettagliato entro le prossime sette settimane.

Dopo la pubblicazione della nostra inchiesta Panni sporchi pare che eliminare le sostanze tossiche stia tornando di moda, e altri brand dell’abbigliamento si sono pubblicamente impegnati nella sfida Detox, tra cui Lacoste, G-Star Raw, Uniqlo e la marca sportiva cinese Li Ning.

"Nelle prossime settimane ci confronteremo con tutte queste aziende per trasformare il loro impegno iniziale in un piano individuale per costruire un futuro libero da sostanze tossiche. Greenpeace auspica che anche l’italiana Kappa salga presto a bordo della sfida Detox per impegnarsi, in linea con Nike, Adidas e Puma, a eliminare totalmente l’uso dei composti pericolosi lungo tutta la catena produttiva" conclude Polidori.

[1] Adidas ha pubblicato una prima dichiarazione il 26 agosto, a cui è seguito 4 giorni dopo l’impegno più dettagliato scaricabile a questo link

Impegno di Puma

Impegno di Nike

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