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Inceneritori, serio rischio per la salute: i risultati del progetto Moniter

Quali sono i problemi di carattere tossicologico ed ambientale connessi alla produzione ed allo smaltimento dei rifiuti? Venerdì 2 dicembre si è tenuto a Bologna un importante convegno nel quale sono stati resi noti i risultati del progetto Moniter, relativo ad un'attività di monitoraggio condotta, a partire dal 2007, sugli inceneritori attivi nel territorio dell'Emilia Romagna.

di Sara Del Bello - 19 Dicembre 2011

inceneritore
Il progetto Moniter è finalizzato ad analizzare la qualità ed il livello quantitativo di sostanze prodotte dagli inceneritori

Venerdì 2 dicembre si è tenuto a Bologna un importante convegno nel quale sono stati resi noti i risultati del progetto Moniter, relativo ad un'attività di monitoraggio condotta, a partire dal 2007, sugli otto inceneritori attivi nel territorio dell'Emilia Romagna. L'iniziativa ha tra i suoi promotori gli assessorati Ambiente e riqualificazione urbana e Politiche per la salute della regione in questione, in collaborazione con l'ARPA (l'Agenzia regionale per la prevenzione e l'ambiente dell'Emilia-Romagna).

Lo studio nasce dall'obiettivo di esaminare e di riuscire a far fronte ai problemi di carattere tossicologico ed ambientale connessi alla produzione ed allo smaltimento dei rifiuti che negli ultimi anni si è posta come questione d'importanza centrale, alla luce di un consumismo sempre più sfrenato che inevitabilmente ne ha determinato un incremento sempre maggiore.

Moniter è dunque finalizzato ad analizzare la qualità ed il livello quantitativo di sostanze prodotte dagli inceneritori, allo scopo di valutarne i relativi effetti sull'ambiente e sulla popolazione circostanti. In particolare quest'ultima, individuata in un'area di 4 km di raggio, è stata così suddivisa: i neonati nel 2003-2006 e i residenti al 1995. Grazie ad un'attività di ricerca e di sviluppo di nuovi metodi procedurali, esso mira principalmente ad un controllo delle emissioni derivanti dall'incenerimento dei rifiuti, con particolare attenzione agli inquinanti quali “metalli pesanti, IPA, ossidi di azoto e di zolfo, ossido di carbonio, acido cloridrico, diossine e furani, idrocarburi aromatici”, nell'obiettivo di verificarne l'impatto sulla qualità dell'aria.

A tal fine risultano necessarie rilevazioni mirate e specifiche che tengano conto del livello di esposizione da parte della popolazione, oggetto d'indagine, all'inquinamento prodotto dagli inceneritori, partendo in primo luogo dall'analisi dei cosiddetti indicatori di effetto a breve termine - come i ricoveri in ospedale - e di quelli a lungo termine, quali ad esempio la mortalità e l'incidenza tumorale. Nelle conclusioni, lo studio ha evidenziato la necessità di fornire un'interpretazione cauta dei risultati raggiunti dal momento che “gli end point considerati”, ovvero mortalità per causa ed incidenza tumorale “escludono malattie meno letali... la cui epidemiologia”, nelle popolazioni prese in considerazione, non è stata oggetto di studi altrettanto approfonditi.

incenerimento
Si raccomanda soprattutto di ridurre il più possibile il quantitativo di rifiuti da destinare all'incenerimento

Inoltre, poiché gli effetti di carattere sanitario degli inceneritori analizzati risultano essere contenuti ma non nulli, si raccomanda soprattutto di ridurre il più possibile il quantitativo di rifiuti da destinare all'incenerimento e si invita all'attuazione di misure di ammodernamento degli impianti attualmente esistenti, in linea con quelli al giorno d'oggi più avanzati. Si chiede, infine, di adottare un atteggiamento di cautela e precauzione circa la possibilità di dar vita ad ulteriori impianti dato che “la mancata dimostrazione di effetti a lungo termine non significa dimostrazione di rischio zero”.

A fronte di tali risultati, le sezioni di Bologna, Ferrara, Forlì, Parma e Piacenza dell'Associazione Italiana Medici per l'Ambiente (ISDE Italia) hanno sottolineato alcuni aspetti di fondamentale importanza. In particolare, si è posto l'accento sull'aumento dei tumori - al polmone negli uomini, al colon, ovaio ed endometrio nelle donne e dei linfomi non Hodgkin in ambedue i sessi - rilevato nella coorte di Modena maggiormente analizzata. È stato inoltre messo in luce il crescente andamento “della prevalenza di aborti spontanei in relazione ai livelli di esposizione”, nonché dei rischi di “piccoli per età gestazionale” e “di nascite pretermine”.

L'équipe dell'ISDE ha peraltro evidenziato come lo studio Moniter si sia limitato ad analizzare la presenza di diossine presenti nel particolato aereo e non anche in altre matrici viventi dove esse tendono ad accumularsi.

Secondo quanto afferma lo stesso ISDE Italia, facendo riferimento ad importanti studi condotti tanto in Europa quanto negli stati Uniti, esiste una diretta connessione tra l'immissione di sostanze inquinanti nell'atmosfera ed il cancro al polmone. Dal momento che le sostanze prodotte dagli inceneritori costituiscono alcuni tra i più importanti fattori che determinano la qualità dell'aria che respiriamo, intervenire su questo aspetto appare oggi una necessità fondamentale. Ridurre il livello di rifiuti prodotti, favorirne la raccolta differenziata e dunque il riciclo, laddove possibile, rappresentano un obiettivo irrinunciabile se si vuole realmente tutelare la salute di ognuno di noi.

Sempre l'ISDE sottolinea un altro aspetto da non sottovalutare evidenziando come “i decessi che si misurano o si stimano come effetto dell’inquinamento atmosferico” rappresentino “un effetto netto di una mortalità che sarebbe stata evitata se i livelli di inquinamento fossero stati inferiori”. Ignorare tutto questo significherebbe chiudere gli occhi di fronte ad una realtà che ci riguarda tutti, ogni giorno sempre più da vicino.

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4 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
26 Dicembre 2011 21:14, massimo ha scritto:
a me non interessa un tubo di questi studi! Il dottor Veronesi ha detto che dagli inceneritori esce 0 (zero) quindi sono sicuri! Non vorrete per caso contraddire le parole di un famoso oncologo finanziato da varie multinazionali interessate al sistema incenerimento!
26 Dicembre 2011 17:00, Mauro ha scritto:
Umilmente il mio punto di vista, per Francesco e per tutti. 1.Credo che la maggior parte di chi differenzia, non vuole assolutamente che la plastica diventi CDR ed alimenti gli abominevoli termocancronizzatori. Se poi questo succede, purtroppo la responsabilità non è dei cittadini che differenziano, ma come al solito dei nostri dipendenti che dis-amministrano 2. Giusto per tenere alto il livello di attenzione, cercate su Google queste due parole "Vedelago" e/o "Matrec". Vedrete quante cose si possono fare con la plastica recuperata. 3. Il fatto che il Co.Re.Pla (cito testualmente) sostenga la "..scarsa convenienza economica di processi di riciclo a favore di processi di c.d. termovalorizzazione" non mi stupisce più di tanto. Questi signori, però, mi sembrano molto simili a coloro i quali, all'inizio del XX secolo, sostenevano che, in un mondo dominato dal carbone, l'elettrificazione delle linee ferroviarie era antieconomica ed inutile. Sappiamo tutti poi come è andata a finire. Speriamo succeda la stessa cosa per la raccolta differenziata con l'obbiettivo dei c.d. "rifiuti zero". E non è assolutamente impossibile, credetemi. Auguri a tutti di un sereno 2012. Ce n'è bisogno.
26 Dicembre 2011 15:56, Gianluca Tamburini ha scritto:
In questo video l'intervento della dottoressa Patrizia Gentilini dell'Associazione medici per l'ambiente del 5 dicembre 2011 a Riccione. I dati sono molto allarmanti http://www.youtube.com/watch?v=ES2XWD8shFk&list=UULcX3ae-UvZsG2PgTHl6Wlw&index=1&feature=plcp 41 minuti ben spesi.
19 Dicembre 2011 12:32, francesco ha scritto:
ancora una volta, si incappa nell'errore di tanti. DIFFERENZIARE non (NON!) vuol dire ridurre la quantità di rifiuti destinati all'incenerimento. anzi, la separazione della plastica dagli altri rifiuti porta spesso alla produzione di CDR che serve ad alimentare successivamente gli inceneritori.
esiste un caso paradigmatico e, se volete, illuminante. il consorzio co.re.pla (www.corepla.it), ha come focus il RECUPERO delle materie plastiche e pertanto fa un gran baccano sulla necessità di differenziare i rifiuti.
peccato che dietro la parola RECUPERO si celi non solo il recupero di materia (riciclo) ma anche il recupero di energia (incenerimento!). essi stessi teorizzano la scarsa convenienza economica di processi di riciclo a favore di processi di cosidetta "termovalorizzazione" (http://www.corepla.it/corepla/articolo.jsp?IdDoc=26&ignoreGest=true -sezione costi/benefici)
con questo, ovviamente, non intendo dire chebisogna abbandonare la raccolta differenziata, ma solo che bisogna stare molto attenti e che sempre più spesso dobbiamo diffidare di parole ormai logore!
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PAROLE CHIAVE
inceneritori  rifiuti  salute  inquinamento 
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Autore: Andrea Segrè
Casa editrice: Emi - Editrice Missionaria Italiana
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