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Francia, con l'esplosione di Marcoule torna l'incubo nucleare

Nella tarda mattinata di ieri a Marcoule, vicino Avignone - a 257 km da Torino - si è verificata un'esplosione in un sito di trattamento delle scorie. È al momento esclusa la possibilità di una fuga radioattiva. Greenpeace denuncia: "l'impianto in cui si è verificata l'esplosione non rientra nella lista di quelli per i quali il Governo francese aveva richiesto gli stress test".

13 Settembre 2011

marcoule
Nella tarda mattinata di ieri a Marcoule, vicino Avignone, si è verificata un'esplosione in un sito di trattamento delle scorie

A sei mesi dal disastro di Fukushima, un altro incidente nucleare risveglia la paura per il nucleare. Dal Giappone al sud della Francia. Nella tarda mattinata di ieri a Marcoule, vicino Avignone, si è verificata un'esplosione in un sito di trattamento delle scorie.

La notizia dell'incendio, che ha provocato 1 morto e 4 feriti, ha scosso anche l'Italia per la vicinanza ai confini del nostro Paese e dunque per i rischi di una fuga radioattiva per la popolazione. Marcoule si trova infatti a 242 km in linea d'aria da Ventimiglia, 257 da Torino e 342 da Genova. La possibilità di una fuga radioattiva è stata poi esclusa dalle autorità francesi. La conferma che non ci sono state contaminazioni al di fuori dell'impianto è giunta anche dalla polizia.

Secondo le prime ricostruzioni l'incidente è stato causato dall'esplosione di un forno che serviva a fondere rifiuti radioattivi metallici. Secondo un portavoce di Edf , la società proprietaria del sito, “si tratta di un incidente industriale, non di un incidente nucleare”.

L'impianto in cui è avvenuta l'esplosione è utilizzato per il trattamento di scorie ma non sono presenti reattori. Nella centrale, filiale della società Socodei e Edf, viene prodotto il Mox, combustibile nucleare contenente uranio miscelato a plutonio proveniente dalle armi atomiche. L'esplosione di ieri non è però avvenuta nella centrale.

Il sito fa infatti parte del più ampio centro nucleare di Marcoule, un'istallazione industriale gestita da Areva e dal Cea, e prima centrale nucleare francese. Nella zona di Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare per le ricerche destinate alla costruzione della bomba atomica francese.

In seguito all'esplosione avvenuta ieri, per cause ancora da accertare, non è prevista nessuna evacuazione né isolamento di lavoratori della centrale dove è avvenuto l'incidente.

Salvatore Barbera, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace, ci ha confermato a telefono che attualmente non sembra vi siano rischi per l'Italia derivanti dall'incidente francese. Un team inviato sul posto dall'associazione non ha infatti rilevato al momento nessuna fuga radioattiva.

Tuttavia, come ci ha spiegato Barbera, Greenpeace denuncia il fatto che l'impianto in cui si è verificata l'esplosione non rientra nella lista di quelli per i quali il Governo francese aveva richiesto gli stress test. Conclude Barbera "pur non trattandosi di una centrale nucleare, il sito contiene comunque materiale potenzialmente pericoloso".

Secondo l'associazione ciò conferma che la sicurezza dell'industria nucleare è soltanto “una promessa continuamente disattesa” e che i nuovi standard di sicurezza richiesti dopo il disastro di Fukushima sono “lontani da coprire l'intera filiera del nucleare”. La Francia, come la Germania e il Giappone, dovrebbe gradualmente abbandonare il nucleare e investire in risparmio energetico ed energie rinnovabili.

Vai allo speciale Il Giappone, Fukushima e il nucleare

A.P.

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