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Inquinamenti

Armi verdi contro l'inquinamento domestico

Che le piante rilascino ossigeno in cambio di anidride carbonica è cosa risaputa. Quello che non tutti sanno però è che alcune di esse sono in grado di assorbire anche anidride solforosa, gas, metalli pesanti: sono le cosiddette piante antinquinamento che, messe in casa o sul balcone, possono depurare l’aria all’interno delle nostre abitazioni 'mangiando' le sostanze tossiche e le polveri sottili rilasciate soprattutto dai materiali edili e dall’arredamento.

di Anna Rita Signore - 31 Gennaio 2011

piante
Alcune piante possono depurare l'aria delle abitazioni mangiando sostanze tossiche e polveri sottili

Ficus benjamina, spatifillo, crisantemo, gerbera, edera, azalea, aloe vera, tulipano, monofillo, dracena, sansevieria, filodendro, felce, bambù: sono solo alcune delle piante in grado di assorbire metalli pesanti e sostanze tossiche come formaldeide, xilene, benzene, fenolo, monossido di carbonio, benzolo, toluene, tricloroetilene, anidride solforosa, cloro, fluoro-carburi e altre centinaia di Composti Organici Volatili rilasciati nell’aria da alcuni materiali edili, da colle e adesivi usati per la fabbricazione di mobili in compensato o truciolato, da prodotti per la pulizia della casa, detergenti, deodoranti solidi e spray, da prodotti per la persona e cosmetici, da vernici, mordenti e coloranti per legno, diluenti, detergenti per pennelli, sverniciatori, insetticidi e disinfettanti, da tessuti, smacchiatori e solventi per tintoria, da sacchetti di plastica, pennarelli, inchiostri, stampanti, monitor, fotocopiatrici, da apparecchi per il riscaldamento o condizionamento, fornelli, camini, fumo di tabacco; e per finire, da noi stessi che, semplicemente con la respirazione o la traspirazione, emettiamo bioeffluenti.

Si tratta di piante 'speciali' poiché dotate di particolari enzimi, batteri o proteine che, attraverso la fotosintesi, sono in grado non solo di utilizzare l’anidride carbonica per produrre ossigeno (caratteristica questa comune a tutte le piante), ma anche di scomporre le sostanze inquinanti liberando particelle innocue alla salute o persino di trasformarle in nutrimento per la propria crescita.

Questo particolare comportamento è stato testato per lunghi anni dai ricercatori della Nasa (l’Agenzia Spaziale Americana) e i risultati ottenuti sono stati eccezionali: queste piante, infatti, si sono rivelate ottimi 'spazzini' in grado di purificare l’aria all’interno delle navicelle spaziali. Poco costose e facili da reperire e coltivare, per fortuna si comportano molto bene anche a terra.

edera
L’edera e la dracena possono assorbire fino al 90% di benzene

Il loro potere purificante varia da specie a specie, ma è sempre molto alto.

Così, ad esempio, l’edera e la dracena possono assorbire fino al 90% di benzene; la felce di Boston, il crisantemo, la gerbera, l’edera, la dracena, l’azalea, l’aloe vera, il falangio variegato e il bambù sono ottimi spazzini della formaldeide; il tulipano si nutre di xilene, formaldeide e ammoniaca; l’areca mangia xilene e toluene; lo spatifillo, invece, benzene, formaldeide, acetone, metanolo, ammoniaca; il ficus benjamina è goloso di formaldeide; l’anturio è leader nella pulizia da ammoniaca, si nutre anche di xilene e toluene; la sansevieria, buona consumatrice di benzolo, ha una particolare caratteristica, quella di assorbire anidride carbonica e produrre ossigeno anche durante la notte. Dracena, crisantemo, gerbera, bambù e monofillo si nutrono di tricloroetilene. Il tronchetto della felicità assorbe formaldeide, benzolo e tricloroetilene.

È ben strano parlare di inquinamento indoor, abituati come siamo ad usare il termine inquinamento quasi sempre per parlare delle condizioni dell’aria 'all’esterno'. Ma spesso è proprio quella all’interno di un edificio ad essere inquinata e a rappresentare fonte di malattie, per almeno due motivi: prima di tutto perché le case non si costruiscono quasi più con materiali edili naturali, questo fa sì che siano sempre più isolate e sigillate e il naturale ricambio d’aria sia pressoché inesistente; poi perché l’uomo moderno trascorre gran parte del suo tempo in ambienti chiusi e troppo poco all’aria aperta.

La 'sindrome da casa malata' – o Sick Building Syndrome, come la definisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità – colpisce proprio le persone che vivono molte ore in uno spazio chiuso: particolarmente predisposti ad ammalarsi i bambini, gli anziani, chi ha problemi respiratori e chi è particolarmente sensibile ai composti chimici.

casa malata
La 'sindrome da casa malata' colpisce proprio le persone che vivono molte ore in uno spazio chiuso

In realtà, il vero 'malato' è l’ambiente in quanto contaminato da sostanze tossiche. La persona esposta a queste sostanze può subire danni più o meno gravi a seconda della durata dell’esposizione e della concentrazione delle stesse sostanze nell’aria. I sintomi principali sono mal di testa, nausea, vertigini, stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritazione ad occhi, naso e gola, tosse secca, pelle disidratata, prurito, forme allergiche: sintomi che, di solito, svaniscono o si indeboliscono quando ci allontaniamo dall’edificio. Il rischio di subire danni più gravi (ai reni, al fegato, al sistema nervoso centrale), persino di contrarre il cancro, si fa invece molto alto quando ad essere colpiti sono i polmoni o il sangue.

Le piante arredano, coprono brutti dettagli, trasformano lo spazio, migliorano l’acustica. Ci avvicinano alla Natura. La loro varietà di colori e forme rende l’ambiente più accogliente, il verde delle foglie ha un effetto riposante. I loro profumi, spesso dimenticati, non solo possono risvegliare in noi sensazioni lontanissime nel tempo, ma servono anche ad attrarre insetti utili e ad allontanare quelli nocivi, parassiti, funghi e batteri. Soprattutto, come abbiamo visto, molte di esse hanno la capacità di migliorare la qualità dell’aria indoor.

Detto questo, però, non bisogna pensare che sia sufficiente affidarsi alle piante per vivere in un sano ambiente domestico. Il loro effetto depurativo, infatti, può variare in base alla grandezza del locale, alle sue condizioni di luce e temperatura, al numero di piante presenti. Inoltre, non dobbiamo ignorare che le piante possono essere causa di allergie e muffe; e che i profumi troppo intensi possono provocare emicranie in persone particolarmente sensibili. In generale perciò è bene evitarle nelle camere da letto e negli spazi dedicati al riposo o al gioco. Anche perché, come è noto, di notte mangiano ossigeno liberando anidride carbonica.

casa
Un buon microclima interno è garantito da una buona qualità dell’aria, ma anche da corretti livelli di temperatura e umidità

Un buon microclima interno è garantito da una buona qualità dell’aria, ma anche da corretti livelli di temperatura e umidità: sono proprio questi due parametri, infatti, ad avere un ruolo fondamentale per la nostra salute e per la diffusione delle sostanze tossiche. Temperature interne troppo alte favoriscono la diffusione dei composti volatili; temperature troppo basse e umidità elevata, invece, la formazione di muffe e acari. Ambienti molto secchi possono dare rifugio a virus e batteri; ambienti troppo umidi, invece, favoriscono la propagazione di quegli inquinanti solubili in acqua, come la formaldeide.

Un regolare ricambio d’aria è un metodo efficace contro l’inquinamento indoor, anche se in alcuni casi aprire le finestre vuol dire far entrare molti veleni dall’esterno.

Il comportamento più corretto perciò rimane quello di fare sempre attenzione a materiali e prodotti che portiamo in casa.

Le stesse piante, prima di metterle in casa, è bene lasciarle in quarantena: i fitofarmaci per piante utilizzati dagli stessi vivaisti, oltre a compromettere il loro potere purificante, sono essi stessi fonte di inquinamento.

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2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
4 Febbraio 2011 21:36, Anna Rita Signore ha scritto:
Lo studio in oggetto è stato fatto negli anni '70 (e pubblicato alla fine degli anni '80) da un gruppo di scienziati della NASA con a capo il Dott. B.C. Wolverton. E' stato finanziato dalla stessa NASA e dalla ALCA (Associated Landscape Contractors of America). Il Dott. Wolverton, in pensione dalla Nasa, porta tuttora avanti le sue ricerche e relative applicazioni.
1 Febbraio 2011 22:33, marisa ha scritto:
Mi potete dire chi ha fatto questo studio e da chi è stato finanziato?
Grazie e un cordiale saluto
AZIONI
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PAROLE CHIAVE
piante  inquinamento  aria  sostanze tossiche 
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Autore: Andrea Segrè
Casa editrice: Emi - Editrice Missionaria Italiana
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