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Inquinamenti

Haven, un disastro ecologico che non riguarda solo il passato

Nei fondali liguri, dove giace la petroliera Haven esplosa nel '91, si trovano ancora circa 50.000 tonnellate di petrolio. Secondo Governo e Protezione Civile si tratta di una questione chiusa da tempo ma per i pescatori liguri e i referenti scientifici il discorso è ben diverso.

di Andrea Boretti - 12 Novembre 2010

incendio haven
La superpetroliera Haven, inabissatasi davanti ad Arenzano con 144mila tonnellate di greggio dopo un esplosione che provocò la morte di cinque marinai l'11 aprile del 1991

Il 14 Aprile 1991 la superpetroliera cipriota Amoco Milford Haven, meglio conosciuta semplicemente come 'Haven', affonda nel Golfo di Genova dopo un'agonia durata 3 giorni, durante i quali si era trascinata da Voltri, dove avvenne la prima esplosione, fino ad Arenzano dove concluse la sua corsa arenandosi su un fondale di circa 80 metri di profondità.

Nel corso dell'incidente bruciarono circa 90.000 tonnellate di petrolio oltre a 1000 tonnellate di carburante e si stima che all'interno della Haven siano ancora presenti circa 50.000 tonnellate di greggio che continuano ad inquinare quel tratto di costa.

L'incidente della Haven è ancora oggi considerato il più grave disastro ecologico del Mediterraneo e la vera tragedia è che non è ancora finito. Nei giorni seguenti all'incidente una flotta navale in missione anti-inquinamento si prese cura dell'emergenza, ma da allora poco altro è stato fatto.

All'epoca gli esperti stimarono in circa 2000 miliardi di lire il danno ecologico subito, l'Italia ne riceverà 117 che deciderà di usare nel modo seguente: 32 per bonificare il mare e 60 ai comuni del litorale che li useranno nei modi più diversi ma quasi nessuno per ripulire il mare. I rimanenti, alla fine circa 8 milioni di euro, vengono affidati nel 2005 dal governo Berlusconi alla protezione civile per bonificare parte della Haven, ma la Protezione dichiarerà le acque di quel tratto di mare pulite e dirotterà i soldi in parte verso la bonifica dell'azienda Stoppani, inquinatrice delle acque pubbliche con cromo e rame, e in parte per la mobilità dei lavoratori.

relitto haven
Nei fondali dove giace la petroliera Haven si trovano ancora circa 50.000 tonnellate di petrolio

Per le autorità il disastro ecologico è un fatto del passato, una questione chiusa, per chi vive di pesca è invece un fatto molto molto presente. Il fondale dove giace la Haven è una distesa infinita di sassi ricoperti di catrame, distesa nella quale si stagliano le sagome di pesci che continuano a morire ancora oggi per colpa del greggio. I pescatori ovviamente vanno a pescare lontano dalla zona protetta ma questo non è sufficiente e le reti dei liguri si impregnano di petrolio al punto da costringerli a ripulire il pesce con l'olio se vogliono venderlo.

Già nel 1995, a 4 anni dal disastro, Ezio Amato, allora responsabile scientifico del governo per la bonifica Haven, aveva verificato la situazione che abbiamo descritto sopra. Dice Ezio Amato: "Il problema è che i residui degli idrocarburi sono capaci di indurre cancro. Abbiamo trovato pesci che vivono a stretto contatto col fondo e notato come una specie in particolare, mostrasse sintomi, segni di tumore al fegato(...). Reazioni? Si è deciso di fare finta di nulla, come se il problema non esistesse".

Gli eventi di questi giorni ci mostrano un'Italia dove si comincia a pagare il prezzo dell'incuria e della mancanza di rispetto per la natura. Il crollo di una casa di Pompei e le alluvioni in Veneto, fortemente condizionati da 5 anni di governo Galan durante i quali la cementificazione del territorio è aumentata di oltre il 300%, sono un esempio. La situazione della Haven è un'altra bomba inesplosa di cui prima o poi dovremo pagare il prezzo.

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