
Si trova a quattro ore da Helsinki, sulla costa del Golfo di Bothnia, la promessa del nucleare dell'Europa occidentale. Meglio nota come esemplare di tecnologia EPR (European Pressurized Reactor), la centrale nucleare finlandese di Olkiluoto rappresenta il primo reattore di cosiddetta terza generazione, ma è già da un paio d'anni sotto l'attenzione di osservatori e giornalisti per i vistosi ritardi nella costruzione e i numerosi errori nell'impianto in preparazione.
Secondo gli accordi del 2003 approvati dai fornitori, la multinazionale francese AREVA e la compagnia tedesca Siemens, la centrale di Olkiluoto doveva essere ultimata entro il 2009 e costare 3 miliardi di euro, invece le previsioni attuali parlano di uno slittamento al 2013 e di costi che toccano i 6 miliardi.
A destare preoccupazione non sono solo i costi, raddoppiati nel giro di un biennio, ma soprattutto le migliaia (circa 3000) di difficoltà interne al cantiere messe in evidenza da Greenpeace e diffuse, tra gli altri, dal New York Times, dalla BBC, dallo Spiegel e da Repubblica.it. Si tratta di difetti nella costruzione, come nel sistema di sicurezza che non convince le autorità di controllo, e di gravi lacune nella preparazione e nella comunicazione dei lavoratori subappaltatori. Questi ultimi sarebbero in 4000 provenienti da 60 paesi diversi; verrebbero pagati anche 2-3 euro all'ora, ma non parlano la stessa lingua: si esprimono in polacco, finnico, tedesco, francese, slovacco, serbo-croato, ma neppure certi capi parlano l'inglese ed è facilmente intuibile quanto ciò possa risultare pericoloso in un cantiere.
D'altra parte i responsabili dei lavori a Olkiluoto negano ogni difficoltà senza scomporsi, come l'Ing. Käthe Sarparanta intervistata dall'inviato di Repubblica.it, Riccardo Staglianò. Gli ingegneri di Olkiluoto ammettono i disguidi provocati dal ritardo dei tempi, ma escludono altri inconvenienti di maggior rilievo, asserendo di dare lavoro ai finlandesi e vantandosi di essere sempre in buoni rapporti con AREVA.
Eppure non tutti sono dello stesso avviso: secondo l'analista Mycle Schneider, autore dell'inchiesta The World Nuclear Industry Status Reports, non ha più alcun senso oggi puntare sull'energia atomica e persino gli Stati Uniti, dopo averne molto discusso, non hanno ripreso a costruire, né la Banca mondiale finanzia tali progetti.
Se questa sia la rinascita vagheggiata per l'Italia è difficile stabilirlo, certo è che presso i cantieri di Olkiluoto gli osservatori registrano una sola realtà: il Caos.
Fermiamo Mr. Burns
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