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Treni radioattivi, il nucleare che 'resiste' in Italia

12 Luglio 2011

Treno di scorie
Un treno che trasporta scorie nucleari. L'alta temperatura delle barre è visibile in questa immagine, ad impressione termica.

Forse dopo il referendum di giugno non si costruiranno nuove centrali, ma l'Italia ad oggi non può certo definirsi un paese denuclearizzato. Ancora non ha finito di fare i conti con le scorie prodotte nella sue breve avventura con l'atomo, durata dal 1963 al 1990. Si stima che si aggirino attorno ai 500 milioni di euro l'anno le spese che gli italiani pagano in bolletta per lo smaltimento. E treni merci senza particolari protezioni viaggiano carichi di scorie lungo le principali dorsali ferroviarie italiane, diretti generalmente verso la Francia.

L'ultimo caso è quello riportato da un'inchiesta di Repubblica. La notte fra il 9 e 10 maggio scorso un convoglio che trasportava scorie nucleari verso il sito di Le Hague in Francia è stato fermato da un gruppo di manifestanti ambientalisti e No Tav alla stazione di Avigliana, Torino. I manifestanti sono stati in breve dispersi ed il treno ha ripreso il cammino. Un secondo viaggio era previsto per domenica scorsa, 10 luglio, ma la situazione creatasi in Val di Susa ha convinto a rimandare attorno alla metà di agosto. Era stata avanzata l'ipotesi di un percorso alternativo che passasse attraverso la Svizzera, ma gli elvetici si sono opposti: troppo pericoloso.

I convogli carichi di materiale altamente radioattivo infatti non presentano particolari accorgimenti di sicurezza. Ha spiegato Dominique Malvaud, rappresentante del sindacato dei ferrovieri Sud-Reil, che tali treni possono sopportare “un urto nei limiti dei 50 km/h e una caduta di nove metri”, mentre “nei tratti in cui passano questi treni si rischiano cadute fino a 20 metri a velocità maggiori”.

I treni sono diretti al sito francese di Le Hague, gestito da Areva, una sorta di centro di riciclo per l'uranio. Qui arrivano scorie nucleari da tutto il mondo. Le barre di combustibile esausto vengono disciolte nell'acido, i materiali che le compongono separati ed in parte usati per creare nuove barre pronte per essere riutilizzate in altre centrali. Le nuove barre vengono quindi rispedite al mittente.

L'Italia invia le proprie scorie alla Francia in base ad un accordo stipulato nel 2005 fra il ministro francese Francois Loos e l'allora ministro per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani. È bene sapere che il nostro è l'unico paese al mondo – fra quelli ad aver avuto esperienze nel nucleare – a non aver indicato un sito di stoccaggio permanente per le scorie. Ve n'è piuttosto uno provvisorio, a Saluggia, nel vercellese. L'accordo del 2005 impegna l'Italia a trasportare in Francia entro il 2012 tutte le scorie di Saluggia e delle tre centrali che hanno ancora al proprio interno del combustibile. La Francia poi rispedirà le barre 'riciclate' e riarricchite al mittente entro il 2025.

Cosa ne farà a quel punto l'Italia delle nuove barre, non è dato saperlo. Né ci è dato conoscere il senso di mandare a riarricchire l'uranio, visto che non è prevista la costruzione di nuove centrali. Viene da pensare che già nel 2005 si programmasse un futuro ritorno all'atomo in Italia, e che ancora oggi l'ipotesi non sia stata del tutto scartata, altrimenti non si spiega il perdurare dell'accordo.

Il costo complessivo dell'operazione si aggira attorno ai 4,3 miliardi di euro. Beppe Grillo, nel suo libro 'Spegniamo il nucleare' del 2010, sostiene che i costi per i rifiuti nucleari nel 2007 abbiano raggiunto la cifra di 500 milioni di euro all'anno. Soldi che vengono addebitati sulle bollette dei cittadini, nella componente che prevede gli 'oneri nucleari'.

Per non parlare poi dei rischi per la salute. Secondo le leggi vigenti in Europa, un essere umano tollera una quantità di radiazioni di circa 2 millisievert all'anno senza danni sostanziali al proprio organismo. A parte la vaghezza del concetto di 'danno sostanziale', è bene sapere che questi treni emettono 0,2 millisievert all'ora a due metri di distanza, mentre al contatto con gli imballaggi la radioattività sale a 2 mSv/h. I treni restano fermi per delle ore nei centri di smistamento. “Ai ferrovieri francesi – spiega Malvaud – non vengono dati in dotazione nemmeno una tuta protettiva o un paio di guanti. La radioattività viene portata nelle case dei ferrovieri attraverso i vestiti che vengono usati sul lavoro”. Tutto questo avviene quotidianamente, in condizioni di normalità. Cosa accadrebbe in caso di incidente?

A.D.

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3 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
25 Luglio 2011 01:34, Andrea ha scritto:
Salve a tutti, è da poco che vi leggo e lo faccio con molto interesse. Grazie a voi sono venuto a conoscenza di molte cose che non avrei mai letto altrove. Leggendo però questo articolo e avendo conoscenze in materia mi sono molto ricreduto sulla vostra neutralità nel fare informazione. Sono stati espressi pareri molto superficiali tipo "E treni merci senza particolari protezioni viaggiano carichi di scorie lungo le principali dorsali ..." o "A parte la vaghezza del concetto di 'danno sostanziale' " ed inoltre avete riportato pareri di un rappresentate sindacale attribuendo a questi una verità sacra. Avrei molte cose da obbiettare su ciò che vi ha spiegato Dominique Malvaud come per esempio quando sostiene che "tali treni possono sopportare "un urto nei limiti dei 50 km/h e una caduta di nove metri", mentre "nei tratti in cui passano questi treni si rischiano cadute fino a 20 metri a velocità maggiori" ciò è vero ma non vi ha detto o non avete riportato che di Cask ( così si chiamano i contenitori in cui viene trasportato il materiale radioattivo) ne esistono di diversi tipi a seconda della quantità di radioattività che possono contenere e a seconda del tipo incidente a cui possono essere sottoposti senza rilasciare radioattività all'esterno, oppure ancora quando sostiene che "Questi treni emettono 0,2 millisievert all'ora a due metri di distanza, mentre al contatto con gli imballaggi la radioattività sale a 2 mSv/h. I treni restano fermi per delle ore nei centri di smistamento. "Ai ferrovieri francesi %u2013 spiega Malvaud %u2013 non vengono dati in dotazione nemmeno una tuta protettiva o un paio di guanti. La radioattività viene portata nelle case dei ferrovieri attraverso i vestiti che vengono usati sul lavoro". Tutto questo avviene quotidianamente, in condizioni di normalità. Cosa accadrebbe in caso di incidente?" si può facilmente replicare sapendo che gli operatori a La Hague si beccano una dose di 0.33 mSv/yr ( fonte http://www.world-nuclear.org/info/inf20.html) e che comunque era facilmente capibile facendo riferimento alla dose assorbita a 2 metri di distanza dal Cask ( quella a contatto a poco senso perchè nessuno operatore sta a contatto diretto) Vorrei chiedervi quanti incidenti si siano mai verificati per il trasporto ferroviario di combustibile esausto? e quale sia l'affluenza di questi treni? Non entro nel lato economico dell'articolo perchè si è fatto tardi ma anche qui ci sarebbero molte cose da dire. vi continuerò cmq a leggere anche se con un pizzico di dubbio in più.
20 Luglio 2011 19:56, rdv2009 ha scritto:
Per risolvere questa ed altre problematiche connesse col disinteressamento della classe politica verso problematiche anche gravi che interessano cittadini spesso ignari di conseguenze disastrose a decisioni prese talvolta per motivi che non sono di pubblico interesse, c'é solo un modo:
costringere i pubblici amministratori dello stato, rappresentati della maggioranza ma anche elle opposizioni tutte, ad avere le stesse conseguenze dei cittadini danneggiati.
Nel caso specifico, poiché si parla dei ferrovieri ignari che maneggiano materiale radioattivo:
se questo avverrà una sola volta in presenza dei rappresentanti del governo in modo che anch'essi si portino a casa la loro dose di radiazioni, immediatamente si procederà ad eliminare il problema.
Il sottoscritto ritiene che la chiave risolutiva di tutti i nostri problemi é quella di farli vivere in prima persona ai nostri rappresentanti.
13 Luglio 2011 10:09, Franco ha scritto:
Anch'io non trovo senso a pagare il riarricchimento di uranio delle barre di combustibile esausto dell'Italia. Il conratto perciò deve essere rivisto prima della scadenza nel senso che delle barre ripulite non sappiamo più che farcene e quindi se le possono tenere i Francesi a prezzo concordato. Visto l'esito del referendum un governo serio avrebbe l'obbligo di riprendere subito la questione in mano come, neanche a dirlo, dovrebbe fare un eventuale governo responsabile.
Spero vivamente che gli Italiani abbiano finalmente capito che per evitare l'immancabile secessione non si debba dare fiducia a governi che, con le varie propagande di "stato snello", "stato azienda", "ripresa della società legata alla ripresa dei profitti intraprendotoriali", etc. stanno talmente allargando il divario reddituale tra ricchi e onesti contribuenti o sfruttati da minare l'unità nazionale.
bdustrialo
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