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Una regione senza inceneritori, il sogno dei sindaci veneti

8 Giugno 2011

Inceneritore Ca' del Bue
L'inceneritore di Ca' del Bue, che ha dato origine alla protesta

Una mozione approvata in un comune del veronese circa un mese fa potrebbe costringere tutto il Veneto a bandire gli inceneritori e ripensare la propria strategia dei rifiuti in chiave sostenibile. Il comune in questione è quello di San Martino Buon Albergo, a pochi chilometri da Verona. Qui il Consiglio comunale ha votato una delibera per fermare l'inceneritore di Ca' del Bue.

Messo in funzione nel 1999, l'inceneritore di Ca' del Bue venne chiuso quasi subito in seguito ad un incendio. Nel 2004, poi, il nuovo collaudo non fu superato. Adesso tutto è pronto per riattivare l'impianto, ma i sindaci dei comuni limitrofi non ci stanno e parte l'iniziativa per fermarne la riapertura.

Partita da una proposta di Marco Braggion al consiglio comunale di San Martino e accolta all'unanimità dopo qualche aggiustamento, l'iniziativa si è estesa a tre sindaci che adesso guidano la lotta contro gli impianti di incenerimento: Avesani, Zerman e Lorenzoni.

Nei tre punti in cui si articola la mozione, poi, non si fa riferimento soltanto all'inceneritore di Ca' del Bue. Il primo articolo recita: “la Regione vieta la costruzione di nuovi inceneritori, il potenziamento di quelli esistenti in Veneto e riconverte quegli funzionanti fino alla loro definitiva chiusura”. Il secondo articolo abroga le norme contenute nella legge regionale e nella delibera di Consiglio che fanno riferimento "alla realizzazione di nuovi inceneritori, al potenziamento e al mantenimento di quelli esistenti".

Infine il terzo articolo invita la giunta e il Consiglio regionale a fare in modo che entro 180 giorni dalla pubblicazione della nuova legge siano modificate le normative del piano regionale dei rifiuti, "prevedendo la tipologia e la quantità degli impianti sostitutivi degli inceneritori previsti e di quelli funzionanti".

Come si intuisce se questa legge venisse approvata l'intera regione del Veneto dovrebbe rinunciare all'incenerimento e procedere con strategie alternative. Gli inceneritori esistenti sarebbero riconvertiti in poli ambientali integrati che contribuiscano ad ottimizzare la raccolta differenziata. La regione inoltre sarebbe chiamata ad impegnarsi per far sì che le aziende riducano i propri imballaggi.

Perché possa essere discussa in regione, una mozione comunale deve essere approvata in almeno cinque consigli. Ne mancano quattro, ma la cosa non sembra impossibile. Fra pochi giorni, sabato 11 giugno, il comune di San Giovanni Lupatoto ha convocato un Consiglio comunale aperto nel Parco dell'Adige cui parteciperanno i primi cittadini interessati all'impianto di riciclaggio rifiuti.

La mobilitazione cresce, anche da parte dei cittadini - qualche settimana fa si è tenuta la marcia delle mamme contro gli inceneritori. Rinunciare agli inceneritori non dovrebbe rappresentare in Veneto un cambiamento così traumetico, visto che la regione gode di una delle percentuali più alte d'Italia per quanto riguarda la raccolta differenziata. Più difficile sarà convincere chi ha le mani nel business dei rifiuti, ma questa è un'altra storia.

A.D.

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