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SPECIALE » Se indignarsi non basta

Indignati, le ragioni di una protesta

Oggi, 16 novembre, si terrà ad Amelia, in provincia di Terni, un’assemblea pubblica organizzata dalle associazioni Arcobaleno e GHEA per discutere della protesta degli indignati e dell'evoluzione di un movimento diventato una realtà internazionale. Per comprendere maggiormente il senso dell'iniziativa abbiamo intervistato Daniele Quattrocchi, membro dell’associazione Ghea di Attigliano.

di Dario Lo Scalzo - 16 Novembre 2011

indignati
"Le informazioni che passano attraverso i mass media tendono a confondere e schematizzare il movimento solo come forma di protesta"

Le associazioni Arcobaleno e GHEA hanno organizzato un’assemblea pubblica per discutere della protesta degli indignati e dell’evoluzione di un movimento che, mosso dalla comunanza di preoccupazioni e di idee di persone di ogni parte del mondo, è ormai divenuto una realtà internazionale che prova a combattere il signoraggio bancario e l’ingordigia dei gruppi economici.

In merito a tale evento, Il Cambiamento si è intrattenuto con Daniele Quattrocchi, membro dell’associazione Ghea di Attigliano, che per permetterci di cogliere maggiormente il senso dell’iniziativa, ci ha parlato dei propositi dell’associazione.

Quali sono le finalità che si prefigge l’associazione Ghea?

L'associazione si prefigge di promuovere e condividere pratiche di vita consapevoli e responsabili, attraverso proposte che, in ogni ambito dello scibile, elevino la sensibilità e la coscienza che tutto è interconnesso. Desideriamo promuovere una prassi di Vita rispettosa, nonviolenta, ricca, molteplice, solidale, dignitosa.

Da dove nasce l’esigenza di un’assemblea per discutere del movimento degli indignati nonostante se ne senta parlare da tempo?

Le informazioni che passano attraverso i mass media tendono a confondere e schematizzare il movimento solo come forma di protesta, non vanno alla radice di quello che si vuole ottenere e non spiegano le potenzialità che questo schema di autorganizzazione potrebbe avere. Inoltre da queste parti tali tipi di esperienze non sono conosciute e mancano forme di autorganizzazione e di ribellione al sistema.


"L'incontro dovrebbe essere il meno formale possibile per dare modo alle persone di conoscersi e potersi esprimere liberamente"

Perché una riunione sotto forma di assemblea pubblica?

Per fare sperimentare una forma di condivisione alla pari delle decisioni e delle proposte e per fare comprendere alle persone le potenzialità della democrazia diretta.

Come avete pensato di organizzare questo incontro pubblico?

Oltre a fornire informazioni sul Movimento 15M l’evento cercherà di riprodurre il modello dell'assemblea degli indignati di Roma. A questo scopo sarà presente una persona dell'assemblea romana che ci racconterà le regole e i meccanismi di un'assemblea che cerca di essere apartitica, nonviolenta e orizzontale. L'incontro dovrebbe essere il meno formale possibile per dare modo alle persone di conoscersi e potersi esprimere liberamente.

Durante l’assemblea pubblica sarà anche mostrato il video relativo al movimento 15M, alle sue origini e alla sua storia.

Se da un lato sembrano chiare ed evidenti le ragioni del movimento e della sua nascita, dall’altro sorge il dubbio sulla sua concretezza, sulla sua capacità di trasformare in fatti la propria protesta per raggiungere infine gli obiettivi fissati. È così? Cosa ne pensi personalmente? E cosa ne pensano i diretti interessati, gli indignati?

Non so bene cosa ne pensano i protagonisti, sarà l’occasione per chiederglielo. Io ho partecipato solo a un'assemblea a Roma, con circa 100 persone, e si poteva notare la difficoltà di gestire lo scambio di opinioni ma anche lo spirito propositivo e collaborativo delle persone. La concretezza sta nella nuova forma di relazione che sta nascendo. Sicuramente ci vuole anche tempo.

indignados
Il movimento degli Indignati è mosso dalla comunanza di preoccupazioni e di idee di persone di ogni parte del mondo

Sappiamo a chi sono indirizzate le proteste degli indignados, ma si sa molto meno sul dietro le quinte del movimento. Pensi ci sia una regia che trama le fila di un simile movimento che lentamente è diventato planetario?

Da quello che so non c'è una 'regia occulta' anzi gli indignati tengono molto a non avere rappresentanti e prendono decisioni assembleari anche per le posizioni di fronte ai media.

A tuo avviso, quale sarà il futuro del movimento degli indignati?

È una domanda molto difficile, perché dipende da tanti fattori anche esterni al movimento. Principalmente dipenderà dalla presa di coscienza globale delle persone e da quanto decideranno di mettersi in gioco. Inoltre, finora gli indignati si sono concentrati quasi esclusivamente nelle grandi città e sono dell’opinione che il modello di lavoro che propongono basato sui principi del confronto, della partecipazione, della lucidità e della non violenza possa essere da esempio nei centri più piccoli dove sicuramente è più facile incontrarsi e ricostruire il tessuto sociale.

Mentre in Italia si fa sempre più pressante e forte l’esigenza della gente comune di assemblarsi, di partecipare diversamente e di condividere la propria vita ed il proprio malessere nel tentativo di trovare controffensive alternative ed efficaci, oltreoceano, gli indignados statunitensi dell’Occupy Wall Street, a due mesi dalla loro pacifica occupazione, vengono sgomberati forzosamente dalla polizia che ha evacuato il Zuccotti Park arrestando una settantina di persone che si opponevano all’evacuazione.

Il Cambiamento è come un bel veliero, ogni giorno cerchiamo di migliorarlo, renderlo più bello e completo, per affrontare qualsiasi tempesta, ed arrivare ovunque, ma se Voi non ci aiutate a farlo galleggiare per fronteggiare il futuro, questo Veliero finirà in disarmo, non importa quanto sia bello e fin dove possa arrivare.
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