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Medicina

IARC: i telefoni cellulari? Potenzialmente cancerogeni

Una ricerca compiuta dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) riapre il dibattito sulla cancerogenicità dei telefonini. Lo studio collega l'utilizzo prolungato dei cellulari ad un incremento del rischio di contrarre il cancro, ma l'Organizzazione mondiale della sanità sottolinea la necessità di ulteriori ricerche, e intanto consiglia alcune precauzioni.

di Angela Lamboglia - 17 Giugno 2011

cellulare
Una ricerca compiuta dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) riapre il dibattito sulla cancerogenicità dei telefonini

Con 5 miliardi di telefonini nel mondo e una media di due a testa in Italia, l’eventuale cancerogenicità degli apparecchi wireless, divenuti nell'arco di pochi decenni indispensabili, avrebbe un impatto enorme. Certo, ammesso che la minaccia sia reale.

Dalla comunità scientifica non è ancora arrivata una parola definitiva, anche in ragione dell'intervallo di tempo relativamente breve dalla loro comparsa, ma secondo una recente ricerca condotta dallo IARC le radiazioni elettromagnetiche rientrano tra i possibili fattori di rischio cancro.

Il gruppo di ricercatori, coordinato da Jonathan Samet, ha infatti concluso che i telefonini devono essere inclusi nella categoria 2B, quella cioè che comprende le sostanze “potenzialmente cancerogene per gli individui”, la stessa in cui figurano i gas di scarico.

Il rischio si riferisce alla contrazione del glioma, un tumore del cervello, e del neurinoma acustico, che riguarda l'ottavo nervo cranico e quindi interessa le funzioni dell'udito e dell'equilibrio, mentre non ci sono evidenze per altri tipi di tumore.

All'interno della comunità scientifica sono presenti da tempo posizioni divergenti.

In base allo studio Interphone (IP), condotto da 13 Paesi, tra cui l'Italia, e coordinato tra l'altro dallo stesso IARC, non vi è un “legame conclusivo tra cellulari e tumori al cervello”, anzi il rischio di contrarre il cancro tenderebbe a ridursi quanto più a lungo li si utilizzi.

Su posizioni speculari i ricercatori appartenenti al gruppo coordinato dal dottor Lennart Hardell, secondo i quali il rischio è crescente man mano che l'esposizione si prolunga nel tempo, con un aumento del 5% per ogni 100 ore di utilizzo del cellulare, che può arrivare al 280% dopo i primi dieci anni.

telefonini
Nel mondo vi sono 5 miliardi di telefonini e una media di due a testa in Italia

Il giudizio sulla validità dei risultati delle due ricerche, come di altre, è strettamente legato alle scelte metodologiche adottate, che possono limitarne sensibilmente l'affidabilità.

Allo studio IP, si obietta ad esempio una durata insufficiente rispetto al lungo periodo di latenza dei tumori, mentre la ricerca di Hardell analizzava un campione più ampio di persone lungo un arco di tempo più significativo.

Tornando alla ricerca dello IARC, l'oggetto dell'indagine non riguardava solo gli apparecchi telefonici, ma altri due modi di esposizione a campi elettromagnetici: i radar e i microonde nell'ambiente di lavoro e la trasmissione di segnali radio, televisivi e wireless.

Non è stata fornita una misura precisa sull'entità dei rischi e non sono mancate anche in questo caso obiezioni sul metodo, quanto sul merito: secondo un ricercatore del dipartimento di fisica presso l'Università del Maryland, Robert Park, ad esempio, “il cancro è causato dal mutazioni dei filamenti di DNA. Le radiazioni elettromagnetiche non possono causare la mutazione dei filamenti di DNA a meno che la frequenza non sia pari o superiore alla parte blu dello spettro visibile o nell'ultravioletto. La frequenza dei cellulari è circa 1 milione di volte più bassa”. Quindi non sarebbe possibile alcuna correlazione.

Eppure, sebbene l'Organizzazione mondiale della Sanità abbia invitato a non cedere ad allarmismi e ad attendere i risultati di ulteriori studi, non mancano gli inviti ad assumere precauzioni quali l'utilizzo di auricolari, il maggior ricorso ai messaggi di testo, rispetto alle telefonate, e un uso ridotto da parte dei più giovani, particolarmente vulnerabili all'esposizione.

In Italia l'Istituto Superiore di Sanità ha ribadito la posizione dell'Oms, senza convincere tuttavia il Codacons, che intende avviare una class action per ottenere che i produttori di apparecchi telefonici siano vincolati a segnalare il possibile rischio, analogamente a quanto previsto per le sigarette.

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