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Patrimoniale, a pagarla saranno davvero i più ricchi?

23 Novembre 2011

Patrimoniale
Chi pagherà la patrimoniale che con ogni probabilità sarà inserita nel pacchetto di manovre economiche del governo Monti?

Fra le tante ipotesi vagliate dal nuovo governo per ottenere quei 30/40 miliardi necessari al paese per sanare il rapporto deficit/pil, in mezzo a privatizzazioni e privazioni, ce n'è una che sembra mettere d'accordo un po' tutti: la patrimoniale.

Per patrimoniale si intende una imposta diretta che incide sul patrimonio, ovvero sulla ricchezza, dei contribuenti, e non sul reddito. Una patrimoniale può essere una tantum oppure essere regolarmente riscossa ogni anno come imposta ordinaria (è, ad esempio, il caso dell'ICI sugli immobili).

Inoltre può essere secca o variabile. Quella secca, o fissa, consiste nell'imporre un tasso percentuale fisso a tutti i contribuenti (nel '92 in Italia fu imposta una patrimoniale secca del 6 per mille), e può avere una franchigia, ovvero una quota minima al di sotto della quale la tassa non è imposta. Quella variabile invece è progressiva incide con una percentuale proporzionale al patrimonio tassato (è il caso della tassa patrimoniale francese, che è dello 0,55% per patrimoni da 790 mila euro a 1,3 milioni dello 0,75 per cento fino a 2,5 milioni, dell'1,5 fino a 16 milioni e dell'1,8 oltre i 16 milioni.

Si sono espressi a favore di questo tipo di misura quasi tutte le forze politiche, e molte delle parti sociali. Pdl, Pd, Udc, Fli e Api l'hanno inserita nel pacchetto di proposte bipartisan da presentare a Monti al suo ritorno dalla missione in Europa.

Anche la Lega, Sel e molti partiti minori premono a favore dell'imposta, e Susanna Camusso, Segretario generale della Cigl, ne ha parlato come di una misura imprescindibile, un “punto di partenza”.

Non è ancora chiaro che tipo di patrimoniale voglia imporre il governo Monti. Ad ogni modo dietro a questa cortina di consensi si nascondono molti nodi da sciogliere e qualche perplessità. Senza poter dare alcuna certezza, riportiamo ciò che al momento attuale emerge dal dibattito sulla patrimoniale. Si parla di tassare i “grandi patrimoni”, ma la quota minima dovrebbe aggirarsi attorno al milione di euro.

Si parla di tassare soltanto le persone fisiche e non quelle giuridiche, ma così si escludono le società cui spesso, chi possiede grandi ricchezze, intesta i propri beni. Non si fa nessun riferimento all'ipotesi di accordi con i cosiddetti “paradisi off-shore”, seguendo l'esempio di Usa e Regno Unito che hanno stabilito una convenzione con la Svizzera che prevede l'applicazione di un'imposta patrimoniale del 25 per cento circa in cambio del segreto bancario.

In un recente post la blogger Debora Billi lamenta il fatto che con ogni probabilità a pagare la patrimoniale saranno sempre i soliti contribuenti, forse con l'eccezione della fascia più povera della popolazione. Quelli che pagano regolarmente le tasse e intestano a se stessi i propri possedimenti.

“In Italia - scrive la Billi - chiunque abbia tre o più immobili, la barca, terreni o altro, se ne guarda molto bene dell'intestarli a se stesso. Esistono migliaia di micro srl nate appositamente per gestire queste proprietà, ogni commercialista è abituato ad aprirne di continuo.”

Per concludere, “Indovinate allora chi finirà col pagare la patrimoniale? Esatto: noi, che al massimo abbiamo una casa ed un'auto e non apriamo certo società di comodo”. Insomma, il peso della patrimoniale rischia di ricadere sulle spalle dell'Italia virtuosa, che paga le tasse regolarmente e non apre conti all'estero? Se così fosse poco sarà cambiato davvero in tema di diseguaglianza sociale.

A.D.

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2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
19 Dicembre 2011 07:40, Inenascio Padidio ha scritto:
La crisi dovrà essere pagata, innanzitutto, da chi l'ha causata, poi da tutti coloro che ne hanno, comunque, beneficiato. Questo è possibilissimo, alla sola condizione che si conosca e diffonda la mia 18ennale divina vicenda. La si potrà conoscere visitando il mio username a dominio, creato 45 giorni fa: www.inenasciopadidio.it. Un sobrio e sereno Natale alla Redazione e agli utenti de' "il Cambiamento" :-x :-) :-D
23 Novembre 2011 18:35, Franco ha scritto:
L'Italia con il suo presidente ha dato non a caso il compito di risolvere il problema in mano a un suo cittadino unanimamente riconosciuto come conoscitore di ogni regola bancaria e, conseguentemente, di ogni possibile raggiro o neutralizzazione della stessa.
L'incalzare della crisi nel contemporaneo esplodere del turbinio della speculazione -quella interna, appoggiata evidentemente ai paradisi fiscali nostrani, viciniori ed esteri, e quella esterna, basata sulla credibilità o meno del sistema Italia-impone un severo esame della composizione e delle responsabilità nell'accumulo del debito sovrano e non deve fermarsi soltanto all'importo dello stesso.
Un accorto legislatore fiscale non può
varare un compitino di ragioneria quando è stato proprio quell'atteggiamento, spacciato per rigoroso controllo della spesa pubblica, a disseccare le fonti di reddito e di produttività la cui tenuta era invece necessaria per fronteggiare per tempo e senza occultamenti la crisi e le sue avvisaglie.
L'urgenza di una risposta mirata va di pari passo con tutti i movimenti funambolici in atto per sfuggire all'auspicata resa dei conti. Sarà dura
ma solo se sarà così sarà giusta e solo se non saranno toccati i redditi e le aspettative delle fasce medio-basse della popolazione sarà data prova di intelligenza e di buona volontà.
Non si tratta cioè di redistribuire proporzionalmente i sacrifici, bensì di
riprendere anche retroattivamente il controllo e la contribuzione fiscale da chi l'ha aggirata o addirittura elusa.Così come dovranno essere ridotti i privilegi e le rendite non direttamente collegati alle spese per le funzioni esercitate o a salari differiti.
Si tratterà di offrire leali e trasparenti ancore di operoso riscatto e ravvedimento, ma sempre "dura" dovrà essere per chi ha dato il cattivo esempio.
 

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