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Multinazionali

OGM. Cittadini europei mettono in fuga la Basf, ora tocca all'Ue

La resistenza dei cittadini europei verso gli OGM ha spinto la multinazionale Basf a rinunciare agli investimenti nel mercato del vecchio continente. Si tratta di un segnale positivo, ma ora spetta all’Europa riequilibrare i fondi comuni per la ricerca, favorendo modelli di agricoltura sostenibile, come il biologico.

di Daniela Sciarra - 1 Febbraio 2012

basf
La multinazionale Basf ha fatto sapere di non essere più interessata ad investire sul mercato europeo

Il senso di sfiducia degli europei nei confronti degli OGM ha fatto compiere un passo indietro alla Basf - la multinazionale del biotech proprietaria dei brevetti sulla patata Amflora, Amadea, Modena e Fortuna – che, negli scorsi giorni, ha fatto sapere di non essere più interessata ad investire sul mercato europeo.

Basf trasferirà nel nord Carolina (Usa) la sede di PlantScience, la controllata che si occupa di ingegneria genetica applicata all’agricoltura. Tra le cause del crollo d’interesse della multinazionale verso il mercato europeo, ci sarebbe la contrarietà della società civile e dei consumatori verso i prodotti e i cibi OGM.

“La biotecnologia è una tecnologia chiave per il 21° secolo, ma in Europa c’è una mancanza di accettazione da parte di consumatori, agricoltori e politici. Pertanto, non ha alcun senso che Basf continui ad investire sul mercato europeo, ma ci concentreremo su mercati più interessanti, come quelli asiatici e del Nord e Sud America”. Così Stefan Marcinowski del Cda della Basf spiega la decisione di bloccare la produzione e la commercializzazione della patata transgenica Amflora che la Corte di Giustizia Europea aveva approvato a marzo 2010 per la coltivazione.

patata amflora
Lo stop alla coltivazione della patata Amflora da parte di Basf è accolto con soddisfazione dalla società civile

Quasi due anni fa, l’autorizzazione alla semina della patata Amflora era stata fortemente osteggiata da ambientalisti, produttori e consumatori europei, al punto che l’Europa diede la possibilità ad ogni stato membro di bloccarne la coltivazione sul proprio territorio. Proprio per questo motivo, oggi, lo stop alla coltivazione della patata Amflora da parte di Basf è accolto con soddisfazione dalla società civile e soprattutto da ambientalisti e produttori che da decenni si battono contro l’apertura dell’Europa agli OGM.

A seguito di quest’annuncio, Alessandro Triantafyllidis, presidente di Aiab (l’Associazione italiana agricoltura biologica) chiede di rivedere i fondi europei destinati agli OGM.

“Considerando la comprovata avversione degli europei agli OGM in campo e nel piatto, chiediamo al Parlamento e al Consiglio Europeo di riequilibrare i fondi comuni per la ricerca in agricoltura nel prossimo Programma Quadro 'Horizon 2020', attualmente in discussione a Bruxelles. Sino ad oggi, infatti, i finanziamenti europei per la ricerca di settore hanno avvantaggiato gli OGM rispetto a modelli di agricoltura sostenibile, come il biologico. Un vantaggio dalle proporzioni sconcertanti, che vede affluire nelle casse della ricerca sulle biotecnologie vegetali oltre 133 milioni di euro, contro i 41 che arrivano al bio”.

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2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
20 Febbraio 2012 17:38, Stefano ha scritto:
il ramo biotech è il solo ad essere stato spostato e non è certo il core business della Basf che prima di tutto è un'industria chimica e come tale rimane in europa.

Le conclusioni paiono scontate:
1 - la basf svilupperà varietà gm adatte all'agricoltura americana, la quale ce li venderà come prodotto finito (come succede già e con il benestare dei sindacati agricoli, coldiretti in testa)
2 - spostare l'agrochimica da un Europa ogm-free ma tra i maggiori consumatori mondiali di pesticidi non ha senso. tanto vale dare ad ogni mercato ciò che desidera.

Stefano
2 Febbraio 2012 11:42, Roby ha scritto:
Ora si che staremo bene!!!
 
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