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Padroni a Casa Nostra

Cile: dighe dell’Enel contro il volere popolare

Da settimane in Cile si protesta contro la costruzione di 5 mega dighe della nostra Enel in Patagonia. Decine di migliaia di persone sono scese nelle strade di Santiago, scontrandosi anche con la polizia. Il progetto contestato si chiama Hydroaisèn e persino il New York Times lo ha definito un grave errore. La parte di Patagonia interessata dai cantieri, infatti, è una delle zone incontaminate più importanti al mondo e verrebbe irreparabilmente compromessa.

di Andrea Bertaglio - 6 Giugno 2011

patagonia
Le dighe di Hidroaysèn devasterebbero una delle più vaste aree incontaminate del mondo

Grandi proteste in tutto il Cile contro il progetto Hydroaisèn: 5 dighe in Patagonia della 'nostra' Enel, approvate nelle scorse settimane dalla Commissione Regionale di Valutazione Ambientale, ma fortemente osteggiate dalle popolazioni locali. Solo a Santiago del Cile sono state più di 40mila le persone che, per tre week end consecutivi, sono scese in piazza a manifestare il proprio dissenso.

Le dighe di Hidroaysèn non solo devasterebbero di per sé parte di una delle più vaste aree incontaminate del mondo, ma comporterebbero anche la costruzione di un elettrodotto di più di 2 mila km, necessario per il trasporto di energia alla capitale.

Nonostante si ritenga che Hydroaisèn possa portare il Cile all’autosufficienza energetica, emancipandosi dalle forniture di gas dall’Argentina, la maggior parte dell’opinione pubblica è fermamente contraria a questo mega progetto. Invece che una tale gigantesca opera, i manifestanti del Movimento Patagonia senza dighe hanno ribadito che si potrebbero soddisfare le necessità energetiche cilene con impianti idroelettrici di minori dimensioni e costruiti laddove ce ne fosse bisogno, oppure sfruttando l’energia solare e gli spazi del deserto di Atacama.

L’Enel, in condivisione con un socio locale, possiede l’acqua dei fiumi interessati dalle dighe. "Possiede" perché i corsi d’acqua in questione furono privatizzati da Pinochet, che li diede alla spagnola Endesa, in seguito acquisita da Enel. Un privilegio, quello della compagnia italiana, che nemmeno la Conferenza Episcopale Cilena riesce più a tollerare, tanto da pronunciarsi pubblicamente a favore dell’acqua come bene comune, difendendo la causa dei manifestanti e sottolineando la necessità di rispettare l’ambiente.

protesta dighe patagonia
Da settimane in Cile si protesta contro il progetto Hidroaysèn

Complice di questa presa di posizione della Chiesa Cattolica, l’irruzione della polizia nella Cattedrale di Coyhaique lo scorso 13 maggio, per inseguire (e malmenare) dei giovani manifestanti che vi si erano rifugiati. Per le strade di Santiago non sono mancati scontri anche più violenti, con tanto di uso di gas lacrimogeni da parte della polizia.

Più o meno tutti i partiti supportano il progetto (un po’ come succede da noi con la Tav in Val di Susa). Ma il presidente del Senato, il senatore progressista Guido Girardi, si recherà presto a Roma per dissuadere l’Enel dal portare avanti questo progetto.

Intanto le manifestazioni e gli scontri continuano. Del resto anche in Cile sale il desiderio di sentirsi padroni a casa propria. Intanto, fra i media internazionali, ha preso una netta posizione il New York Times. “Il Cile ha straordinarie fonti rinnovabili di energia, includendo quelle solari, geotermiche ed eoliche, che potrebbero essere sviluppate con molto meno impatto sull’ambiente”, sottolinea il quotidiano newyorkese: “Guardando le cose da un punto di vista strategico, il governo cileno, che appoggia le grandi dighe, potrebbe arrivare a capire quello che molti cileni già sanno. E cioè che sacrificare la Patagonia per ottenere energia potrebbe essere un errore irreparabile”.

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2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
14 Febbraio 2012 16:35, ENDORAMAGIC.BLOGSPOT.COM ha scritto:
Bravo carlo carlucci son d'accordo con te ma dobbiamo ricordare che puo' fare il suo (come dici tu) fino ad un certo punto poi dovremmo essre noi a dire adesso basta...
6 Giugno 2011 13:44, carlo carlucci ha scritto:
L'Enel fa il suo e accaparra di riffa e di raffa. Come tutte le multinazionali del resto. Siamo quasi 7 miliardi immersi nel così chiamato 'ambiente'. Manca poco che quello che è già coscienza di molti sia tutelato da un authority mondiale. E chi come Enel opera impunemente sull'ambiente forse ha i giorni contanti. Il progetto Hydroaisèn è pazzia. Ed è pazzia che Enel possa avere i diritti sulle acque del Cile. Opporsi a Enel su Hydroaisèn, con tutti i mezzi e vincere significa accorciare i tempi, inevitabili, in cui sarà fermato l'egoismo accaparratore e distruttore.
 
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