Permacultura

“Il Tempo delle Api”: la permapicultura per salvare le api, il nostro cibo e la biodiversità

“Il Tempo delle Api” è un film-documentario, prodotto dal basso attraverso il crowdfunding, che racconta la storia di Mauro e Valerio e, al tempo stesso, offre una soluzione locale ed efficace ad un problema globale come quello della progressiva moria delle api.

di Laura Pavesi - 5 Dicembre 2013

Il tempo delle api

Vi siete mai chiesti quanto tempo passa dalla creazione di un alveare alla raccolta del primo barattolo di miele? Tre anni. Se vi sembrano troppi, sappiate che il “tempo delle api” è proprio questo perché, secondo i ritmi naturali, ad un alveare sono necessari tre anni di tempo per riuscire a produrre il suo primo miele.

Ecco perché questo termine “Il Tempo delle Api” (tempo delle api) è stato scelto come titolo per un film-documentario prodotto dal basso, che racconta la storia di due ragazzi trentenni, Mauro e Valerio, che dopo la laurea hanno scelto di produrre miele rispettando i cicli della natura e di allevare api attraverso la “permapicultura” - un metodo non invasivo, sperimentato in Argentina da Oscar Perone fin dagli anni '60, che non utilizza fogli di cera, né trattamenti e nel quale ogni intervento umano è ridotto al minimo. (www.facebook.com/Permapicultura)

Gli autori e registi del documentario, Rossella Anitori e Darel Di Gregorio, hanno fatto una scelta coraggiosa e vincente: non girare l'ennesimo film-denuncia sulla moria delle api nel mondo, ma raccontare un'esperienza concreta ed efficace per affrontare il problema, un esperimento facilmente realizzabile, che può essere fonte di ispirazione per molte persone.

(www.facebook.com/iltempo.delleapi)

“Il processo di produzione del miele”, ci spiegano gli autori, “oggi è diventato intensivo e meccanico: gli allevamenti sono totalmente medicalizzati e le api sono sempre più deboli. Gli alveari vengono trasportati sistematicamente da un luogo all’altro per ottenere diverse qualità di miele e da una parte all’altra del pianeta per rimpiazzare i vuoti lasciati dalla loro progressiva scomparsa. Mauro e Valerio, i protagonisti del documentario, hanno scelto un'altra strada, la permapicultura, ispirata ai principi della permacultura”.

Le api - è sempre utile ripeterlo - svolgono un ruolo fondamentale nella catena alimentare, perché se non impollinassero i fiori, molti tipi di frutta e verdura non esisterebbero. Basti pensare che, come sottolinea anche Greenpeace, su 100 colture che coprono il 90% della produzione mondiale di derrate per alimentazione umana, 71 sono legate all'attività di impollinazione delle api.

Il tempo delle api
Una fase della lavorazione

“Il Tempo delle Api” non racconta solo una storia: è parte di un progetto più ampio che mette in discussione il nostro modello di sviluppo e apre un dibattito sui metodi di allevamento delle api attualmente impiegati e sulla necessità di trovare un'alternativa. Seguendo i due giovani nelle diverse fasi dell'impresa, dalla costruzione delle arnie fino alla produzione del miele, il documentario indaga le difficoltà tecniche e culturali con cui i due si trovano a scontrarsi, vista la diffidenza con la quale l'apicoltura tradizionale guarda al nuovo metodo, ma anche l'entusiasmo e la curiosità che il progetto è capace di generare”.

Il film-documentario è in fase di realizzazione, ma il tempo previsto per completare le riprese è piuttosto lungo poiché coincide, inevitabilmente, con quello del “primo miele” che sarà raccolto da Mauro e Valerio. “Stiamo seguendo una storia che richiede molto tempo e tanta costanza. Accedere ai fondi necessari a realizzare un film-documentario”, raccontano Rossella e Darel, “è diventato oggi estremamente difficile. Le piccole produzioni sono al verde e le grandi case cinematografiche preferiscono puntare su registi già affermati per garantirsi un ritorno economico”.

Per questo, attraverso la piattaforma “Produzioni dal basso”, i due giovani registi hanno lanciato una campagna di crowdfunding online - fondi che arrivano direttamente da cittadini e associazioni attraverso la rete - che terminerà il prossimo 15 gennaio 2014.

('Produzioni dal basso')

Il tempo delle api
Mauro e Valerio

“Per quelli come noi, che non hanno “santi in paradiso”, spiegano, “realizzare un documentario significa doverne sostenere interamente le spese, con cifre che spesso scoraggiano e inducono a rinunciare all'impresa. Insieme, però, con il contributo di ognuno, possiamo farcela”.

Rossella e Darel intendono produrre la prima metà del film-documentario grazie alla raccolta fondi online, e individuare, nella seconda fase, una produzione cinematografica vera e propria. Sulla piattaforma si possono prenotare online una o più “quote” del film e non è richiesto alcun pagamento.

Attualmente ne sono state prenotate oltre 4.100 e c'è ancora un mese e mezzo di tempo per sostenere il progetto e raggiungere l'obiettivo finale: 5.000 quote: “Solo quando tutte le quote del film saranno prenotate dai sostenitori, sarà inviata una mail a tutti con le coordinate per completare il pagamento”.

“Il Tempo delle Api” è un progetto caratterizzato da molte sfaccettature: è, al tempo stesso, la storia di Mauro e Valerio e “la storia di una soluzione locale a un problema globale”, senza dimenticare il contesto in cui i due ragazzi vivono: un progetto di vita comunitaria nei Castelli Romani, a Velletri, che mira all'autonomia energetica ed alimentare.“Sentiamo che c'è una storia che va raccontata. Abbiamo deciso di fare questo film perché, quando ne parliamo, incontriamo l'interesse di tanti che non sanno, ma vorrebbero sapere. Perché sentiamo che questa esperienza potrà essere fonte di ispirazione per molti altri”.

“Abbiamo ricevuto in eredità un pianeta segnato da una cultura che ha rotto il rapporto di equilibrio tra l'uomo, il mondo animale e il mondo vegetale. Viviamo isolati gli uni dagli altri e ci convinciamo che ciò che facciamo nel confine del nostro giardino non abbia nessuna relazione con il resto, ma le api volano lontane, non rispettano i confini di una siepe o di un cancello. Le api ci ricordano che siamo parte di qualcosa di più grande, che tutto è in connessione.”

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3 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
10 Dicembre 2013 12:00, L'ape ha scritto:
Mi spiace che Gaia abbia interpretato in maniera così negativa UN MONDO IN PERICOLO...pensa che a me è sembrato così positivo e di buone speranze...con il finale sulle api africanizzate che sopravvivono nonostante l'uomo.
9 Dicembre 2013 09:19, gaia ha scritto:
bene...son contenta esista questa altra iniziativa.
Un paio di settimane fa sono andata a vedere UN MONDO IN PERICOLO, con l'attesa di trovarvi la consapevolezza della necessità di salvare le api...
me ne sono uscita disgustata per il messaggio che lancia: non si trattava di salvare "quel mondo" così prezioso in sè...ma di utilizzare tutti i modi possibili per salvare il profitto degli apicoltori.Soprattutto su enorme scala.
Mi auguro vi siano altri modi per presentare alle persone la delicatezza del problema.
5 Dicembre 2013 22:26, Carmelo ha scritto:
Sono un ecologista che cerca di contrastare la tecnologia inquinante: Un esempio? Eliminare gli autodromi e riconvertirli in aree verdi ecologiche dove i piloti e l'intero staff di formula 1,2,3, ecc., di motociclismo e di altri pseudo sport deleteri agli ecosistemi naturali, correrebbero a piedi o in bici in modo ecocompatibile. Allora si, grazie a questa ma significativa riconversione (visto che i GG.PP. vengono divulgati al TG attraverso la televisione), che le api farebbero il loro dovere al servizio dell'ambiente e dell'uomo. Saluti
AZIONI
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