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Popoli Nativi

Etiopia: terre fertili alle multinazionali mentre in migliaia muoiono di fame

Un'indagine condotta da Survival International rivela che alcune tra le terre agricole più produttive dell’Etiopia sono state sottratte alle tribù locali per essere affittate ad aziende straniere, anche italiane. Attualmente la regione è afflitta dalla peggiore siccità degli ultimi 60 anni, che sta lasciando milioni di persone senza cibo.

di Survival International - 26 Luglio 2011

tribu etiope
Alcune tra le terre agricole più produttive dell’Etiopia sono state sottratte alle tribù locali

Un'indagine condotta da Survival International ha portato alla luce prove allarmanti del fatto che alcune tra le terre agricole più produttive dell’Etiopia sono state sottratte alle tribù locali per essere affittate ad aziende straniere. Le società che si sono accaparrate la terra la utilizzeranno sia per la produzione di biocarburanti sia per coltivare ed esportare prodotti alimentari mentre, contemporaneamente, migliaia di Etiopi stanno morendo di fame a causa della terribile siccità in corso.

Ad essersi accaparrate ampi tratti di terra fertile situata nell’area del fiume Omo, nel sud-ovest dell’Etiopia, sono imprese malesi, coreane e anche italiane, tra cui la Fri-El Green Power. Nonostante i 90.000 indigeni che vi abitano dipendano dalla terra per la loro sopravvivenza, i terreni saranno sgombrati per fare spazio alle coltivazioni estensive destinate all’esportazione.

Il governo sta pianificando di aumentare la quantità di terra da destinare al progetto ad almeno 245.000 ettari, di cui almeno 150.000 saranno riservati alle piantagioni di canna da zucchero.

La regione è attualmente afflitta dalla peggiore siccità degli ultimi 60 anni, che sta lasciando milioni di persone senza cibo. Le tribù della Valle dell’Omo, per il momento, sono relativamente al riparo da questo flagello. Ma il governo li considera “arretrati” ed è determinato a “modernizzarli”: li vuole trasformare da contadini, pastori e cacciatori autosufficienti quali sono oggi, a manovali da impiegare nelle coltivazioni estensive. In alternativa, potrebbero essere anche semplicemente sfrattati dalle loro terre.

etiopia fiume omo
Ill progetto agro-industriale varato dal governo nella regione include anche la costruzione di una serie di dighe sul fiume Omo

Il progetto agro-industriale varato dal governo nella regione include anche la costruzione di una serie di dighe sul fiume Omo, tra cui la controversa Gibe III ad opera dall’italiana Salini Costruttori, destinata a diventare una delle più grandi dell’Africa. Alla realizzazione della diga seguirà la costruzione di centinaia di chilometri di canali di irrigazione, che devieranno il corso di acque indispensabili agli indigeni. Queste operazioni priveranno le tribù delle esondazioni stagionali del fiume, che alimentano e rendono possibile le loro coltivazioni.

La popolazione locale ha subìto intimidazioni volte a impedire il passaggio di informazioni agli esterni o ai giornalisti, e non è mai stata adeguatamente consultata. Una persona che ha recentemente visitato la zona, ha raccontato a Survival che governo e polizia stanno usando la mano pesante con gli indigeni, arrestandoli, torturandoli e violentando le donne, in modo che non oppongano resistenza all’invasione della terra. Un indigeno ha detto a questo visitatore: “Le persone vivono nella paura, temono il governo. Per favore aiutate i pastori dell’Etiopia meridionale: su di loro incombe una grave minaccia”.

“I popoli che vivono nella Valle dell’Omo non sono né ‘arretrati’ né hanno bisogno di essere ‘modernizzati’ ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival International. Essi appartengono al XXI secolo esattamente come le multinazionali che stanno cercando di accaparrarsi le loro terre. Costringendoli a diventare manovali, con ogni probabilità la qualità della loro vita peggiorerà drasticamente e saranno condannati alla fame e all’indigenza, esattamente come accade a molti dei loro connazionali”.

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4 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
6 Novembre 2011 00:01, daniele marcomin ha scritto:
salve a tutti. come mai l'etiopia con tutti questi coltivatori dell'11 secolo e con tutti questi terreni fertili non riesce a essere autosufficiente??? sa quanto so il governo cede i terreni per periodi di 60-90 anni. la maggiorparte dei terreni sono da sistemare per poterli rendere colrivabili in modo efficiente (impianti di irrigazione includi per avere il secondo raccolto). sistemare i terreni richiede una grande immobilizzazione di capitale. non so quanti se lo possano permettere! non riesco a valutarla in modo negativo la presenza di investitori esteri che si cimentino in progetti agroindustriali. L'etiopia sta crescendo velocemente. è una realtà da tenere sott'occhio che oltre a possedere un elevatissimo numero di bestiame può diventare un granio importantissimo. Questo per lo meno il mio pensiero.
27 Luglio 2011 23:45, Marco B. ha scritto:
Una Val di Susa africana?
27 Luglio 2011 14:42, Luciano ha scritto:
Ma come fanno a essere così vigliacchi, approfittarsi di gente inerme, analfabeta. Gli abitanti dei villaggi risiedono su una terra a volte avara, appartenuta ai genitori, dei genitori dei genitori, come si fa a sfrattare dei poveracci, per soddisfare il nostro egoismo. Perchè bisogna sedersi su una automobile grande, pesante, sprecona, per sentirsi appagati, in questa maniera stiamo togliendo il cibo a un popolo, che già vive di stenti. Sono persone come noi fatte di carne, ossa, e pelle, solo un pò più scura.
26 Luglio 2011 11:44, Marco B. ha scritto:
Non capisco. Come ha fatto il governo a vendere terreni non suoi ma di proprietà di privati etiopi? Esproprio forzato? O semplicemente chi abitava i terreni stava su fondi altrui e il proprietario ha legittimamente venduto?
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PAROLE CHIAVE
africa  crisi alimentare  fame  nativi  agricoltura 
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Autore: Autori Vari
Casa editrice: Libreria Editrice Fiorentina
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