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Ambiente Italia 2011, un Paese consumato dal cemento

7 Marzo 2011

cemento
In Italia ogni anno vengono consumati mediamente oltre 500 chilometri quadrati di territorio, divorati dal cemento

In Italia ogni anno vengono consumati mediamente oltre 500 chilometri quadrati di territorio, divorati dal cemento. È come se ogni quattro mesi spuntasse una città di dimensioni equivalenti all’area urbanizzata del comune di Milano. Eppure sono molte le persone che rimangono senza casa perché non se la possono permettere. È una situazione paradossale quella sottolineata da Ambiente Italia 2011, il rapporto annuale di Legambiente elaborato dall'istituto di ricerche Ambiente Italia edito da Edizioni Ambiente.

Estese periferie diffuse, grappoli disordinati di sobborghi residenziali, blocchi commerciali connessi da arterie stradali: negli ultimi 15 anni il consumo di suolo in Italia è cresciuto in modo incontrollato e abnorme, sebbene quantificare il fenomeno non sia facile perché le banche dati sono eterogenee e poco aggiornate e anche a causa di quelle carenze di pianificazione e dell'abusivismo edilizio caratteristici del nostro Paese.

Secondo il dossier presentato venerdì scorso a Roma a guidare la folle corsa all'urbanizzazione è la Lombardia con il 14% di superfici artificiali. Segue il Veneto (con l'11%), la Campania (con il 10,7%), il Lazio e l'Emilia Romagna (con il 9%). Anche Molise, Puglia e Basilicata stanno conoscendo una crescita accelerata delle superfici urbanizzate, a scapito dei suoli agricoli.

Particolarmente allarmante è il caso di Roma dove, in 15 anni le superfici urbanizzate sono aumentate del 12% con 4.800 ettari trasformati. Nonostante ciò Roma è anche in testa alla classifica delle città con il maggior numero di case vuote.

Il consumo di suolo non è una prerogativa italiana: la Commissione europea conferma che il nostro è nella media dei principali paesi Ue. Tuttavia in Italia la situazione è resa complessa da alcuni caratteri dei processi di urbanizzazione a noi propri. Le periferie delle principali aree urbane, in particolare, crescono senza un progetto metropolitano e ambientale, di trasporto pubblico e di servizi.

Nelle coste e nelle aree di maggior pregio, invece, una spropositata costruzione di seconde case ha portato alla cementificazione degli ultimi lembi ancora liberi di territorio e di zone a rischio idrogeologico, sulle quali si interviene abusivamente o con il benestare di piani regolatori.

Come ha spiegato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, servono “precise normative di tutela e con limiti alla crescita urbana, ma anche con la realizzazione di edilizia pubblica per chi ne ha veramente bisogno e interventi di riqualificazione e densificazione urbana, fermando così la speculazione edilizia”.

Secondo quanto sottolineato dal rapporto in Italia non si punta sul recupero dell’esistente ma sulla trasformazione di nuove aree, non si investe nella mobilità sostenibile e le città sono sempre più congestionate e inquinate.

I mezzi privati coprono infatti circa l'82% della domanda, facendo registrare al nostro paese un tasso di motorizzazione (numero di auto ogni mille abitanti) nettamente al di sopra della media europea.

L'Italia si distingue poi dagli altri paesi europei anche per quanto riguarda altri ambiti, in particolare sul fronte dell’efficienza energetica e del contenimento delle emissioni. Se, secondo i dati 2009, l'Europa conseguirà nel suo insieme gli obiettivi di Kyoto e quelli di riduzione del 20% delle emissioni entro il 2020, l'Italia corre il rischio di essere l'unico paese europeo che non raggiungerà gli stessi traguardi.

Eppure, secondo il rapporto, la meta è a portata di mano. Come ha spiegato il curatore del rapporto Duccio Bianchi, un esempio di come l'Italia possa attivare un'industria nazionale dell'efficienza energetica è la misura delle detrazioni fiscali del 55% sulla ristrutturazione energetica nell'edilizia.

“L'Italia deve smettere di remare contro lo sviluppo delle rinnovabili - ha affermato Bianchi - quando la politica lo ha permesso, il territorio ha dimostrato di avere le capacità per una svolta energetica pulita. Lo stop al consumo di suolo e la risposta ai problemi della casa e delle città va di pari passo con una riqualificazione energetica complessiva del patrimonio edilizio”.

A.P.

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2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
7 Aprile 2011 22:16, Erino ha scritto:
Cara Cinzia, bello il tuo commento, ma oltre quello che tu hai scritto, manca un particolare, sai quale ? Quello dell' immigrazione. Se tu ossrevi ora come ora, se non ci fossero queste persone non si edificheferebbe più, basta tu osservi, il calo naturale della popolazione. Questo, sarebbe il motivo, per cui noi potremmo vivere meglio, ed avere un paese come la Svizzera. Questo è quello che crea scompenso in questo stato.
6 Aprile 2011 21:41, CINZIA ha scritto:
PER FORZA E' AUMENTATA LA CEMENTIFICAZIONE: SIAMO GOVERNATI DA UN CLAN DI CEMENTIFICATORI, HANNO FATTO DIVENTARE L'EDILIZIA IL BUSINESS PRINCIPALE DEL PAESE, PERCHE' E' OVVIO: E' IL SETTORE DI GRANDI AFFARI, GRANDI APPALTI SOPRATTUTTO IN MANO ALLE MAFIE CHE HANNO IL MONOPOLIO DI MOVIMENTI TERRA, CEMENTO ECC. L'AGRICOLTURA, L'ARTIGIANATO NON RENDE AI GRANDI SQUALI E QUINDI E' IGNORATA VOLONTARIAMENTE...MANDARE IN ROVINA ALLEVATORI E AGRICOLTORI SIGNIFICA RIMEDIARE ALTRI TERRENI DA CEMENTIFICARE...NON GLIENE IMPORTA SE IN FUTURO NON AVREMO PIU' PRODUZIONI AGRICOLE..MANGEREMO CEMENTO, NO??
AZIONI
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