Ponte sullo Stretto: le associazioni chiedono l’intervento del Governo

Le associazioni ambientaliste lanciano un appello al governo Monti per respingere il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina e delle opere ad esso connesse. Un progetto già cancellato lo scorso ottobre dal 'core network' dei dieci corridoi delle Reti transeuropee (TEN-T) di trasporto su cui punta l’Unione Europea entro il 2030, poiché ritenuto non sostenibile e inutile per la mobilità del Paese.

Ponte sullo Stretto: le associazioni chiedono l’intervento del Governo
Dopo aver inviato il 10 novembre scorso una diffida al ministero dell’Ambiente sul corretto perfezionamento della Valutazione d’impatto ambientale relativa al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, Fai, Italia Nostra, Legambiente, Man-Associazione mediterranea per la Natura e Wwf, hanno presentato ieri a Roma i contenuti della diffida. Ben 245 pagine rivolte ai media, al governo e ai parlamentari, contenenti le osservazioni mosse al progetto definitivo e frutto dell’elaborazione di 30 esperti e docenti universitari di varie discipline, relative alla verifica di ottemperanza della procedura di VIA speciale sulle infrastrutture strategiche, aperta l’8 settembre scorso. Ciò che si chiede al Governo è il rigetto – si legge nel comunicato stampa - “del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina redatto dalla Stretto di Messina SpA (Concessionaria interamente pubblica) e da Eurolink (General Contractor -GC, con a capofila Impregilo), che costa 66 milioni di euro di fondi pubblici (come previsto nel contratto tra concessionaria e GC), per degli elaborati che, a giudizio delle associazioni ambientaliste, risultano essere estremamente carenti sia dal punto di vista tecnico che dell’impatto ambientale, naturalistico, paesaggistico e idrogeologico, ed evitando così di superare il punto di non ritorno che obbligherebbe lo Stato a versare altri 56 milioni di euro per il progetto esecutivo e a pagare penali fino a 425 milioni di euro nel caso dell’avvio anche di un solo cantiere per l’opera principale o delle opere connesse. Si eviti così di continuare a congelare ingenti risorse utili per lo sviluppo del Mezzogiorno (il costo dell’intervento è salito dall’aprile 2010 al luglio 2011 da 6,3 ad 8,5 miliardi di euro: + 34%) che potrebbero essere meglio impiegate per il risanamento del territorio e per interventi di adeguamento e ammodernamento delle infrastrutture esistenti, a cominciare dal potenziamento delle ferrovie siciliane e dal completamento dei lavori dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e della SS106 Ionica". In una fase tanto critica in cui si chiedono forti sacrifici a tanti italiani e si cercano le voci di spesa meno dolorose per operare dei tagli, le associazioni ambientaliste mettono l’accento su questo progetto dalle numerose anomalie ripetutamente contestate, il cui importo è pari a quasi un terzo della manovra in via di approvazione, sollevando l’opportunità di riesaminare l'intero iter procedurale ed evitare ulteriori dispendi di denaro, ivi comprese le penali pubbliche di cui si è tanto parlato. Le anomalie, oltre alle eccezioni dello stesso iter procedurale, consistono in varie omissioni che il gruppo di lavoro di ambientalisti ed esperti ha elencato e descritto nel documento. Si parte dalla constatazione che la procedura di VIA speciale per le infrastrutture strategiche non sia stata rispettata perché l’opera ponte nella progettazione ha subito modifiche sostanziali sia sotto il profilo dello sviluppo verticale (le torri sono state rialzate sino a circa 400 metri, rispetto ai 382,6 metri del progetto preliminare), che dell’orientamento lineare (si tratta di un ponte sospeso a campata unica di 3,3 km di lunghezza, il cui blocco di ancoraggio è stato spostato di 10 metri con conseguente differimento delle fondazioni sui versanti siculo e calabro, e rotazione dei pilastri e della struttura principale), come dello sviluppo orizzontale (modifica strutturale e dell’inclinazione dell’impalcato). A queste osservazioni di natura strettamente tecnico-ingegneristica si aggiungono quelle per la mancata Valutazione di incidenza che il Ponte avrebbe sulla fauna e sugli habitat. L’area dello Stretto di Messina è un’ecozona importantissima sia per la migrazione degli uccelli (il 64% degli uccelli presenti in Italia è stato osservato nell’area dello Stretto), sia per il passaggio dei cetacei e di molte specie di pesci pelagici. Inoltre – si legge sempre nella nota - non vengono rispettate le misure di salvaguardia e le prescrizioni paesaggistiche. Il progetto manca poi di un quadro di dettaglio di opere connesse essenziali quali la stazione di Messina e i raccordi ferroviari sul versante calabro. Scarsa documentazione sul rispetto delle perimetrazioni e delle misure di salvaguardia di aree a rischio idrogeologico, assenza del Piano Economico Finanziario, carenze delle descrizioni delle componenti geosismotettoniche in una delle zone a più elevato rischio sismico del Mediterraneo (ricordiamo Messina e Reggio Calabria rase al suolo dal terremoto del 1908, di 7,1 magnitudo Richter), sono ulteriori voci di contestazione dell’appello. Queste e altre anomalie e carenze fanno capo – non da ultimo - al progetto di un’opera che è stata cancellata lo scorso ottobre dal core network dei dieci corridoi delle Reti transeuropee (TEN-T) di trasporto su cui punta l’Unione Europea entro il 2030, poiché ritenuta non sostenibile per l’elevatissimo impatto ambientale, sociale ed economico e inutile per la mobilità del Paese. Andando allo specifico della richiesta presentata pubblicamente ieri, nella lettera inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, le associazioni invitano lo stesso “a proporre quale coordinatore del CIPE – Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (in accordo con il Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e dei Trasporti), che il Comitato consideri il progetto definitivo del ponte, a proprio insindacabile giudizio, non meritevole di approvazione (…) senza che il Contraente generale possa avanzare richieste per il riconoscimento di maggiori compensi e/o pretese, chiedendo, conseguentemente, che la Stretto di Messina SpA receda dal contratto pagando solo le spese sino a quel momento sostenute dal General Contractor (come scritto chiaramente nel combinato disposto degli articoli 11.11 e 44.4 del Contratto firmato il 27/3/2006 da SDM SpA e da Eurolink e registrato il 6/4/2006)”. La richiesta, avanzata dalle associazioni ambientaliste, che un progetto così carente, non sia considerato "definitivo" e pertanto sia rigettato in quanto considerato irricevibile, ha ricevuto ieri anche l’interesse di alcuni senatori e onorevoli di vario segno politico, PDL escluso, che con varie voci hanno definito il progetto come fallito e incompatibile con l'attuale fase economica che vive il paese. Il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, ha ricordato anche che “non c'è solo il Ponte sullo Stretto di Messina tra le opere inutili su cui si sta sperperando il denaro pubblico”.

Commenti

E' molto difficile, a mio parere, che il governo Monti, condizionato com'è dall'appoggio...utilitaristico del PDL (leggi IMPREGILO con tutti i suoi interessi costruttivi in Libia -riconferma al...nuovo governo libico del trattata BERLUSCONI-GHEDAFI- etc. etc.), riesca a stoppare l'impresa del ponte di Messina. La strada intrapresa dalle ASSOCIAZIONI CONTRARIE è quella giusta e se si fa leva sul parere negativo che indirettamente si ricava dall'esclusione europea, sarebbe possibile per il governo -CIPE-respingere il progetto definitivo, ricollegandosi anche a quella esclusione. Bisogna insistere su quella linea perchè l'Italia con la Sicilia non ha certo bisogno di quella spesa.
Franco, 21-12-2011 06:21

Lascia un commento


Per lasciare un commento, registrati o effettua il login.