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Territorio

Milano, un quartiere sui veleni. La vicenda dell'area Bisceglie

Nella periferia ovest di Milano avrebbe dovuto consumarsi la più grande riqualificazione urbana degli ultimi tempi: un cantiere di 300 mila metri quadri, sorto sopra due milioni di metri cubi di rifiuti tossici interrati fino a otto metri di profondità. Un'area ora sotto sequestro, grazie all’inchiesta partita lo scorso giugno dopo un esposto presentato da un comitato di cittadini della zona che, seppure ignorati per lungo tempo dalla giunta Moratti, ha dimostrato come l’ex cava di sabbia di Geregnano, utilizzata per trent’anni come discarica, fosse incompatibile con la scelta che quattro anni fa fecero il Comune e gli affaristi interessati: costruire su questi terreni avvelenati un intero quartiere.

di Andrea Bertaglio - 17 Novembre 2010

soldi edilizia
A Milano si è consumato l'ennesimo scandalo di concessioni edilizie facili, veleni sepolti, controlli assenti e nessuna bonifica in nome del dio guadagno

Il consumo di territorio non bastava più. In mancanza di luoghi edificabili, nella Milano che si indigna per un Sud deturpato dalla speculazione edilizia ed infiammato dalle vicende sui rifiuti, si è consumato l'ennesimo scandalo di concessioni edilizie facili, veleni sepolti, controlli assenti e nessuna bonifica in nome del dio guadagno. Doveva essere "la più grande riqualificazione urbana degli ultimi anni", considerata dal Comune di Milano 'un'operazione brillante' e sbandierata da tempo come 'un nuovo modo di costruire'. "Grazie a questo intervento trasformeremo una grande area degradata in un parco", aveva affermato Carlo Masseroli, assessore allo Sviluppo del territorio del capoluogo lombardo. Invece, l’ex cava di Geregnano, una discarica a cielo aperto, rimane blindata dalla magistratura.

Si voleva costruire un nuovo quartiere su di una ex discarica. Un quartiere residenziale, nel quale 200 persone avevano già acquistato casa. Ora il cantiere di 300 mila metri quadri è sotto sequestro, dato che la contaminazione, causata dagli oltre due milioni di metri cubi di rifiuti tossici, raggiunge gli otto metri di profondità. Pesticidi, diossina, metalli pesanti, pcb, solventi clorurati, idrocarburi: i due milioni di metri cubi di rifiuti indifferenziati e nocivi accumulati negli anni in cui non era reato scaricarli nelle cave dismesse, sono andati ad intaccare anche la falda acquifera. Trent’anni che sono 'bastati', come si evince da un rapporto stilato dalla Asl in ottobre, a rendere la falda pesantemente inquinata da sostanze cancerogene.

Bonificare l’area sarebbe costato troppo, 700 euro al metro quadro. Per i due proprietari dell’area (la Torri parchi Bisceglie e la Acqua Pia Antica Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone) meglio dunque una più economica 'messa in sicurezza': coprire con un telo di polietilene (di un millimetro e mezzo di spessore!) e poi con cemento il terreno contaminato, sul quale dovevano sorgere 1300 appartamenti, centri commerciali, una residenza sanitaria per disabili, un nido, un asilo, un palazzo per uffici di 40 piani ed un parco, parte del progetto 'Vie d’acqua Expo'.

area bisceglie milano
Un cantiere di 300 mila metri quadri, stava per sorgere sopra due milioni di metri cubi di rifiuti tossici

Resta da chiedersi perché Regione prima e Palazzo Marino poi abbiano dato il via libera per costruire, in assenza di una bonifica vera. Forse perché le bonifiche appaltate (e mai fatte) sono state il vero affare che Comune e Regione hanno regalato ai privati. Ipotesi confermata dal fatto che secondo gli inquirenti, infatti, le autorizzazioni rilasciate dal Comune alle società costruttrici erano 'tutte illegittime', e tutte a vantaggio delle società cui era stata affidata l’operazione di bonifica. È per questo che la magistratura, oltre ai dirigenti delle operazioni di recupero e costruzione, ha indagato anche alcuni dirigenti comunali e dell'Arpa (l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente).

Insomma, la vicenda dell'area Bisceglie descrive benissimo come funzionino le cose nella città dell'Expo, in cui palazzinari iperattivi e senza scrupoli la fanno da padroni, e le istituzioni, invece di prendersi le proprie responsabilità e di tutelare i cittadini (magari evitando che oltre 4000 persone si trovino un domani a dormire su milioni di metri cubi di sostanze tossiche), continuano a giocare allo 'scarica-barile'.

Se la zona è stata messa sotto sequestro quelli da ringraziare sono ancora una volta i comuni cittadini che, organizzati in comitati locali, hanno raccolto informazioni e dati che potessero denunciare questo ennesimo e disgustoso cortocircuito tra profitto privato e salute pubblica.

Questi cittadini, uniti in Comitati quale il Calchi Taeggi ed appoggiati da Legambiente Milano ovest e Italia Nostra, hanno progressivamente accumulato pile di documenti, analisi di rischio, pareri e verbali che alla fine, attraverso un esposto consegnato alla magistratura, ha portato ai sigilli dell’area in questione. Un’ulteriore conferma del fatto che in Italia le differenze fra nord e sud rimangono solo una questione di propaganda. E soprattutto che l’unica tutela della cittadinanza (o comunque la più efficace) arriva ormai dalla cittadinanza stessa.

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Un lettore ha commentato questo articolo commenta commenta
20 Novembre 2010 19:21, gaetano ha scritto:
Mi domando quanto durera' questa magistratura "giusta" e se mai i proprietari del terreno (Bisceglie e suocero di Casini.....)verranno mai inquisiti e forse puniti con qualche euro di ammenda.Siamo stufi di assistere al balletto di dell'utri con la stampa e la tv che lo rendono continuamente vittima unitamente ai salotti buoni italiani (sempre esistiti)
Non mi stanchero' di ripetere che l'italiano ha bisogno della rivoluzione francese e del direttorio!Purtroppo oggi anche il povero ambisce fregare e frodare il suo simile
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PAROLE CHIAVE
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Autore: Domenico Finiguerra
Casa editrice: Instar Libri
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