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Territorio

Legge obiettivo, Wwf: "Ecco i motivi dei ritardi sulle grandi opere"

Wwf pubblica il rapporto 'Sindrome Nimby no grazie', all'interno del quale si spiegano i reali motivi dei ritardi nella realizzazione delle grandi opere. "Il programma delle infrastrutture strategiche è esploso in mano ai governi che si sono succeduti dal 2001 ad oggi, con un incremento dei costi del 280% in 10 anni".

di WWF - 25 Febbraio 2011

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"Negli ultimi 10 anni si è passati dalle 110 opere individuate nel Primo Programma per un valore di 125,8 miliardi di euro, alle 348 opere, per un valore di 358 miliardi

La legge Obiettivo è servita in 10 anni prevalentemente a dare autorizzazioni ad opere, spesso prive di un inquadramento territoriale ed ambientale credibile, alimentando un costosissimo e mediocre progettificio ad uso e consumo delle grandi aziende del settore edile.

Se l’intento originario era quello di dare una svolta al ritardo infrastrutturale del Paese, puntando su pochi interventi strategici irrinunciabili e stabilendo costi e tempi certi, con la Legge Obiettivo si è fallito su tutti i fronti. Secondo il WWF il Governo farebbe bene a concentrare le risorse per accelerare gli interventi sulle infrastrutture esistenti (ponendo ad esempio fine allo scandalo dei cantieri della A3 Salerno-Reggio Calabria e sulla SS106 Ionica) e a realizzare, anche in funzione anticongiunturale, come chiede anche l’Associazione Nazionale Costruttori Edili-ANCE il programma delle piccole e medie opere per 825 milioni di euro, varato nel giugno 2009 e che oggi è al palo.

Il programma delle infrastrutture strategiche, secondo la valutazioni del WWF Italia, è esploso in mano ai governi (due di centrodestra ed uno di centro sinistra) che si sono succeduti dal 2001 ad oggi, con un incremento dei costi del 280% in 10 anni. Si è passati dai 125,8 miliardi di euro del 2001 ai 358 miliardi dell’aprile 2010 e sono triplicate le opere (passato dalle 110, del dicembre 2001 alle 348, dell’aprile 2010), a causa della bulimia delle clientele nazionali e locali che ha condizionato la capacità programmatoria dei Governi. Visto che i soldi pubblici spendibili (erogati e mutui attivati) dal 2001 al 2009 sono stati pari a 11,3 miliardi di euro, per attuare per intero il programma dovremmo aspettare, a questo ritmo e contando solo sulle risorse pubbliche, i prossimi 300 anni!

“Come abbiamo denunciato, sin dalla sua prima applicazione nel 2002, la Legge Obiettivo ha consentito sino ad oggi di progettare interventi comunque (senza fare alcun calcolo realistico delle risorse pubbliche realmente disponibili) e dovunque (senza una seria valutazione degli impatti ambientali) – denuncia il Presidente del WWF Italia, Stefano Leoni -. E proprio a proposito di sostenibilità ambientale è opportuno ricordare che il Programma (Delibera CIPE 121/2001) non è mai stato sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica, mentre i progetti delle infrastrutture strategiche hanno avuto in questi nove anni sempre Valutazione di Impatto Ambientale positiva. Questo modo di procedere ha avuto riflessi sulla scarsa qualità della programmazione degli interventi (come ha denuncia la Corte dei Conti negli ultimi 6 anni) e dei progetti (il 53% dei progetti delle infrastrutture strategiche, ha avuto bisogno di varianti al progetto originario, secondo una denuncia dell’ANCE del 2005)”.

Il WWF ricorda che in questi 10 anni si è passati dalle 110 opere individuate nel Primo Programma delle infrastrutture Strategiche del dicembre 2001, per un valore complessivo di 125,8 miliardi di euro, alle 348 opere, per un valore complessivo di 358 miliardi di euro (valori dell’aprile 2010: come rilevato nel Quinto Rapporto del servizio Studi della Camera su L’attuazione della Legge Obiettivo del luglio 2010): con costi attualizzati del programma complessivo (pur in assenza di apertura di nuovi cantieri significativi) che sono lievitati in 10 anni del 280%.

La cruda realtà degli impegni economico-finanziari effettivamente ottemperati dallo Stato, ricorda sempre il WWF, è, però, ben altra, il quadro che viene fornito dallo stesso CIPE nella ricognizione sull’attuazione del programma delle infrastrutture strategiche (Delibera 10 del 6 marzo 2009 del CIPE), fa emergere che dal 2001 al 2009 sono stati erogati per le infrastrutture strategiche, soltanto 2,5 miliardi di euro e sono stati attivati mutui per 8,8 miliardi di euro. Ciò vuol dire che in 9 anni le uniche risorse pubbliche realmente disponibili sono state pari a 11,3 miliardi di euro (2,8% circa del valore complessivo del programma all’aprile 2010), con una media di 1,2 miliardi euro l’anno resi disponibili. A questo ritmo, sottolinea il WWF, visto il costo complessivo del programma delle opere, ne avremo per i prossimi 3 secoli, se dovessimo contare solo sulle risorse pubbliche.

Vai al dossier SINDROME NIMBY NO GRAZIE

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Un lettore ha commentato questo articolo commenta commenta
9 Marzo 2011 21:54, Luca Bartolucci ha scritto:
Sarò pregiudiziale ma credo che, da molti anni a questa parte, i motivi reali che stanno dietro alle cosiddette "grandi opere" non siano riconducibili tanto alla loro "grande utilità", quanto piuttosto ai "grandi appetiti" che scatenano ed ai "grandi interessi" che le accompagnano in modo governabile e distraibile dall'alto. Perciò meglio sarebbe concentrare l'attenzione su strumenti di altro tipo in grado di consentire, mettendo in moto anche le risorse private, la "ristrutturazione diffusa" del paese, come sono stati, ad esempio, gli incentivi al fotovoltaico.
 

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