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Transition Town

Città di Transizione: mettere radici a Granarolo

Continua il nostro percorso tra le città di Transizione italiane. Granarolo dell'Emilia, la seconda realtà italiana ad aderire al movimento delle Transition Towns subito dopo Monteveglio, ce la racconta Daria Casali. Una storia di collaborazione sul territorio, all'ombra dell'inceneritore.

di Deborah Rim Moiso - 4 Aprile 2011

alternative
Una specificità della Transizione è quella di diffondere informazioni e proporre alternative

Daria Casali e Marco Caccia, che tengono tra l'altro un blog che si chiama, manco a dirlo, Marco & Daria, non sono certo persone timide nel muoversi nella rete, la grande rete virtuale fatta di post e commenti, associazioni e gruppi di discussione. Forse per questi due, mi viene da pensare, incontrare il Movimento di Transizione è stato un richiamo alla fisicità del territorio.

È Daria, tra le iniziatrici del Gruppo Guida di Granarolo in Transizione, la seconda realtà italiana ad aderire al movimento delle Transition Towns subito dopo Monteveglio, a raccontarmi la loro storia e i loro progetti. “All’inizio, nel 2008, eravamo in quattro, tutti nuovi arrivi a Granarolo”.

La prima periferia di Bologna offre servizi e spazi verdi, ci sono anche molte realtà associative attive, ma ci vuole tempo per farsi un’idea di chi e cosa ti sta intorno. Per trovare interlocutori e costruire collaborazioni.

Dell'inceneritore invece ci si accorge subito: si vede dalla finestra... Ma come si sente spesso dire a chi è coinvolto nel movimento di Transizione, anche Daria ribadisce: “non ne abbiamo fatto la nostra battaglia. Però riconosciamo che c'è una grande difficoltà ad ottenere informazioni corrette sulle emissioni, la salute, l’energia effettivamente prodotta. E ci interessa parlare delle alternative, se esistono, se sono pronte, se sono economicamente sostenibili”.

È anche questa un'attrattiva e una specificità della Transizione: diffondere informazioni e proporre alternative, piuttosto che impegnarsi in proteste e battaglie. Questo naturalmente senza screditare chi le fa.

L'idea alla base di questo atteggiamento è ben espressa dall'eco-psicologa Joanna Macy quando parla (nel video sotto, ndr) delle diverse dimensioni del cambiamento: ci sono le forze che agiscono per rallentare la distruzione e quelle che contemporaneamente lavorano per mettere in piedi strutture alternative, che si sostituiscano progressivamente a quelle attuali, evidentemente in crisi.

La Transizione dovrebbe far parte di questo secondo mondo: costruire alternative.

gasbo
I 'transizionari' di Granarolo fondano un GAS, collegandosi però all’esperienza decennale del GASBo

Uno dei modi in cui lo fa, molto evidente nel processo di Transizione a Granarolo, è cercando la collaborazione, invece di competere. “Alcune proposte - ricorda Marco - erano già presenti a Granarolo quando abbiamo cominciato ad osservare la situazione. Tra tutte, la Banca del Tempo, a cui abbiamo semplicemente aderito, cercando di proporre eventi e sinergie per amplificarne la rilevanza. Fare rete con l’esistente è fondamentale, non serve creare alternative dove ci sono già, piuttosto serve individuarle, valorizzarle, lavorare insieme a loro”.

La prima cosa che i 'transizionari' di Granarolo fanno, quindi, è creare una struttura di approvvigionamento alimentare alternativa laddove manca: fondano un GAS, collegandosi però all’esperienza decennale del GASBo di Bologna e quindi, ancora una volta, lavorando all’insegna di apertura e collaborazione.

“Stiamo lanciando un progetto di informazione sulle energie rinnovabili insieme ad una cooperativa sociale della zona, vogliamo parlare di fotovoltaico ma anche del risparmio permesso dall'illuminazione, anche pubblica, a LED. Vogliamo estendere la cooperazione anche agli uffici del Sindaco e a negozi e supermercati locali, per una campagna sull'acqua bene comune”.

E ancora, collaborazioni all'esterno del territorio comunale, tramite contatti con i paesi vicini. “Vogliamo essere disponibili a parlare con gli altri, raccontare la nostra esperienza, offrire sostegno - anche solo sapere che c'è qualcun altro che si appassiona ai temi che ti appassionano è un supporto importante”. E si torna ad argomenti al cuore del processo di Transizione: il lavoro di gruppo e la responsabilità di farne parte.

Daria e Marco stanno anche facendo un percorso di transizione personale, completo di bicicletta elettrica e stufa a legna, per cui mi viene da chiedere: “Ma un gruppo, perché?”

collaborazione
"La presenza di più persone garantisce maggiori risorse, che siano spazi, beni materiali o, soprattutto, le idee"

“Lavorare con il gruppo è una responsabilità, ti prende tempo ed è difficile riuscire a non assumersi troppi incarichi, a delegare. Ma è anche una grandissima risorsa, soprattutto perché significa che il lavoro che fai non si disperde, non finisce tutto se tu vai via, ti trasferisci, cambi vita - hai contribuito a mettere in piedi un sistema sul territorio, un sistema che continuerà ad evolversi anche senza di te. Inoltre la presenza di più persone garantisce maggiori risorse, che siano spazi, beni materiali o, soprattutto, le idee. Le idee diventano molto più ricche”.

Il gruppo di Granarolo è ora formato da dieci persone che si incontrano due volte al mese. “Ci siamo conosciuti soprattutto tramite il GAS e la Banca del Tempo e siamo molto affiatati, fortunatamente… Per quest'anno ci auguriamo di allargare il gruppo, magari per fine anno saremo in trenta!”. Un obiettivo perseguito tramite laboratori e incontri pratici, dal compostaggio all'orto sinergico, affiancati da momenti di approfondimento, visione di documentari e conferenze.

Quando l’interesse per la Transizione sarà abbastanza alto e diffuso nella comunità, il gruppo intende sciogliersi in tanti sottogruppi tematici, per esempio sul cibo o sull’energia. “Stiamo passando dalla fase in cui era prioritario accrescere la nostra stessa consapevolezza a un momento in cui sentiamo l’esigenza di fare cose pratiche, visibili”. Come il GAS, appunto, che per ora è il più forte indicatore che, a Granarolo, qualcosa si sta muovendo.

“Cinquanta famiglie che spostano i propri consumi, che parlano di biologico, di acquistare dalle cooperative, di scegliere prodotti locali. Insomma, a volte guardando indietro ci sembra di non aver fatto poi molto… ma poi ci accorgiamo che stiamo lentamente mettendo radici, lasciando un'impronta sul posto in cui viviamo”.

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