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Transition Town

Alla scoperta delle Transition Towns. Intervista a Paolo Ermani

Abbiamo intervistato Paolo Ermani, Presidente dell'Assoziazione Paea, che ci racconta la sua esperienza nel mondo delle Transition Towns. Un 'viaggio' alla ricerca e alla riscoperta di manualità, autoformazione, ma sopratutto comunità.

di Daniel Tarozzi - 1 Febbraio 2011


"Delle Transition Towns mi piacciono molti aspetti, il recupero del concetto di comunità, della manualità, dell'autoformazione e questa rivalutazione fortissima degli aspetti locali, la tradizione, il cibo, etc."

L'Associazione Paea, di cui sei presidente, è stata tra le prime a organizzare viaggi a Totnes, nel cuore delle Transition Town. Quando e come nacque l'idea?

L'idea nacque perché lessi, circa quattro anni fa, un paio di articoli sulle Transiton Town e mi piacque molto la loro progettualità cioè essere concreti, partire dal basso e cercare di coinvolgere tutte le persone indistintamente, senza pensare per esempio che i primi (e spesso gli unici) da coinvolgere erano i politici o gli amministratori.

Come associazione Paea da tempo poi pensavamo di fare un corso di formazione al Centre For Alternative Technology in Galles e quindi unimmo le due cose, visto che entrambe si trovano nel Regno Unito.

Puoi raccontarci le tue prime impressioni?

L'impressione quando sono stato a Totnes e a Machnylleth è stata di una grande partecipazione e apprezzamento da parte delle persone. Credono molto in questa esperienza.

Mi piacciono molti aspetti, il recupero del concetto di comunità, della manualità, dell'autoformazione e questa rivalutazione fortissima degli aspetti locali, la tradizione, il cibo, etc.

Fra le varie visite che abbiamo fatto siamo stati in una azienda agricola biologica che prepara e invia verdura e frutta anche ai gruppi di acquisto collettivo con una spesa in media in meno rispetto ai supermercati del 30%. Il ristorante che hanno in questo posto è fra i migliori dove abbia mai mangiato alimenti vegetariani e bio. Gli italiani erano in visibilio. Si chiama Riverford.

Quanti viaggi avete organizzato e qual è stata la reazione dei partecipanti?

Abbiamo realizzato due viaggi, nel 2008 e nel 2009, dal titolo 'Ritorno al futuro'.

Le persone hanno visto con interesse questa esperienza anche se il primo anno quando siamo stati a Totnes avremmo forse desiderato incontrare più persone che facevano parte dei vari gruppi di lavoro.

Si può dire, paradossalmente, che forse avete anticipato troppo i tempi?

Bella domanda. È un problema che ci poniamo perché a volte abbiamo purtroppo proprio il limite di proporre cose forse troppo in anticipo. Ti faccio solo un paio di esempi.

Una ventina di anni fa quando parlavo di energie rinnovabili e di biodilizia e di questi come settori di sicura espansione, ci mancava poco che mi tiravano i pomodori. Addirittura gli 'esperti', fra le varie corbellerie, dicevano che in Italia non c'era abbastanza sole...

Nel 2002 organizzammo in Italia la prima conferenza internazionale sulle case passive in area mediterranea e anche in questo caso "gli esperti" dicevano che le case passive erano una boiata pazzesca come direbbe Fantozzi appunto. Adesso vai a dire a chi si occupa di bioedilizia se costruire una casa che ti fa spendere un centinaio di euro l'anno di riscaldamento è una boiata pazzesca, e così via per varie altre cose. Noi abbiamo se vuoi il privilegio di collaborare da tanti anni con il nord Europa dove in campo ambientale sono notoriamente molto più avanti di noi.

Cosa ti convince e cosa non ti convince del modello anglosassione delle Transition Town?

A volte mi sembrano un pochino rigidi nella metodologia ma è un dettaglio, complessivamente mi convincono molto e credo che il progetto delle Transition Town è senz'altro fra i più interessanti e validi degli ultmi anni. Rob Hopkins che è un po' l'iniziatore e teorico (pratico) del movimento è un notevole personaggio che abbiamo avuto la fortuna di incontrare quando siamo stati a Totnes.

E delle sue varianti italiane?

In Italia il lavoro che fanno in questo senso Cristiano Bottone e Ellen Bermann è molto valido e spero che sempre più persone si avvicinino a questo modello.

Organizzarete nuovi viaggi in futuro?

Ci piacerebbe molto e speriamo di farlo ancora ma vorremmo anche fare pagare questi viaggi il meno possibile a chi ci partecipa, quindi bisogna trovare almeno degli sponsor, perciò se ce ne sono in ascolto, che si facciano avanti.

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