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Napoli, da gennaio nuove scuole attiveranno il Piedibus

22 Dicembre 2010

piedibus scuola bambini
Sono sempre più numerose le città italiane in cui il Piedibus sta prendendo “piede”. A Rimini, Venezia, Reggio Emilia, Torino, Cagliari, Napoli e in decine di comuni della penisola

Sono sempre più numerose le città italiane in cui il Piedibus sta prendendo “piede”. A Rimini, Venezia, Reggio Emilia, Torino, Cagliari, Napoli e in decine di piccoli e grandi comuni della penisola si va a scuola camminando a piedi accompagnati da adulti che, a titolo gratuito, svolgono la parte di autisti e controllori.

Proprio a Napoli il successo è stato inaspettato. Sono state attivate, infatti, quattro linee del Piedibus che coinvolgono 60 bambini appartenenti alle scuole di 1° e 2° grado del 61° Circolo Didattico Nazario Sauro di Secondigliano, dell'84° Circolo E.A.Mario, plesso Antonio De Curtis di via Camaldolilli e del 91° Circolo Didattico Zanfagna di Fuorigrotta.

Con il nuovo anno avrà inizio la seconda fase del progetto il cui obiettivo è fornire alle scuole interessate il modo in cui implementare la pratica del Piedibus. Sono numerose le scuole campane che hanno chiesto di aderire all'iniziativa proprio perchè si fa sempre più forte il bisogno e la necessità di avviare i più piccoli all'educazione stradale, al rispetto dell'ambiente muovendosi e socializzandosi.

Ma, oltre a promuovere uno stile di vita sano e attivo, evitando anche la comparsa di patologie in età precoce, poter ridurre l'inquinamento del traffico veicolare è uno degli obiettivi primari. In Italia, il numero degli spostamenti casa-scuola è veramente alto, 5 milioni al giorno (fonte Euromobility), nonostante l'86% dei ragazzi abiti a meno di un quarto d'ora dagli edifici scolastici.

Il Piedibus permette a 20-22 bambini di percorrere un itinerario con fermate e orari predefiniti in modo molto semplice, bastano un autista che accompagna i bambini lungo il percorso e un controllore che chiude la fila e compila un “giornale di bordo”, con le presenze quotidiane dei giovani studenti.

Le aspettative sembrano buone anche perchè in molti casi sono proprio le amministrazioni locali a permettere che il servizio funzioni al meglio impegnando risorse importanti del bilancio.

S.E.C.

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