Viaggiare al tempo della Decrescita

La Calabria in treno

Dopo aver rivolto un ultimo sguardo alla bellissima Cosenza Vecchia, il nostro esperto di vie traverse, "seguendo virtude e strade ferrate", prosegue il suo viaggio alla scoperta della Calabria.

di Paolo Merlini - 4 Marzo 2011

cosenza vecchia
"Do un ultimo sguardo alla bellissima Cosenza Vecchia che dalla stazione, vicina alla confluenza del Crati col Busento, si offre in tutto il suo splendore"

"Giorgia, io e te a 4 metri sopra il cielo che a 3 c’è gente..." anonimo graffitaro di sedili di treno.

La bigliettaia declama l’itinerario del mio viaggio lasciandomi il tempo di prendere nota: “da Cosenza a Piano Lago col treno, poi da Piano Lago fino a Colosimi col bus, quindi da Colosimi a Soveria col treno… Potrà partire da Soveria solo col treno delle 14.10 che alle 14.30 la lascerà a Serra Stretta dove un autobus la condurrà fino alla stazione di Gimigliano per procedere in treno fino a Catanzaro”.

Mentre declama ha lo sguardo compassionevole del boia che, per quanto riluttante, sta per immolare sul patibolo il designato capro espiatorio. Io agguanto il mio biglietto da 2 euro e 48 centesimi e mi accomiato parafrasando il Sommo Poeta: “Fatti non fummo a viver come bruti automuniti ma per seguir virtude e strade ferrate”.

Do un ultimo sguardo alla bellissima Cosenza Vecchia che dalla stazione, vicina alla confluenza del Crati col Busento, si offre in tutto il suo splendore. Il mio treno arriva puntuale, pulito e profumato; per quanto vecchiotto è stato ammodernato a regola d’arte. È un’automotrice a gasolio perché la linea non è elettrificata. Salgo a bordo insieme ad altri 5 o 6 passeggeri.

Dopo la partenza c’è subito il viadotto in ferro sopra al Crati ed un tunnel in salita alla fine del quale si gode una vista d’insieme della città arroccata sul colle Pancrazio. Poi ci sono tante stazioni mentre si sale fino a Piano Lago. Fuori dal finestrino la bellezza del paesaggio è a tratti scalfita da qualche obbrobrio architettonico ma nel complesso è molto bello arrampicarsi sulla Sila Piccola.

Alla stazione di Piano Lago il treno si ferma e noi passeggeri scendiamo tutti. Con l’ingenuità del viaggiatore incantato domando ai miei compagni di viaggio quando c’è stata la frana che ha interrotto la linea. Mi rispondono che la linea è interrotta da circa 2 anni. Vengo pervaso dallo spirito rivoluzionario di Garibaldi ed incito i miei compagni ad una sommossa popolare contro l’ente preposto.

colosimi
Colosimi è un comune montano in provincia di Cosenza con più di milletrecento abitanti

Le mie invettive non sortiscono alcun effetto perché arriva un bus che ci carica e ci fa fare un bel pezzo di Sila lasciandoci alla stazione di Colosimi che è tenuta bene come tutte le altre che ho visto. Nonostante l’indifferenza dei miei compagni di viaggio sono felicissimo di questa mia piccola Odissea. Infine è arrivato il treno che mia ha lasciato a Soveria Mannelli dove il capostazione mi ha venduto un biglietto per Catanzaro:1.70 euro.

Ora sono in Piazza dei Mille dove l’obelisco perpetua una frase di Garibaldi: “Dite al mondo che alla testa dei miei bravi calabresi ho disarmato dodici mila soldati borbonici. 30 agosto 1860”. Mi colpisce una piccola iscrizione in marmo che, un po’ scolorita, giace ai piedi dell’obelisco. Mi incuriosisco e leggo la replica al grande condottiero: “Glie lo abbiamo detto ma non interessa a nessuno. 30 agosto 1987”. In giro non c’è anima viva per poter chiedere conto di quella che può sembrare una boutade ma anche un’impennata d’orgoglio borbonico.

Torno alla stazione e sono il solo passeggero sul treno per Serra Stretta che dista appena 20 minuti di indimenticabile strada ferrata. Fuori al finestrino boschi e praterie che neanche Tex Willer. Mi stupisco della bellezza del luogo. A Serra Stretta c’è il bus che ci aspetta. Per circa 45 minuti il bus mi porta su e giù per la Sila dove le strade sono a larghezza ridotta e gli autisti, quando si incrociano si salutano sbracciandosi; come conseguenza, rischiamo un paio di frontali, ma sono comunque qui a scrivere per cui…

Gimigliano è un paese arroccato su uno sperone di roccia e per raggiungere la stazione bisogna scendere un po’. Sul binario la vista spazia da un lato verso il bel paesino in alto e dall’altro sul panorama verso est e cioè verso Catanzaro. Il tratto di ferrovia tra Gimigliano e Catanzaro è il più bello sotto il profilo paesaggistico perché dal treno si gode un vista mozzafiato anche per uno come me che soffre di vertigini.

catanzaro
Il tratto di ferrovia tra Gimigliano e Catanzaro è il più bello sotto il profilo paesaggistico

La stazione di Catanzaro è affollata e solo dopo capirò il perché. È quasi in centro dove faccio 2 passi per capacitarmi del posto. Poi prendo il treno, sempre delle Ferrovie della Calabria, per scendere a Catanzaro Lido. Il servizio è molto usato è per questo che c’era gente alla stazione. 0.77 centesimi costa il biglietto per andare a Catanzaro Lido e la corsa è imperdibile.

Il treno, dopo aver lambito il centro inizia la sua ripida discesa verso il mare. Sulla destra si vedono i viadotti stradali di ingresso alla città che, nella sua parte più centrale, svetta a 586 m.s.l.m., 20 minuti di treno separano Catanzaro dalla pianura. La stazione delle Ferrovie della Calabria è a pochi passi dalla stazione ferroviaria di Trenitalia.

Quando prendo il mio regionale Trenitalia per Crotone sono già più di 12 ore che viaggio (ero partito all’alba da Sapri), ma galvanizzato da tante bellezze viste per la prima volta, sono fresco come una rosa.

E adesso un appello ai vertici dell’azienda: per favore rimettete in sesto questa martoriata ma bellissima ferrovia.

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