Alla gente non far sapere quanto è facile coltivare

Dal punto di vista dei due aspetti più importanti per la sopravvivenza, ovvero energia e alimentazione, a causa del sistema dove i soldi sono il nuovo dio, siamo passati da famiglie che si autoproducevano praticamente tutto, a famiglie che si comprano tutto.

Alla gente non far sapere quanto è facile coltivare

Dal punto di vista dei due aspetti più importanti per la sopravvivenza, ovvero energia e alimentazione, a causa del sistema dove i soldi sono il nuovo dio, siamo passati da famiglie che si autoproducevano praticamente tutto, a famiglie che si comprano tutto.
Il segreto poi per mantenere lo status quo è semplice, basta non far sapere che è possibile autoprodursi energia e cibo e invece far credere esattamente il contrario e che bisogna sempre e comunque pagare per averli.

Dell’energia tratteremo più avanti, ora soffermiamoci sulla produzione di cibo. Storicamente viene considerato come assai difficile da ottenere, laddove nell’agricoltura moderna devi avere centinaia di ettari, trattori grandi come palazzi, chimica massiccia, investimenti altissimi e l’agricoltore come attività principale foraggia le banche. Ma questa non è agricoltura, è semplicemente pseudo cibo (chimico) trasformato in merce da vendere. Il paradosso è che produrre cibo non è mai stato così facile, alla faccia delle solite terribili leggende per le quali la terra spezza le schiene e gli orti vogliono gli uomini e le donne morti. Coltivare non solo è potenzialmente semplice ma tutti lo possono fare, non servono diplomi, lauree, master, specializzazioni di alcun tipo. Immaginate che rivoluzione sarebbe se le persone scoprissero che autoprodursi il cibo è fattibile e nemmeno troppo faticoso. Che libertà darebbe dalle multinazionali e grandi distribuzioni organizzate, interessate solo e unicamente al profitto a tutti i costi senza scrupolo alcuno. Cosa significherebbe per la salute, per il controllo diretto sul cibo e la sua qualità, per la tutela dell’ambiente, perché ovviamente non verrebbero usate schifezze chimiche o ancora peggio, malefici organismi geneticamente modificati. Cosa significherebbe per l’intero paese, non più ostaggio dell’estero per i suoi aspetti vitali. Quindi ci sono solo lati positivi nell’autoproduzione e, con gli sviluppi degli ultimi decenni nell’ambito dell’agricoltura in armonia con la natura e non contro la natura, si hanno metodologie e sistemi eccezionali. Sistemi di Food forest, di orti autoirriganti, sistemi per i quali si fa l’effettivo calcolo delle calorie che servono e non conta solo il peso del cibo e viene dimostrato che si può lavorare effettivamente poco e avere grandi risultati. Inoltre, proprio perché il problema della siccità si fa sempre più grave, soprattutto gli orti autoirriganti sono una soluzione ottimale perché usano poca acqua. Ormai in rete esistono innumerevoli esempi di progetti di agricoltura leggera, sia per l’ambiente che per le persone, dove la gente non si ammazza di lavoro e ha ottime produzioni. Questo è valido ancora di più se si ha una dieta con poche o nessuna proteina animale, aspetto che facilita di molto il lavoro e diminuisce sforzi e costi.
Esempi di persone che impiegano un giorno al mese di lavoro per autoprodursi praticamente tutto il necessario, che siano progetti di Food forest o un misto di produzione di verdure, cereali e legumi. Il tutto ragionato sulle effettive esigenze alimentari e non su inutili surplus indirizzati alla vendita che aumentano lavoro e costi e non danno nemmeno particolari guadagni.
Sono così tante le esperienze concrete consolidate di successo, che continuare a comprarsi del cibo che si potrebbe facilmente autoprodurre è più un atto di autolesionismo e spreco di soldi e tempo che altro. Come al solito si dirà che trovare la terra è difficile, che costa ma nella realtà è vero esattamente il contrario; l’Italia è ormai un paese dove le campagne vengono sempre più abbandonate, dove ogni paese, città, piccola, media o grande, ha terreni a disposizione che nessuno usa. Inoltre ci sono privati che hanno appezzamenti di cui non sanno letteralmente cosa fare e che potrebbero trovare accordi con persone che li vogliano coltivare. E per autoprodursi tanto, piantando anche alberi da frutto o utilizzando quelli che ci fossero già nei terreni, non servono estensioni di chissà quanti ettari; anche poche decine di metri quadrati o centinaia di metri quadrati possono dare importanti raccolti.
Se vi interessa approfondire questi aspetti e volete partecipare alla costruzione di un orto autoirrigante, potete partecipare al corso pratico che si terrà domenica 13 settembre nel progetto di tutela ambientale Alba Verde in Toscana
Qui i dettagli per partecipare

E qui il manuale

 

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