Un nuovo intervento pubblicato sul British Medical Journal richiama l’attenzione su una delle dimensioni meno visibili della guerra in corso a Gaza: la contaminazione tossica dell’ambiente e i suoi effetti sanitari a lungo termine.
L’articolo, intitolato The hidden burden of war toxicity in Gaza, è firmato da Giovanni Ghirga e Rocco Santarone di ISDE Italia. Il contributo evidenzia come le distruzioni provocate dai bombardamenti possano lasciare un’eredità di sostanze tossiche in grado di compromettere per anni la salute della popolazione civile.
Secondo gli autori, esplosioni, incendi, crolli di edifici e distruzione delle infrastrutture rilasciano nell’ambiente metalli pesanti, amianto, polveri sottili, residui chimici e altre sostanze tossiche. Questi contaminanti possono diffondersi nell’aria, nel suolo e nelle acque, aumentando il rischio di malattie respiratorie, tumori, patologie cardiovascolari, disturbi neurologici e danni riproduttivi.
Particolare attenzione viene riservata agli effetti sui bambini e sulle donne in gravidanza. L’esposizione prenatale a metalli pesanti e composti tossici può infatti compromettere lo sviluppo neurologico e aumentare il rischio di malattie croniche future. Gli autori ricordano che in altri contesti di guerra sono stati osservati aumenti di malformazioni congenite, disturbi endocrini e patologie correlate all’inquinamento bellico.
Nel testo si denuncia inoltre la quasi totale impossibilità di monitorare adeguatamente gli impatti sanitari e ambientali della guerra a causa del collasso del sistema sanitario, della distruzione delle infrastrutture di ricerca e delle enormi difficoltà operative presenti sul territorio. La scarsità di dati disponibili rischia così di nascondere una crisi sanitaria destinata a protrarsi ben oltre la fine del conflitto.
L’articolo richiama quindi la comunità internazionale, le istituzioni sanitarie e il mondo scientifico alla necessità di affrontare la “war toxicity” come emergenza di salute pubblica globale. Per gli autori, la protezione della salute nelle aree di conflitto non può limitarsi alla gestione delle vittime immediate, ma deve includere anche la prevenzione e il monitoraggio degli effetti tossici e ambientali della guerra.
Lo studio è disponibile QUI
Foto: Hosny salah su Pexels




