Bye bye smartphone e bimbi off line: utopia o salvezza?

Non so dire se è più tragico o avvilente trovarsi a vedere confermate le proprie analisi e previsioni, se ciò significa rendersi conto di un possibile futuro buio e drammatico...

Bye bye smartphone e bimbi off line: utopia o salvezza?

Non so dire se sia più tragico o avvilente trovarsi a vedere confermate le proprie analisi e previsioni, se ciò significa rendersi conto di un possibile futuro buio e drammatico.
Sono sempre stato scettico sulla diffusione di smartphone e social, indissolubilmente connessi, e fin da subito ho avvertito dei pericoli che implicano. Questo non è stato fatto perché sono antimodernista, contro la tecnologia (sto scrivendo da un computer, più tecnologico di quello….) ma perché, così come dovrebbero fare tutti coloro a cui interessi capire anche solo un minimo quello che ci circonda, ho approfondito il problema. L’aspetto, tra i tanti, davvero imbarazzante è che di fronte a qualcosa che ha rivoluzionato completamente le nostre vite ed è forse l’invenzione più impattante di sempre sull’intera umanità, si è quasi rifiutato a priori di porsi delle semplici domande.
Porsi delle domande, magari anche scomode, viene spesso considerato strano, a volte estremista, talebano, luddista, ecc. Ma è strano o assolutamente normale cercare di capire quello che ci è arrivato addosso dal punto di vista sanitario, sociale, psicologico, relazionale, tecnologico, educativo, ambientale, energetico, idrico e del controllo? La generalizzata mancanza di analisi è dovuta al fatto che l’invenzione è così subdola e scintillante che crea una assuefazione immediata. Un'assuefazione mentale e fisica che, come una potente droga (non a caso è stata paragonata alla cocaina e al crack da studi scientifici ed esperti, non dai talebani), fa in modo che non ci si possa né staccare, né pensare di vivere senza. Tutta la società è stata costruita attorno a questa invenzione e ormai la voliera è pronta, siamo limitatamente liberi, come nel Truman Show, con la sola differenza che Truman non ne era consapevole, noi sì, eccome.
L’argomento è vastissimo, qui mi limito a segnalare come tante analisi che propongo da anni e che erano descritte come “estremismi”, ora sono confermate da fior fiore di esperti, di tutte le taglie e caratteristiche. È un diluvio di libri, analisi, blog, studi, siti web che improvvisamente hanno scoperto che smartphone e annessi social non sono proprio questa meraviglia che ci hanno raccontato quelli che li hanno inventati e diffusi, che, è sempre bene ricordare, sono dei privati che hanno solo e unicamente il profitto come obiettivo, e per arrivarci ricorrono a qualsiasi mezzo.
Sempre più cattedratici, medici, psicologi, esperti vari, addirittura politici (sarà perché vedono i loro figli “zombiezzarsi?”) si accorgono che i social non sono per niente educativi, non connettono veramente le persone, danno problemi di ogni tipo, sono solo macchine per fare soldi senza scrupolo alcuno, meno che mai per i giovani, bersaglio principale perché con meno difese. Si accorgono che il cellulare è diventato una protesi del corpo senza la quale le persone non sanno stare, che li antepongono a qualsiasi cosa e persona e tutta la loro vita viene racchiusa nella magica lampada di Aladino tascabile. Questi sono aspetti drammatici; così come per il tabacco (e non a caso) qualcuno sta pensando (come io paventavo già anni fa) di mettere la scritta “nuoce gravemente alla salute” sui cellulari, ma ormai i buoi sono tutti scappati fino all’ultimo e chiudere adesso i recinti è fra il ridicolo e l’ingenuo.
Nella sterminata produzione letteraria e scientifica, si inseriscono anche due recenti libri: Bye bye smartphone e Bimbi off line, editi da Terra Nuova sull’argomento smartphone, social e giovani.
Il primo a firma dallo scrittore americano Paul Greenberg che propone addirittura l’abbandono dello smartphone (non risulta che sia un talebano ma anzi uno stimato e moderno studioso) e il secondo a firma di Katherine Johnson Martinko, una madre di famiglia canadese con tre figli molto attiva dal punto di vista sociale e ambientale. I due autori fanno analisi e considerazioni che cercano di fornire soluzioni per chi volesse provare delle alternative rispetto alla dipendenza digitale costruita da imperi privati. Due importanti testimonianze che danno una ulteriore conferma e sprone che forse sarebbe anche ora di svegliarsi dal malefico incantesimo. Speriamo.

Foto: Rahul Pandit su Pexels

 

 

Bimbi Off Line
Bye Bye Smartphone

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