Cambiamento climatico e neurotossicità per i bambini

Il cambiamento climatico può rimettere in circolo neurotossici accumulati per decenni. Il caso del mercurio antartico apre una nuova preoccupazione per la salute dei bambini.

Cambiamento climatico e neurotossicità per i bambini

Il dottor Giovanni Ghirba, pediatra di ISDE Associazione Medici per l'Ambiente, interviene sul problema della neurotossicità per i bambini causata dal cambiamento climatico.

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Il cambiamento climatico può rimettere in circolo neurotossici accumulati per decenni. Il caso del mercurio antartico apre una nuova preoccupazione per la salute dei bambini.

Un nuovo studio pubblicato nel 2026 sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) aggiunge un elemento importante al rapporto, sempre più complesso, tra cambiamento climatico, contaminazione ambientale e salute umana.

Per quasi due secoli l’Antartide ha funzionato come un enorme deposito naturale di mercurio. Una parte del mercurio emesso dalle attività umane, in particolare dalla combustione dei combustibili fossili, dai processi industriali e dall’attività mineraria, è stata trasportata a grande distanza attraverso l’atmosfera e progressivamente intrappolata nei ghiacci e nei sedimenti polari.

Il riscaldamento globale sta però modificando questo equilibrio.

Analizzando carote di sedimento della Penisola Antartica, una delle regioni del continente maggiormente interessate dal riscaldamento e dalla perdita di ghiaccio, Chengzhen Zhou e collaboratori hanno ricostruito circa due secoli di circolazione del mercurio. I risultati indicano che il suo accumulo sulla piattaforma della Penisola Antartica è aumentato di circa il 160% dall’inizio dell’industrializzazione, raggiungendo un tasso circa doppio rispetto alla media delle piattaforme continentali mondiali.

Secondo il modello elaborato dagli autori, il riscaldamento sta inoltre intensificando la mobilizzazione del mercurio precedentemente immagazzinato nel sistema glaciale e terrestre. Si crea così un circuito che gli autori definiscono atmosphere-glacier-land-ocean loop: ciò che era stato sequestrato per decenni o secoli può tornare progressivamente nell’ambiente marino.

Il cambiamento climatico, quindi, non introduce semplicemente nuovi contaminanti. Può rimettere in circolo quelli che avevamo già prodotto.

Il mercurio può entrare negli ecosistemi acquatici. Alcuni microrganismi possono trasformarlo in metilmercurio, una forma particolarmente neurotossica che entra nella catena alimentare, si bioaccumula negli organismi e si biomagnifica progressivamente passando dal plancton ai pesci fino ai grandi predatori. Per l’uomo la principale fonte di esposizione al metilmercurio è infatti il consumo di pesce e prodotti ittici contaminati.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera il mercurio uno dei dieci gruppi di sostanze chimiche di maggiore preoccupazione per la salute pubblica. Il sistema nervoso in via di sviluppo rappresenta uno dei principali bersagli della sua tossicità e il problema assume particolare importanza durante la gravidanza. Il metilmercurio attraversa la placenta e raggiunge il feto durante una fase di particolare vulnerabilità del cervello in sviluppo. L’esposizione prenatale può determinare alterazioni permanenti del neurosviluppo, con possibili effetti sulle capacità cognitive, sull’attenzione, sulla memoria, sul linguaggio e sulle funzioni visuomotorie.

In particolare, il mercurio non agisce in isolamento. Il cervello fetale e quello del bambino sono contemporaneamente esposti a numerosi fattori ambientali: inquinamento atmosferico, metalli neurotossici, interferenti endocrini e altre sostanze chimiche persistenti. A questi possono aggiungersi prematurità, eventi climatici estremi, malnutrizione, infezioni materne, stress sociale e altri determinanti capaci di interferire con lo sviluppo. L’autismo stesso è una condizione fortemente influenzata dalla genetica e caratterizzata da un’architettura eziologica estremamente complessa, nella quale fattori ambientali più o meno conosciuti possono contribuire al rischio, anche attraverso interazioni con la suscettibilità genetica.

Nel frattempo la prevalenza diagnosticata dei disturbi dello spettro autistico è aumentata notevolmente. Negli Stati Uniti i più recenti dati della rete ADDM dei CDC indicano che circa 1 bambino di otto anni su 31, pari al 3,2%, è stato identificato con un disturbo dello spettro autistico nelle comunità sottoposte a sorveglianza nel 2022.⁸ Si tratta di un aumento la cui entità non sembra facilmente riconducibile a un unico fattore: ampliamento dei criteri diagnostici, maggiore consapevolezza, identificazione più precoce e completa dei casi e cambiamenti nei sistemi di sorveglianza hanno certamente contribuito. Rimane essenziale studiare seriamente anche il possibile contributo dei determinanti ambientali. Per alcuni contaminanti stiamo già aumentando progressivamente l’esposizione delle nuove generazioni a condizioni ambientali capaci di interferire con il neurosviluppo.

Il nuovo studio antartico aggiunge un elemento particolarmente inquietante: il cambiamento climatico può comportarsi come un moltiplicatore dell’esposizione chimica, mobilizzando contaminanti accumulati durante l’industrializzazione e reintroducendoli negli ecosistemi.

Questo significa che le conseguenze sanitarie delle emissioni del passato potrebbero non essere completamente alle nostre spalle. Potrebbero tornare attraverso l’acqua, gli oceani e le catene alimentari.

Oggi abbiamo prove sufficienti per sapere che il cervello in via di sviluppo è particolarmente vulnerabile ai neurotossici ambientali e che il cambiamento climatico può modificare distribuzione, trasporto e ricircolo di alcuni contaminanti.

La prevenzione dovrebbe quindi cominciare molto prima della diagnosi: forte impegno nella mitigazione del cambiamento climatico, riduzione delle emissioni di mercurio, progressiva eliminazione dei combustibili fossili, applicazione della Convenzione di Minamata, controllo delle catene alimentari e biomonitoraggio delle popolazioni maggiormente esposte, con particolare attenzione alle donne in gravidanza e ai bambini.

Proteggere il clima e ridurre l’inquinamento chimico non sono due politiche sanitarie separate ma due componenti della stessa strategia di prevenzione primaria del neurosviluppo.


Bibliografia

1. Zhou C, Liu M, Zhang Q, Zhang NH, Wang X. Climate warming and atmospheric deposition jointly accelerate the Antarctic Peninsula atmosphere-glacier-land-ocean mercury loop. Proc Natl Acad Sci U S A. 2026;123(31):e2613472123. doi:10.1073/pnas.2613472123.

2. World Health Organization. Mercury and health. WHO; 2024.

3. World Health Organization. Preventing disease through healthy environments: exposure to mercury: a major public health concern. 2nd ed. WHO; 2021.

4. World Health Organization. Children’s health and the environment: methylmercury, prenatal exposure and neurodevelopment. WHO; 2024.

5. Netto BB, da Silva EP, de Aguiar da Costa M, et al. Critical period of exposure to mercury and the diagnostic of autism spectrum disorder: a systematic review. J Neurochem. 2024;168:2092-2104. doi:10.1111/jnc.16076.

6. Dack K, Fell M, Taylor CM, Havdahl A, Lewis SJ. Prenatal mercury exposure and neurodevelopment up to the age of 5 years: a systematic review. Int J Environ Res Public Health. 2022;19(4):1976. doi:10.3390/ijerph19041976.

7. Ramazani Z, Nakhaee S, Sharafi K, Rezaei Z, Mansouri B. Autism spectrum disorder: cadmium and mercury concentrations in different biological samples, a systematic literature review and meta-analysis of human studies. Heliyon. 2024;10(6):e27789. doi:10.1016/j.heliyon.2024.e27789.

8. Centers for Disease Control and Prevention. Facts About CDC’s ADDM Network. CDC; 2025.

Foto: ArtHouse Studio su Pexels

 

 

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