Campi elettromagnetici: impatto ambientale e correlazione con la crisi climatica

Giorgio Cinciripini, vicepresidente dell’Associazione Italiana Elettrosensibili, ha sintetizzato in maniera molto efficace il lavoro di Olle Johansson, già professore associato del Karolinska Institutet di Stoccolma e noto per i suoi studi sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici e sulla sensibilità chimica o elettromagnetica.

Campi elettromagnetici: impatto ambientale e correlazione con la crisi climatica

Giorgio Cinciripini, vicepresidente dell’Associazione Italiana Elettrosensibili, ha sintetizzato in maniera molto efficace il lavoro di Olle Johansson, già professore associato del Karolinska Institutet di Stoccolma e noto per i suoi studi sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici e sulla sensibilità chimica o elettromagnetica.
Ecco la sua sintesi, che qui pubblichiamo con l’autorizzazione dell’autore.
 
«L'uso sempre più invasivo e intensivo dei campi elettromagnetici (CEM), in particolare con l'avvento del 5G e dell'Internet delle cose (IoT), è collegato al cambiamento climatico attraverso diverse dinamiche che vanno dall'esplosione della domanda di energia alla potenziale alterazione dell'infiammabilità della vegetazione.
Sulla base delle fonti fornite, ecco una sintesi dettagliata.
 
1. Consumo energetico ed emissioni di gas serra
La relazione più diretta è l'enorme impronta ecologica dell'ecosistema digitale.
 
Impatto globale: Il settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) è già responsabile di circa il 4% delle emissioni globali di gas serra, una cifra doppia rispetto a quella dell'aviazione civile.
 
Consumo in aumento: Si stima che il consumo energetico delle TIC aumenterà del 9% ogni anno. Sebbene il 5G sia più efficiente per bit, è considerato un "divoratore di energia" perché la necessaria densificazione delle antenne e i miliardi di dispositivi connessi potrebbero portare il sistema a consumare fino a 1000 volte più energia rispetto alle reti attuali.
 
Intelligenza Artificiale: l'addestramento di modelli di IA complessi richiede enormi quantità di elettricità; ad esempio, l'addestramento di ChatGPT produce emissioni equivalenti a 125 voli di andata e ritorno tra Milano e Giacarta.
 
2. Relazione con gli incendi boschivi
Esistono prove e ipotesi che collegano le infrastrutture e le radiazioni elettromagnetiche agli incendi estivi.
 
Innesco infrastrutturale: è ampiamente documentato che guasti elettrici, archi elettrici e violazioni delle normative nelle infrastrutture di telecomunicazione e di pubblica utilità (come pali sovraccarichi o cavi fissati a contatto con linee ad alta tensione) sono cause dirette di devastanti incendi boschivi.
 
Stress della vegetazione e infiammabilità: i ricercatori propongono un meccanismo in cui le radiazioni a radiofrequenza (RF) attivano i canali del calcio nelle piante, provocando un aumento dell'emissione di terpeni volatili infiammabili. Un esperimento ha confermato che le radiofrequenze a microonde aumentano queste emissioni infiammabili, rendendo potenzialmente gli alberi più suscettibili agli incendi.
 
Indebolimento degli alberi: studi sul campo hanno osservato danni fisici agli alberi situati vicino alle stazioni base, come alterazioni della crescita e assottigliamento delle pareti cellulari, che ne riducono la resistenza complessiva.
 
3. Effetti sulla temperatura e sull'atmosfera
Le fonti trattano diverse teorie riguardanti il ​​riscaldamento atmosferico:
 
Riscaldamento del vapore acqueo: una teoria suggerisce che le radiazioni a radiofrequenza possano riscaldare direttamente il vapore acqueo presente nell'atmosfera (in modo simile a un forno a microonde). Poiché il vapore acqueo è un potente gas serra, ciò potrebbe amplificare l'effetto serra, sebbene alcuni calcoli fisici suggeriscano che questa fonte diretta contribuisca in minima parte (circa l'1,2%) al riscaldamento globale totale.
 
Teoria KELEA e formazione delle nuvole: un'ipotesi suggerisce che l'elettrosmog di origine antropica possa interferire con una forza naturale (denominata KELEA) associata ai raggi cosmici, essenziale per la formazione dei nuclei di condensazione delle nuvole. Una riduzione della formazione di nuvole ridurrebbe la barriera riflettente della Terra contro la radiazione solare, aumentando così il calore.
 
Perdita di sequestro del carbonio: poiché le emissioni di campi elettromagnetici possono danneggiare gli alberi e richiedere potature drastiche, il ruolo vitale della chioma nel sequestro del carbonio viene compromesso, accelerando indirettamente l'aumento delle temperature globali.
 
4. Riepilogo
 
In sintesi, mentre le infrastrutture fisiche rappresentano un rischio diretto di incendio a causa di guasti elettrici, l'intensa espansione dei campi elettromagnetici alimenta il cambiamento climatico principalmente attraverso l'esplosione della domanda di energia e l'indebolimento dei sistemi biologici naturali che regolano il clima».
 
Giorgio Cincirinpini ha anche scritto una missiva, lo scorso 17 luglio 2026, al professor Johansson ribadendo che condivide il fatto che «il riscaldamento globale e la crescente frequenza degli incendi meritino di essere indagati da ogni possibile angolazione. Personalmente, rimango aperto alla possibilità che i campi elettromagnetici (CEM) possano svolgere un ruolo nei cambiamenti ambientali e non debbano essere scartati senza un attento esame scientifico. (…) Concordo sul fatto che continuare a esaminare i dati emergenti e le ipotesi alternative sia importante. La scienza progredisce attraverso la ricerca aperta, non chiudendo prematuramente il dibattito».

Foto: Ulrick Trappschuh su Pexels


 

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